Mattarella: “La scuola è aperta a tutti, aiuta a non formare ghetti e a non alzare barriere”
"La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – ‘è aperta a tutti': così dispone l'articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale". A dirlo, all'indomani delle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un limite alla presenza di stranieri nelle scuole italiane, è stato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, all'inaugurazione dell'anno scolastico ad Amatrice, presso l’Istituto omnicomprensivo "Sergio Marchionne", costruito nella frazione di San Cipriano dopo che il terremoto del 24 agosto 2016 aveva distrutto lo storico plesso Romolo Capranica.
Il presidente della Repubblica ha chiarito qual è la missine della scuola alla presenza del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, del sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi e soprattutto del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. "I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più. Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare", ha aggiunto Mattarella.
Poi, rivolgendosi direttamente agli studenti: "Guardate il futuro con fiducia. Alla nostra età non c'era Internet, la tv era in bianco e nero. Dovete avere fiducia nel futuro, mai guardare al passato. Auguri". E ancora: "La scuola prepara il futuro. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone. Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire".
Nel suo discorso il Capo dello Stato ha evidenziato l'importanza della conoscenza, e dello studio come strumento di libertà. "C'e' una cosa che non si fa più da tempo a scuola: imparare a memoria le composizioni poetiche. Era una cosa che io mi chiedevo: ma perché devo fare questo sforzo? Ma a distanza di decenni me le ripeto e mi fa piacere. Tutto quello che si acquisisce è libertà, la cultura rende liberi" ha detto il presidente della Repubblica rivelando anche che a scuola la materia che gli piaceva di più era la storia e che aveva una brutta grafia.
Valditara: "Senza padronanza lingua non c'è vera integrazione"
Ad Amatrice è intervenuto anche il Ministro valditara: "Crediamo fortemente nel modello della scuola del merito, della scoperta e dell'affermazione dei talenti personali, a prescindere dalle condizioni materiali e sociali di partenza. Nessuno deve essere escluso dall'avventura della scoperta di sé". Più volte, ha aggiunto Valditara, "ho ricordato la necessità dell'integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell'espressione, che va sempre pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un'inaccettabile marginalizzazione, con particolare attenzione all'effettiva padronanza della lingua italiana, perché – ha sottolineato il ministro – senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua, non c'è vera integrazione".
Zuppi sulla scuola: "Tocca il cuore della nostra convivenza. Sia inclusiva e non ridotta al metodo"
Sul tema si è espresso anche il cardinale Matteo Maria Zuppi nell'intervento di apertura del Consiglio episcopale permanente della Cei: "La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza. Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo" ha spiegato Zuppi, secondo il quale i recenti episodi di violenza devono "spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo". Zuppi ha ricordato le sfide “non più rinviabili” indicate da Leone XIV nell'Enciclica Magnifica Humanitas. "La prima è quella delle disuguaglianze educative. Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace" ha detto Zuppi.