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In Giappone spoilerare serie tv è reato: 39enne condannato a 18 mesi di carcere e una multa da un milione di yen

L’amministratore di un portale giapponese specializzato in recensioni è stato condannato a una pena di 18 mesi di carcere, oltre a una sanzione di un milione di yen perché diffondeva riassunti “troppo” dettagliati di film e serie tv sul suo canale.
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Una sentenza destinata a fare giurisprudenza, quella che ha condannato Wataru Takeuchi, 39enne amministratore di un portale giapponese specializzato in anticipazioni, a 18 mesi di reclusione (oltre a una sanzione da un milione di yen) perché "spoilerava" eccessivamente serie TV e film.

Il caso è considerato "rivoluzionario" perché non riguarda la diffusione illegale di video, ma la pubblicazione di riassunti scritti estremamente (forse troppo) dettagliati. Il sito, infatti, svelava tutti i passaggi narrativi e riportava i dialoghi quasi integralmente, accompagnandoli con immagini tratte dai prodotti originali.

La magistratura giapponese ha equiparato alcune tipologie di spoiler alla violazione del copyright. Il tribunale di Tokyo ha stabilito che i riassunti dettagliati della trama possono sostituire la visione di un’opera, svuotandone di fatto il valore commerciale. Il reato contestato è "violazione della legge sul diritto d'autore", che in questo Paese viene considerato estremamente grave.

Le indagini hanno rivelato che il sito, attivo dal 2015, funzionava come una vera attività commerciale e non come un semplice forum di appassionati: solo nel 2023 ha generato ricavi pubblicitari significativi, pari a 38 milioni di yen (circa 239.000 dollari).

A finire nel mirino dell'inchiesta sono stati soprattutto due contenuti: Godzilla Minus One del 2023 di cui l'articolo svelava ogni colpo di scena dall'inizio alla fine della pellicola e Overlord III un episodio dell'anime del 2018 dove il post relativo all'adattamento includeva trascrizioni parola per parola dei dialoghi e numerose immagini fisse, rendendo di fatto superflua la visione dell'episodio.

La battaglia nipponica si è concentrata sul fatto che in Giappone solo il detentore dei diritti (o chi ne riceve l'autorizzazione), può creare opere derivate, e in entrambi i casi la sentenza ha stabilito che contenevano informazioni sufficienti per far cogliere ai lettori l'essenza dell'opera senza aver bisogno di guardarla al cinema o in Tv arrecando un danno economico alle case produttrici.

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