In Nigeria continuano le violenze della polizia contro le proteste pacifiche dei manifestanti. Lo scorso 20 settembre nella città di Lagos le forze dell'ordine hanno aperto il fuoco su centinaia di persone, provocando un numero imprecisato di feriti e morti (secondo alcune testimonianze locali, per il momento, i deceduti dovrebbero essere circa 60). "Le telecamere sono state disattivate e i cadaveri rimossi da terra, in modo da eliminare tutte le prove", racconta a Fanpage.it Sofia, 22 enne italo nigeriana che a Lagos ha amici coinvolti nelle proteste.  Notizie di spari sono legate anche alle manifestazioni in altre città nigeriane, tra cui la capitale Abuja. Intanto, nelle ultime ore, i disordini aumentano sempre di più e la situazione rischia di essere fuori controllo. I manifestanti sono nuovamente in strada nonostante il coprifuoco imposto dal governo e ignoti hanno dato fuoco alla sede dell’emittente televisiva Tvc, canale privato di proprietà di Bola Tinubu, politico legato al partito di governo.

Le proteste, cominciate due settimane fa, sono contro un’unità di polizia nigeriana che da anni mette in atto minacce, estorsioni, torture, stupri e omicidi su donne, uomini e bambini in maniera indiscriminata. Nata nel 1992, questa unità era denominata SARS (Special Anti-robbery Squad), poi a seguito di numerose proteste pacifiche, agli inizi di ottobre 2020 il governo ha dichiarato di averla riformata, cambiando il suo nome in SWAT ed eliminando i membri corrotti e violenti che erano al suo interno. La situazione tuttavia è rimasta invariata e la SWAT ha continuato a macchiarsi degli stessi crimini della SARS.

I manifestanti, uniti nell’organizzazione non ufficiale EndSARS, lo scorso 20 ottobre si sono riuniti in centinaia davanti all’ingresso di Lekki, l’arteria principale di Lagos, per bloccarne il passaggio. E, proprio in quel punto, la polizia governativa ha inizialmente fatto disattivare le telecamere di sicurezza che ricoprivano l’area e, successivamente, anche i lampioni e le luci stradali. In tal modo, quando è arrivata la sera, i manifestanti si sono trovati completamente al buio e la SWAT ha cominciato a sparare all’impazzata contro la folla. Nelle ultime ore, sui social sono girati numerosi video realizzati dai manifestanti, dove si vede chiaramente il massacro e si sentono le urla di paura e dolore dei presenti. Molte di queste immagini sono però state bannate dal governo e, al momento, non sono più visibili. L’hashtag #LekkiMassacre è diventato virale insieme a quello di #EndSARS.
Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari non ha commentato in nessun modo l’accaduto, imponendo solo il coprifuoco per controllare i disordini.

“Un mio amico era presente durante quella protesta”, racconta a Fanpage.it Sofia, 22enne italo nigeriana che è rimasta in contatto nelle ultime ore con amici e parenti residenti a Lagos. “Quando sono state disattivate le telecamere i manifestanti hanno cominciato ad avere veramente paura, perché significava che la polizia voleva rimuovere le prove di quello che sarebbe successo. E, nel momento in cui sono cominciati gli spari, la SWAT ha rimosso molti cadaveri che erano a terra per non lasciare traccia del massacro. La polizia addirittura inseguiva coloro che scappavano e si dirigevano verso l’ospedale per far curare i feriti. Soprattutto grazie a Switch, una dj nigeriana molto famosa che era presente durante la sparatoria e ha girato una diretta Instagram seguita da 150mila persone, abbiamo potuto vedere cosa era realmente accaduto in quei minuti terribili. Quei filmati sono poi stati bannati e il suo profilo bloccato”.