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Opinioni
1 Luglio 2022
09:36

Perché la vittoria all’Isola dei Serpenti è una speranza per l’Ucraina, in un mare di pessime notizie

La ritirata russa dall’Isola dei Serpenti è una buona notizia per l’Ucraina: le armi americane funzionano, e la conquista di Odessa non è più nei piani russi. Nel Donbass però la superiorità russa è schiacciante. E senza altri aiuti non c’è possibilità di controffensiva.
A cura di Daniele Angrisani
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Ieri mattina il Ministero della Difesa russo ha annunciato a sorpresa che le truppe di Mosca si sono ritirate dall’Isola dei Serpenti. Questa decisione è stata inizialmente presentata da Mosca come un atto di “buona volontà” per dimostrare che la Russia non intende interferire con il commercio del grano ucraino. “In questo modo è stato dimostrato alla comunità mondiale che la Federazione Russa non interferisce con gli sforzi delle Nazioni Unite per organizzare un corridoio umanitario per l'esportazione di prodotti agricoli dal territorio dell'Ucraina", ha affermato il Ministero secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Interfax.

Successivamente, come però ha fatto notare Meduza, lo stesso Ministero della Difesa russo si è contraddetto (e non è la prima volta che succede negli ultimi giorni) affermando invece di aver deciso di ritirare i soldati per ben altro motivo, “evitare perdite”: “L'Isola è davvero di importanza strategica, ma al momento ha svolto il suo ruolo di controllo dello spazio aereo e, visti i continui attacchi delle Forze armate ucraine, sono già state spese ingenti risorse per il suo mantenimento”, afferma la nuova nota del Ministero pubblicata ieri in serata.

La verità è che la ritirata è avvenuta dopo che i continui attacchi missilistici e di artiglieria ucraini – anche grazie alle nuove potenti armi occidentali appena arrivate a disposizione delle forze di Kyiv – hanno reso impossibile per le forze russe mantenere il controllo dell'Isola, un piccolo fazzoletto di terra che si trova a circa 30 km dalla costa di Odesa. Ciò è confermato anche da un post su Facebook pubblicato ieri dal Comando Sud delle Forze Armate ucraine precedentemente alla prima dichiarazione del Ministero della Difesa e che mostra una foto con l’Isola dei Serpenti ripresa da lontano con fumo denso che sale e con la seguente scritta di accompagnamento:“Nella notte, a seguito di un altro attacco riuscito con colpi di fuoco dei nostri missili e della nostra artiglieria sull'Isola dei Serpenti, il nemico ha frettolosamente evacuato i resti della guarnigione con due motoscafi e probabilmente ha lasciato l'isola. Attualmente l’Isola è coperta di fuoco, si sentono esplosioni”.

Durante l’attacco precedente al ritiro delle truppe russe, stando al Comando ucraino, sarebbe stato distrutto anche un sistema di difesa aerea Pantsir-S1, il quarto in poche settimane a causa degli attacchi ucraini contro l’Isola occupata dai russi fino a questa mattina.

Inoltre, a peggiorare ulteriormente la situazione per i russi, secondo il Comando ucraino, c’è stato anche l’abbattimento di un elicottero di trasporto russo Ka-52 "Alligator", arrivato sull’Isola per evacuare il resto della guarnigione. L'elicottero sarebbe precipitato in mare aperto durante il tragitto dall'Isola alla Crimea.

Cosa cambia col ritiro russo dall’Isola dei Serpenti

Per l’Ucraina il ritiro russo dall’Isola dei Serpenti rappresenta indubbiamente una chiara vittoria di propaganda. La Russia aveva infatti conquistato l’Isola già il primo giorno di guerra, il 24 febbraio 2022.  Ma soprattutto, proprio ad una guardia di frontiera ucraina che ha servito sull’Isola è stata attribuita quel giorno la frase “nave da guerra russa, vai a ***”, che è diventata uno dei simboli principali della resistenza dell’Ucraina all’invasione russa.

