Nonostante i principali leader delle istituzioni comunitarie si affannino a ribadire che senza Schengen e cioè senza libera circolazione di uomini e mezzi non ha motivo di esistere nemmeno l'Unione Europea, a Bruxelles si fanno sempre più insistenti le voci di una sospensione temporanea dell'accordo tra i Paesi membri. Come ha spiegato uno dei portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, infatti, lo stesso trattato prevede non solo la possibilità dei singoli Paesi aderenti di poter temporaneamente stoppare il libero accesso per motivi di sicurezza interna, come già hanno fatto alcuni nelle settimane scorse, ma anche la possibilità di introdurre controlli generalizzati a tutte le frontiere interne fino a due anni.

L'apposito articolo del codice in effetti lo prevede in caso di "minaccia sistemica e persistente" alle frontiere esterne dell'Unione. La Commissione Ue preso atto della minaccia può proporre al Consiglio l'attivazione dell'articolo del codice. A questo punto sono in molti a chiedere di riconoscere questa minaccia persistente per il caso migranti. Per questo, secondo indiscrezioni, probabilmente se ne discuterà al prossimo summit di febbraio visto che per molti paesi in primavera si esaurirà il periodo massimo per i controlli alle loro frontiere. Attualmente sono sei i Paesi che hanno reintrodotto le verifiche d'identità al confine per questioni di sicurezza e per meglio contrastare l'arrivo dei profughi.

Secondo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, una simile ipotesi però sarebbe deleteria per tutta l'Unione. "Un Paese dopo l'altro stiamo chiudendo le frontiere. E se chiudiamo le frontiere, se il mercato unico inizia a soffrire, allora un giorno inizieremo a chiederci se abbiamo bisogno di una moneta unica, in assenza del mercato unico e della libera circolazione delle persone" ha affermato Junker, concludendo: "Una volta che tutte le frontiere saranno chiuse, ci renderemo conto di quanto i costi siano enormi".