Un vero boom di nevicate. È quanto promettono gli esperti meteo secondo cui, durante i cosiddetti “giorni della merla”, gli ultimi di gennaio e quelli che per tradizione sono considerati i più freddi dell’anno, la neve arriverà decisamente abbondante sulla penisola, anche fino in pianura. Gli esperti del team de ilmeteo.it parlano di “Big Snow”, una perturbazione che porterà una vera e propria “esplosione di neve”. Ma vediamo nel dettaglio quali saranno le aree della penisola maggiormente colpite. Già oggi, mercoledì 30 gennaio, avremo un primo assaggio di quanto potrà accadere nelle prossime ore con alcune nevicate a tratti in pianura al Nord e fino a bassa quota al Centro. Prevista neve fino a quote di pianura sulle province di Milano, Bergamo, Varese, Como, Lecco, Pavia, Lodi, Cremona e lungo l’Arco Alpino.

Venerdì a Torino la più grande nevicata degli ultimi anni – Il peggio arriverà a partire da domani sera e per tutta la giornata di venerdì 1 febbraio quando una nuova e intensa perturbazione atlantica, alimentata da intense correnti meridionali, porterà un rapido peggioramento meteo a iniziare dalla Sardegna e dal Nord Ovest. Le temperature resteranno rigide e nevicherà fino in pianura. Secondo i meteorologi, la neve potrà cadere con accumuli intorno ai 10-15 cm su città come Torino, Milano ma in particolare sulle rispettive aree montuose con accumuli superiori ai 20 cm. Venerdì, secondo gli esperti, le pianure piemontesi potrebbero vivere una delle maggiori nevicate degli ultimi anni. La neve cadrà fitta su tutto il territorio piemontese e valdostano e, almeno per il centro di Torino, potrebbe trattarsi della nevicata più intensa dal febbraio 2013. La neve inizierà a cadere dalla sera di giovedì per diventare più intensa e copiosa venerdì. Sul resto delle Alpi si prevedono accumuli superiori ai 50 cm in particolare sui comparti alpini orientali. La neve cadrà abbondante anche sulle zone dell'Appennino settentrionale localmente a bassa quota su quello emiliano occidentale ma col passare delle ore i venti miti meridionali provocheranno un graduale innalzamento della quota neve, dapprima sugli appenninici e in seguito anche sulle Alpi.