Anche per questo motivo immediatamente dopo l'annuncio del ritiro russo, anche il comandante in capo delle Forze Armate ucraine Valery Zaluzhny ha celebrato la vittoria pubblicando su Facebook un video di attacchi ucraini contro l'Isola dei Serpenti e scrivendo: "incapaci di resistere al fuoco della nostra artiglieria, razzi e attacchi aerei, gli occupanti hanno finalmente lasciato l'Isola".

Ma a parte la valenza propagandistica, la liberazione dell’Isola ha anche un chiaro valore strategico, come viene ben spiegato da Pavel Aksyonov, corrispondente della BBC Russian Service, in un post su Telegram: “L’Isola dei Serpenti era una importante piattaforma per il posizionamento di sistemi di difesa aerea russi. Batterie di sistemi di difesa aerea a medio raggio posizionate su questa Isola avrebbero potuto infatti coprire le operazioni di sbarco della Marina russa vicino a Odesa, che sono molto temute dall’esercito ucraino”.

Pertanto, con il ritiro dall’Isola dei Serpenti, è possibile dire chiaramente che i russi abbiano rinunciato per ora a qualsiasi imminente azione militare contro Odesa. Inoltre, in questo modo gli ucraini hanno liberato interamente la regione di Odesa dalla presenza russa.

Tuttavia, ciò non significa, come afferma lo stesso Aksyonov, che gli ucraini siano pronti a prendere a loro volta il controllo dell’Isola abbandonata: infatti la sua conformazione (piccola e vulcanica senza grandi posti dove nascondersi) renderebbe anche per loro difficile mantenere il controllo sotto il fuoco nemico, così come avvenuto per i russi fino ad oggi.

Nondimeno, il ritiro russo dall’Isola dei Serpenti è sicuramente una notizia positiva per l’Ucraina, che si aggiunge ad altre in arrivo regione di Kherson, dove le Forze Armate ucraine stanno continuando la loro lenta ma costante avanzata nell’area ed hanno annunciato proprio ieri mattina la liberazione del villaggio di Potemkino nel nord della regione.

L’avanzata russa nel Donbass

Ad onore di cronaca, va detto però che si tratta delle poche uniche notizie positive per Kyiv in un mare di notizie negative. Di ben altro tenore sono ad esempio quelle che arrivano dal Donbass, dove a Lysychansk la situazione per i difensori ucraini sta diventando sempre più critica.

Come afferma anche il governatore regionale Serhiy Hayday, i russi stanno mettendo in campo tutto ciò che hanno a disposizione per catturare la città, che è costantemente sottoposta a bombardamenti di artiglieria da parte delle truppe di Mosca.

In questi giorni i soldati russi e i loro alleati separatisti sono riusciti a penetrare anche tra le difese ucraine a sud-est della città, dove si trova la raffineria di petrolio caduta a circa 10 km a sud-ovest del centro della città. Secondo lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, i russi hanno preso parzialmente il controllo di questa raffineria e sono in atto pesanti scontri, anche se non hanno ancora raggiunto il centro della città.

Inoltre, più ad ovest le truppe di Mosca stanno continuando la propria avanzata verso nord per chiudere la manovra a tenaglia, con l’intento di accerchiare le restanti forze ucraine presenti nella città e bloccare interamente tutte le uscite da Lysychansk.

In queste condizioni anche Hayday ha dovuto ammettere che il vantaggio russo in termini di artiglieria e mezzi militari è schiacciante, che Lysychansk resta ad alto rischio di accerchiamento e che di fatto già non è più possibile evacuare i civili dalla città.

Non è ben chiaro al momento quanti soldati ucraini siano ancora presenti in città, visto che da diverse fonti si afferma (senza però alcuna conferma ufficiale) che il comando ucraino, per evitare una ripetizione di quanto accaduto a Mariupol, abbia già ordinato il ritiro del grosso delle truppe prima dell’accerchiamento, ormai considerato inevitabile, lasciando solo alcuni gruppi avanzati a copertura della ritirata in città.

