Continuano ad avanzare gli incendi che hanno colpito la costa occidentale degli Stati Uniti. Lo Stato più colpito resta la California, dove centinaia di roghi sono divampati anche nella parte settentrionale e centrale del Paese, e la situazione sta diventando critica anche in Oregon, dove circa mezzo milione di persone – il 10 percento della popolazione – sono state costrette a lasciare le proprie case. Come in California, da giorni i cieli dell’Oregon sono offuscati da una densa nuvola di fumo. Come reso noto dalla Casa Bianca, il presidente Trump ha firmato la dichiarazione d'emergenza.

Nello Stato Usa già centinaia di case sono state bruciate e altre sono a rischio. La governatrice Kate Brown, che ha chiesto che all’Oregon venga concesso lo stato federale d’emergenza, ha detto che non si era mai vista una quantità così grande di incendi incontrollati. “È un numero destinato a crescere, gli incendi hanno esaurito le risorse statali: tutti i nostri vigili del fuoco e i paramedici sono impegnati eroicamente nel combatterli, compresi coloro che sono stati colpiti da ordini di evacuazione, blackout e distruzione”, le parole del direttore del dipartimento per la gestione delle emergenze dell’Oregon, Andrew Phelps, che ha chiesto aiuto ad altre agenzie nel resto del Paese. Al lavoro per fermare gli incendi ci sono tremila vigili del fuoco che sperano che le temperature più miti di venerdì e la pioggia prevista per lunedì possano limitare la portata del fuoco e migliorino la qualità dell’aria diventata irrespirabile.

Sono almeno 15 finora le persone che hanno perso la vita a causa degli incendi. Dieci le vittime nel Nord della California, altre cinque persone sono morte nell'Oregon e nello Stato di Washington. Il bilancio delle vittime potrebbe presto cambiare dato che altre persone risultano al momento disperse. Più di cento gli incendi scoppiati nei 12 Stati occidentali, dove si stima siano andati in fiamme 4,3 milioni di acri.