Polemiche nel mondo scientifico per la pubblicazione di uno studio, alcuni ricercatori olandesi avrebbero prodotto in laboratorio una variante ad altissima contagiosità del virus H5N1, meglio noto come quello dell'influenza aviaria.

Una donna statunitense è morta a causa di un'infezione che ha resistito a tutti i ventisei antibiotici esistenti. La notizia è stata diffusa dalle autorità sanitarie americane, e ha sollevato la paura dello sviluppo di un pericoloso "supervirus". La donna, settantenne, è morta in Nevada lo scorso settembre, e, stando quanto riportato dall'Us Centers for Disease Control and Prevention, sarebbe stata ricoverata in India per una frattura alla gamba. La causa della morte è stata la sepsi, a seguito di infezione da un raro batterio noto come carbapenemi-resistente Enterobacteriaceae (CRE), che è resistente a tutti gli antibiotici disponibili negli Stati Uniti. Il ceppo specifico del CRE, noto come Klebsiella pneumoniae, è stato isolato da una delle sue ferite nel mese di agosto. Non è chiaro come l'infezione della donna abbia acquisito una tale resistenza agli antibiotici disponibili negli Stati Uniti. Gli esperti hanno riferito che la signora è stata sottoposta a diversi interventi in Inda negli ultimi due anni per una frattura al femore e problemi all'anca. Il più recente a giugno del 2016.

Una volta che il batterio è stato identificato in Nevada, la paziente è stata isolata per impedire la diffusione dell'infezione in ospedale. I test post-mortem ha mostrato che la sua infezione potrebbe aver risposto a un trattamento chiamato fosfomycin, il cui uso non è approvato negli Stati Uniti. Paul Hoskisson, un ricercatore della University of Strathclyde, in Scozia, ha spiegato che molte nazioni europee, tra cui la Gran Bretagna, permettono la Fosfomicina per uso endovenoso in questi casi: "Stiamo vedendo un numero sempre maggiore di infezioni che resistono ai farmaci, e questo è uno dei primi casi di Klebsiella in cui non c'era nessuna opzione di sostanza disponibile per lo staff medico". La Klebsiella pneumoniae resistente a diversi farmaci è stato descritta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come "una minaccia urgente per la salute umana". Laura Piddock, professoressa di microbiologica all'Università di Birmingham, ha detto che il caso dimostra che i medici "hanno bisogno di flessibilità nell'utilizzare antibiotici consentiti in altri paesi".