Tragedia in Myanmar. Una frana si è verificata alle 8 del mattino, ora locale, in una miniera di giada nel Nord del Paese uccidendo almeno 113 minatori: lo hanno reso noto i vigili del fuoco. I dispersi sarebbero invece decine. "Un totale di 113 corpi è stato trovato finora. I minatori di giada sono stati investiti da un'ondata di fango che ha colpito (la miniera) dopo forti piogge", ha annunciato il dipartimento dei vigili del fuoco del Paese, aggiungendo che le squadre di soccorso sono ancora impegnate sul posto. La miniera si trova nel villaggio di Sate Mu, nella municipalità di Hpakant, stato di Kachin.

I corpi delle vittime sono state estratte dal fango. La frana, come hanno spiegato le forze dell'ordine, è stata causata dalle piogge che si sono abbattute in quell'area e che stanno ancora imperversando in zona ostacolando molto le operazioni di soccorso per portare in salvo eventuali sopravvissuti.

Non si tratta di un incidente isolato. Le cave di giada sono state altre volte teatro di morte. Le frane sono frequenti nella zona e le vittime provengono spesso da comunità etniche povere. Il 14 luglio 2018 decine di persone avevano perso la vita nei crolli innescati dalle piogge monsoniche, e amplificati proprio dalla deforestazione. Nel 2015 un altro crollo aveva causato 116 vittime. Gli scavi, molto profondi a cielo aperto, hanno creato dei veri e propri bacini, che durante i monsoni si riempiono di acqua e sono sottoposti a crolli delle pareti che li circondano, su terreni resi instabili dall'assenza di vegetazione.

Già da tempo gli ambientalisti denunciano un aumento della deforestazione proprio in corrispondenza dell’area delle miniere, dopo circa 30 anni di mancata regolamentazione dello sfruttamento minerario. Secondo Watchdog Global Witness nel 2014 il giro d'affari del settore ha raggiunto una trentina di miliardi di euro, denaro che quasi mai finisce nelle casse dello Stato.