Nuova tragedia nel Mar Mediterraneo, dove un bambino appena nato è morto dopo essere rimasto per cinque giorni in mare, tra le braccia della madre, in seguito a un naufragio. A renderlo noto l'Organizzazione Non Governativa tedesca Sea Watch, specializzata nel soccorso dei migranti che dalle coste africane tentano di raggiungere l'Italia.

Stando a quanto riporta il quotidiano Mediterraneo Cronaca la piccola barca sulla quale viaggiava il bambino sarebbe salpata mercoledì scorso – 6 gennaio – dal porto tunisino di Sfax: a bordo si trovavano 44 persone, delle quali 4 tunisini e altri 40 migranti di etnia subsahariana. Dopo due giorni di navigazione sarebbero state perse le tracce del natante. "L’ultimo contatto del telefono cellulare di uno dei ragazzi  – riferisce la testata giornalistica – è dell’8 gennaio, quando un familiare ha provato, per l’ennesima volta, a chiamarlo e, forse inavvertitamente, al ricevente è partita la risposta". Erano circa le 12.30 di venerdì scorso e il telefono, che aveva agganciato una "cella", non poteva trovarsi  lontano dalla terra ferma, circostanza che ha fatto sì che le ricerche in un primo momento si concentrassero al largo di Lampedusa, senza tuttavia dare esito positivo per diversi giorni. Le speranze dei soccorritori di trovare superstiti si sono ridotte ora dopo ora, ma non quelle dei familiari dei naufraghi che fino a stamattina hanno fatto pressioni al governatorato di Sfax affinché non venissero abbandonate le ricerche, nella speranza che i loro cari fossero ancora vivi.

La determinata protesta dei parenti ha sortito gli effetti sperati, visto che un aereo decollato dalla Tunisia stamattina ha rintracciato i resti dell'imbarcazione e individuato decine di naufraghi stremati ma ancora miracolosamente vivi. Quarantatré delle 44 persone a bordo sono state tratte in salvo al largo dell'area di Chebba-Mahdia dopo cinque giorni in balia del mare e del freddo, ma non ce l'ha fatta un neonato che la madre aveva tentato di portare con sé in Europa. Il piccolo non ha resistito ed è l'ennesima vittima innocente di decisioni ciniche prese dai governi della "civile" Europa, che da anni hanno rinunciato a organizzare soccorsi adeguati nel Mar Mediterraneo, uno specchio d'acqua che ormai in molti definiscono la "fossa comune" più grande del mondo.