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Spaccia una falsa Ferrari 250 GTO per originale a Torino: 78enne condannato a 14 mesi

Un 78enne di Torino è stato condannato a 14 mesi per aver tentato di vendere come autentica una falsa Ferrari 250 GTO. L’auto, in realtà, era una vettura giapponese modificata per imitare il celebre modello di Maranello. La Cassazione ha chiarito che il reato scatta non propriamente con l’acquisto, ma con il tentativo di commercializzazione.
A cura di Biagio Chiariello
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Una Ferrari 250 GTO dal 1963
Una Ferrari 250 GTO dal 1963

Ha provato a venderla come una delle auto più rare e ricercate al mondo, ma sotto la carrozzeria non c’era nessuna Ferrari. Un 78enne di Torino è stato condannato a 14 mesi di reclusione per aver cercato di mettere in vendita una vettura modificata per sembrare una Ferrari 250 GTO, la storica coupé prodotta dalla casa di Maranello in appena 36 esemplari tra il 1962 e il 1964.

La sentenza della Corte d’Appello di Torino è stata confermata dalla Cassazione, che ha ribadito un principio preciso: il reato non riguarda il semplice acquisto di un bene contraffatto per uso personale, ma scatta quando emerge la volontà di rivenderlo come autentico, immettendolo appunto sul mercato.

Il caso risale al 2017. L’auto al centro dell’inchiesta aveva forme, proporzioni e dettagli che richiamavano fedelmente la leggendaria 250 GTO, considerata uno dei simboli assoluti del collezionismo automobilistico. Un lavoro di carrozzeria particolarmente accurato aveva permesso di riprodurne l’estetica alla perfezione, o quasi.

I documenti ufficiali, però, dicevano altro. Nel libretto di circolazione risultava infatti che si trattava del rimaneggiamento di una vettura prodotta da una casa automobilistica giapponese. Nonostante questo, sull’auto compariva il marchio Ferrari e negli annunci di vendita recuperati dagli investigatori la vettura veniva presentata come “nuova”.

Proprio questo aspetto ha avuto un peso decisivo nel procedimento. Secondo i giudici, non si trattava di una semplice replica dichiarata, ma di un tentativo di commercializzazione che poteva indurre in errore gli acquirenti sfruttando il prestigio del marchio.

La difesa del 78enne aveva sostenuto che Ferrari, all’epoca dei fatti, non disponesse più della piena tutela industriale sul modello e che l’imputato non avesse inizialmente intenzione di inserirsi nella catena della rivendita. In assenza di finalità commerciali, secondo questa tesi, sarebbe stata applicabile soltanto una sanzione amministrativa.

Ricostruzione che non ha convinto i magistrati. A rafforzare la tutela legale del modello c’è stato anche un precedente importante: nel 2019 il Tribunale di Bologna ha riconosciuto la Ferrari 250 GTO come una vera e propria “opera d’arte”, stabilendo che il suo design dovesse essere protetto dal diritto d’autore.

Per la Cassazione, il punto centrale resta quindi il proposito di vendita. È questo che distingue il semplice possesso di una replica da un reato penale. Nel mercato delle auto storiche, dove autenticità e provenienza possono valere milioni, anche un dettaglio può fare tutta la differenza.

La Ferrari 250 GTO continua ancora oggi a essere una delle auto più costose al mondo. Lo scorso gennaio un collezionista californiano ha annunciato di essersi aggiudicato all’asta una rarissima versione “Bianco speciale”, con guida a destra, per circa 38 milioni di euro. Un valore che spiega bene perché questo modello sia spesso al centro di repliche e imitazioni.

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