Il processo sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco, in cui Alberto Stasi è imputato, è ripartito dalla bicicletta nera da donna che era nella disponibilità della famiglia del fidanzato della vittima. Nella maxi aula della prima Corte d'Assise d'appello di Milano è stata portata la bici che è stata sequestrata dopo la decisione dei giudici di Milano di riaprire il caso sull’omicidio Garlasco. La bici, che rappresenta uno dei punti fondamentali su cui accusa, parte civile e difesa si sono date battaglia, è stata portata in aula per essere mostrata alle parti. Secondo la sentenza della Cassazione chi ha ucciso Chiara Poggi si mosse in bicicletta. Non solo: all’epoca del delitto due testimoni dissero di aver visto una bici nera da donna appoggiata al muretto della villa di Garlasco la mattina della morte di Chiara. Una bicicletta simile era custodita nell'officina del padre di Alberto Stasi, ma finora non era stata sequestrata. Solo ora è entrata a pieno titolo nel dibattimento.

La Corte ha disposto che vengano eseguiti nuovi accertamenti, in particolare su un capello trovato nelle mani della vittima e sotto una sua unghia. Inoltre sarà riesaminata la camminata di Stasi nella villetta per capire se potesse non sporcarsi le scarpe. Della bici ha parlato Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi: “L'acquisizione della bici è un elemento molto importante. Quella che oggi abbiamo visto per la prima volta in aula corrisponde ad una macrodescrizione di una bici nera da donna e coincide con quello che hanno riferito le due testimoni a parte alcuni particolari su cui si dovranno fare approfondimenti”, così l’avvocato che ha spiegato che la bici non ha una marca identificabile ma più adesivi che la contraddistinguono in modo dubbio. Il processo è stato aggiornato all'8 ottobre, mentre le perizie dovranno essere depositate il 22 settembre.