In tal caso, è facile prevedere che la caduta di questa città nelle mani dei russi sia solo questione di giorni. Putin sarebbe così ad un passo dall’ottenere la sua prima grande vittoria dall’inizio di questa guerra: la “liberazione” dell’intera regione di Luhansk, la prima delle due regioni del Donbass che Mosca ha promesso di “liberare” dalla presenza delle forze ucraine.

Perciò, la battaglia si sta per spostare nella vicina regione di Donetsk, dove gli ucraini hanno già preparato da tempo altre due postazioni fortificate con l’intento di rendere il più difficile possibile per i russi continuare ad avanzare: la prima è la linea che va da Seversk a Bakhmut, e la seconda è il blocco urbano di Slavyansk e Kramatorsk, che rappresenta anche il quartier generale delle forze ucraine che restano nel Donbass.

Le armi di Mosca e quelle americane

Il primo aspetto chiave per comprendere quanto ancora potranno andare avanti i russi è capire quanto siano “consumate” le forze russe impegnate nell’area dopo tutte queste battaglie, ovvero quanti uomini e mezzi abbia ancora Mosca a sua disposizione per continuare la propria avanzata a questi ritmi.

Come afferma l’intelligence militare britannica, “è molto probabile che la capacità delle forze ucraine di continuare a combattere, trascinando i combattimenti fino all’ultimo e poi ritirando le truppe prima che siano circondate, continuerà a essere un fattore chiave nell'esito finale della campagna militare”, sfiancando a lungo andare l’esercito russo.

Il secondo aspetto chiave è invece il ruolo che avranno, sempre di più nel prossimo futuro, le nuove armi occidentali. Parlando a margine dell’ultimo giorno del vertice NATO a Madrid, il presidente americano Joe Biden ha rivelato che gli Stati Uniti hanno messo in piedi una coalizione di oltre 50 Paesi per donare nuove armi all'Ucraina, che ha così sintetizzato:

– 600 carri armati

– 500 sistemi di artiglieria

– 600.000 granate

– 140.000 armi anticarro

“Si tratta di un vero sforzo globale per supportare l’Ucraina”, ha commentato il presidente americano, che poco dopo ha preannunciato anche un nuovo pacchetto di aiuti militari da 800 milioni di dollari, che include “nuovi sistemi avanzati di difesa aerea per l’Ucraina”, ulteriori sistemi di artiglieria e relative munizioni, radar anti-artiglieria e nuove munizioni per sistemi di lancio multiplo di razzi HIMARS.

Altri sistemi HIMARS sono in arrivo per Kyiv da altri Paesi alleati, ha aggiunto Biden, prima di concludere il suo discorso affermando che gli Stati Uniti ed i Paesi alleati “continueranno a supportare l’Ucraina” fino a quando sarà necessario, e promettendo: “La guerra in Ucraina non finirà con la vittoria della Russia”.

A parte gli annunci di Biden che lasciano il tempo che trovano, si tratta indubbiamente di un supporto militare sostanziale da parte occidentale che prima o poi porterà degli effetti anche sul terreno di battaglia.

Alcune fonti ucraine affermano (sempre di più negli ultimi giorni) che, con l’arrivo di queste armi, la situazione cambierà sensibilmente nelle prossime settimane su alcuni fronti e che, unito allo sfiancamento delle forze russe, ciò potrebbe permettere, tendenzialmente entro la fine dell’estate, agli ucraini di lanciare una controffensiva su larga scala.

Sebbene al momento una vittoria militare dell’Ucraina sembri ancora difficile da immaginare vista la difficile situazione sul campo nell’est del Paese, nondimeno il ruolo chiave che le nuove armi occidentali hanno già avuto per la liberazione dell’Isola dei Serpenti accende quantomeno un altro barlume di speranza per Kyiv in questo senso.

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Daniele Angrisani, 43 anni. Appassionato da sempre di politica internazionale, soprattutto Stati Uniti e Russia. 
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