La vicenda del rapimento di Silvia Romano, la cooperante italiana sequestrata in Kenya dallo scorso 20 novembre, potrebbe essere vicina ad una svolta. Secondo i media locali, che citano le forze dell'ordine, infatti, la polizia kenyota avrebbe arrestato un uomo considerato uno dei tre presunti rapitori della volontaria milanese: si tratta di Ibrahim Omar, fermato in una abitazione nel villaggio di Bangale, nella contea di Tana River, a pochi chilometri da Garsen, la cittadina centro operativo delle operazioni degli agenti, dove sarebbero stati trovati anche un kalashnikov e 100 munizioni, che sono state sequestrate. Altre notizie non sono ancora state diffuse.

Su Omar, come sugli altri due ricercati, Yusuf Kuno Adan e Said Adan Abdi , pende una taglia da un milione di scellini kenyani, pari a circa 8.600 euro. Ieri sera erano state diffuse dai giornalisti locali le immagini dell'uomo e delle armi sequestrate. Continuano, intanto, le indagini per far luce sull'intera vicenda e soprattutto per riportare Silvia sana e salva a casa. Finora sono state arrestate 22 persone per il suo rapimento, compresa la moglie di uno dei presunti sequestratori. Ma della 26enne non c'è ancora alcuna traccia. Alle ricerche di polizia ed esercito si sono uniti i capi dei villaggi dell’area e molti membri della comunità locale, in un territorio che si mostra particolarmente ostile, con boscaglia fitta e priva di strade. Resta ancora un mistero il movente della scomparsa di Silvia, anche se si ventila la possibilità della richiesta di un riscatto “lampo”, finito male. I sospettati, secondo fonti locali, hanno precedenti di attività di bracconaggio e collusione con i terroristi di al Shabaab.

Si ricorda che Silvia, cooperante 26enne della Onlus di Fano Africa Milele, è stata rapita il 20 novembre scorso dal villaggio di Chakama, a circa 60 chilometri da Malindi, da un commando armato di otto uomini  che sparando sulla folla davanti alla casa della Onlus, hanno ferito cinque persone, di cui 4 bambini.