Crans-Montana, la madre di Arthur contro Moretti: “Essere distrutti è non poter più abbracciare un figlio”
“Sono qui perché voglio risposte, vogliamo risposte”. Laetitia Brodard-Sitre è la madre di Arthur, 16 anni, morto nel rogo del Constellation di Crans-Montana; accompagnata dal proprio legale, oggi si è presentata nell’aula del politecnico di Sion dove si è svolto l’interrogatorio dei coniugi Jacques e Jessica Moretti. I due titolari del locale sono stati sentiti insieme per la prima volta nella cosiddetta “procedura del confronto”, davanti alla procuratrice generale aggiunta del Vallese Catherine Seppey e a una folta rappresentanza delle parti civili, con oltre settanta avvocati presenti. "Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti", le parole dei due imprenditori in tribunale.
Al centro del dibattito la ricostruzione della tragica notte di Capodanno, durante la quale 41 giovani hanno perso la vita ed oltre un centinaio è rimasto ferito. Gli inquirenti stanno approfondendo la gestione del locale nelle ore precedenti all’incendio, con particolare attenzione alle misure di sicurezza adottate e alle criticità emerse nella struttura.
“In questa tragedia ho perso mio figlio Arthur – ha detto la madre – ed è per questo che sono vestita in bianco e porto la sua foto sul cuore. Ci sono 41 angeli che se ne sono andati e 115 feriti che sono ancora in ospedale, in terapia intensiva, alcuni in condizioni gravissime, altri in choc settico”.
Arthur era una promessa del calcio giovanile dell’FC Lutry, nel Canton Vaud.
“Oggi sono qui per lui, ma anche per suo fratello Benjamin – ha aggiunto – che vive ogni giorno le conseguenze di questa tragedia. Abbiamo bisogno di risposte, tutti. Sono passati cinque mesi e ora sappiamo molte più cose, ma non basta”.
E poi una frecciata ai Moretti, in particolare a quanto affermato Jessica: "Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti! Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione: quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine, non è questo essere devastati".
I coniugi Moretti in tribunale: "Siamo stati massacrati"
L’interrogatorio dei Moretti, iniziato poco dopo le 8.30, è stato condotto dalla procuratrice generale aggiunta del Vallese Catherine Seppey alla presenza di oltre settanta avvocati delle parti civili.
"Vogliamo collaborare con la giustizia, siamo sempre stati massacrati. Abbiamo sempre risposto alle domande e sono state dette tante falsità su di noi", ha dichiarato spontaneamente Jessica Moretti. Il marito Jacques, secondo fonti vicine all’inchiesta, ha riferito di essersi sentito "molto male, tanto da non riuscire nemmeno a parlare" nei giorni successivi alla strage.
È la terza volta che la coppia viene sentita dall’inizio dell’inchiesta. In tutto sono 14 le persone indagate per omicidio colposo, lesioni personali gravi e incendio colposo. Jacques Moretti era stato posto in custodia cautelare il 9 gennaio ed era stato rilasciato il 23 gennaio dietro pagamento di una cauzione di 200.000 franchi svizzeri. Entrambi restano comunque sottoposti a misure restrittive.
Al centro delle domande, anche la formazione del personale (risultata inesistente), le direttive impartite quella notte, la chiusura delle porte di sicurezza e l’organizzazione degli ingressi e delle uscite. Aspetti su cui gli avvocati delle vittime e dei feriti pretendono chiarezza. "Dopo aver visionato le telecamere interne del locale, sono numerosi gli aspetti che devono ancora essere chiariti", le parole dell’avvocato Fabrizio Ventimiglia, che rappresenta una delle ragazze ferite.
A Jessica Moretti contesta anche una fattura falsa
Tra i reati contestati a Jessica Moretti anche quello di falso documentale. Secondo quanto ricostruito gli addebiti riguardano una fattura del 2015 relativa all'acquisto della discussa schiuma fonoassorbente, con cui era stato rivestito il soffitto del locale. Il documento, fittiziamente emesso da un'azienda tedesca, con l'indicazione dell'aliquota Iva in vigore in Francia, riporta la data del 3 settembre 2015 e indica un importo di 13.464 euro.
"È stata indagata per una fattura falsa, non una fattura qualsiasi ma si tratta dell'acquisto della schiuma. Ci chiediamo a partire da quando ci saranno delle dichiarazioni sincere senza fornirci dei documenti falsi, dei documenti che erano stati nascosti chissà dove. Dov'è il rispetto delle vittime? Siamo un po' arrabbiati, stiamo perdendo molto tempo prezioso. Stiamo facendo dei giri inutili, adesso dobbiamo andare avanti e gli indagati devono collaborare", è lo sfogo dell'avvocato Romain Jordan, legale di numerose famiglie delle vittime e incaricato anche dal Governo a rappresentare l'Italia. "La fattura che è stata mostrata ha alterazioni evidenti", ha riferito Alfredo Zampogna, avvocato dei genitori di Chiara Costanzo, morta nel rogo di Capodanno, parlando di "apposizioni fatte in maniera probabilmente apocrifa". Per l'avvocato Antonio Bana (famiglia Barosi) "si stanno evidenziando delle piccole crepe".