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UK, Katherine va al mare e contrae un parassita intestinale: “In bagno fino a 30 volte in un giorno”

Dopo quattro giorni di bagni in mare a Brighton, Katherine Hopkins, 35 anni, è finita in ospedale per un mese dopo aver contratto il Cryptosporidium, un parassita intestinale, i cui primi sintomi sono stati forti crampi addominali e una diarrea incessante. E la situazione è pure peggiorata. La donna accusa gli scarichi fognari e riapre il dibattito sulla qualità delle acque nel Regno Unito.
Katherine Hopkins
Katherine Hopkins

Doveva essere una semplice nuotata al mare: si è trasformata in un ricovero di un mese in ospedale. Non è una bella storia quella che Katherine Hopkins ha raccontato al Mirror. La 35enne britannica sostiene di aver contratto il Cryptosporidium, un parassita intestinale, dopo aver fatto il bagno nelle acque di Hove Beach e Lancing Beach, sulla costa meridionale dell'Inghilterra.

Katherine, residente a Hove, ha trascorso quattro giorni consecutivi in mare, tra il 23 maggio e i giorni successivi. "Passavo quasi tutta la giornata in acqua, dalle tre alle quattro ore per volta. Mi piaceva tantissimo. Il mare non sembrava sporco, anche se quello di Brighton è sempre un po' torbido", ha spiegato. Pur senza immergere completamente la testa, ha raccontato di essersi più volte bagnata il viso con l'acqua di mare, finendo per ingerirne accidentalmente una piccola quantità.

Circa dieci giorni dopo il primo bagno sono comparsi i sintomi: forti crampi addominali e una diarrea incessante, tanto da costringerla ad andare in bagno fino "a trenta volte al giorno". Le sue condizioni sono rapidamente peggiorate e il ricovero in ospedale si è reso necessario.

Gli esami hanno confermato la presenza del Cryptosporidium, un parassita microscopico responsabile della criptosporidiosi, un'infezione intestinale che può provocare diarrea, dolori addominali, nausea e disidratazione. Per la 35enne le conseguenze sono state ancora più pesanti perché era una paziente particolarmente fragile: nel 2010 era infatti stata sottoposta a un trapianto di rene.

"Non c'erano cartelli che sconsigliassero di fare il bagno. C'erano bambini che giocavano in acqua e nessuno immaginava potesse esserci un problema", assicura Katherine, convinta che il contagio sia avvenuto proprio durante quelle nuotate.

Dopo un mese di degenza la donna è stata dimessa, ma ha raccontato di aver perso oltre 15 chilogrammi e di essersi alimentata esclusivamente con una dieta liquida. Ancora oggi continua ad accusare alcuni sintomi e teme che altre persone possano ammalarsi nelle stesse circostanze.

Katherine Hopkins
Katherine Hopkins

Il suo caso ha riacceso il dibattito sull'inquinamento delle acque marine nel Regno Unito, dove associazioni ambientaliste e organizzazioni che monitorano la qualità del mare invitano i bagnanti a prestare particolare attenzione agli sversamenti di liquami.

In particolare Surfers Against Sewage, da anni impegnata sul tema della qualità delle acque, denuncia che gli sfioratori fognari, progettati per entrare in funzione solo durante piogge eccezionali, vengono spesso attivati anche in assenza di precipitazioni.

"Le nostre indagini mostrano che i liquami vengono scaricati anche quando non piove. In questi casi non c'è acqua piovana a diluire gli scarichi e l'inquinamento può risultare ancora più concentrato e potenzialmente più pericoloso per chi nuota, pratica surf o altri sport acquatici".

Anche la Marine Conservation Society invita i cittadini a verificare sempre la qualità delle acque prima di entrare in mare. "Le persone dovrebbero poter godere delle nostre coste senza preoccuparsi che l'inquinamento da liquami possa mettere a rischio la loro salute", ha dichiarato Gareth Cunningham, direttore Conservazione e Politiche dell'associazione.

I liquami non trattati contengono batteri, virus, sostanze chimiche e microplastiche. Prima di andare in spiaggia consigliamo di controllare le mappe aggiornate sugli scarichi fognari e di evitare il bagno se risultano sversamenti recenti".

Dal canto suo, Southern Water, la società che gestisce il servizio idrico nell'area, ha respinto qualsiasi collegamento diretto con il caso della 35enne. L'azienda ha ricordato che le acque di balneazione di Hove sono attualmente classificate come "eccellenti" dall'Environment Agency e ha assicurato che, nei giorni in cui Katherine ha fatto il bagno, non si sono verificati sversamenti dagli impianti più vicini né sono stati rilevati indicatori di contaminazione fecale nei campionamenti effettuati dalle autorità ambientali.

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