Sofia, 16enne sopravvissuta a Crans-Montana, a sei mesi dal rogo rivela: “Uscita sicurezza chiusa con una catena”

Non solo uno sgabello e altri oggetti gettati alla rinfusa che impedivano il passo ma nel Constellation quella tragica notte di capodanno a Crans Montana c'era anche una catena di acciaio che bloccava in maniera invalicabile quella porta di emergenza dalla quale molti hanno tentato di scappare per sfuggire al rogo mortale che in poco tempo ha avvolto l'intero locale. A rivelarlo è stata Sofia, la sedicenne italiana rimasta gravemente ferita nell'incendio che ha causato oltre 40 morti e oltre un centinaio di feriti. Il particolare è stato rivelato oggi dalla giovane che a circa sei mesi dal rogo ha ricordato davanti ai giornalisti quei terribili momenti vissuti durante la notte di capodanno in Svizzera dove era arrivata con gli amici.
"Questa uscita d'emergenza è sempre stata chiusa, fin dal primo giorno che io sono entrata in questa situazione, è sempre stata chiusa con una catena e un lucchetto", ha raccontato la minore, aggiungendo: "Si trattava di una catena di acciaio, come quelle per legare le biciclette" che era fissata "al maniglione" della porta di emergenza. La testimonianza concorda con quanto già riferito agli inquirenti dagli altri testimoni della tragedia e che delinea un quadro di completa mancanza di sistemi di sicurezza nel locale dove si è consumata la tragedia. Proprio questo infatti è uno dei punti cardine dell'inchiesta della magistratura elvetica che vede indagati i due coniugi Moretti, proprietari e gestori del Constellation, ma anche alcuni amministratori locali.
La porta chiusa bloccò infatti molti dei ragazzi che tentavano una fuga disperata mentre la sala si riempiva di fumo e un gruppo di loro fu trovato senza vita dai pompieri che erano intervenuti cercando di entrare proprio da quella uscita di sicurezza. Un video di quella serata, finito poi agli atti inchiesta, ha confermato che quella porta di sicurezza era stata chiusa mentre il locale si riempiva di persone. Il filmato mostrerebbe un dipendente armeggiare e bloccare l’uscita a metà serata.
“Tutte le porte dovevano restare chiuse” ha rivelato anche il buttafuori del locale di Crans Montana spiegando che su indicazione della titolare Jessica Moretti, restavano chiuse per evitare che i ragazzi potessero uscire o entrare da una porta secondaria. “Devono entrare solo da questo ingresso. Le altre porte devono rimanere chiuse perché altrimenti entrano senza pagare”, avrebbe sentito dire. I Moretti però si sono sempre giustificati sostenendo che l’uscita di emergenza era solo una porta di servizio anche se nella pratica edilizia di ampliamento i vigili del fuoco avevano preteso che quella porta diventasse un'uscita di emergenza per dare l'approvazione.
Intanto l'inchiesta va avanti e le audizioni della magistratura Svizzera proseguiranno a metà luglio. Il mirino degli inquirenti e amministratori della comune di crans-montana. Due di loro saranno ascoltati nelle prossime settimane si tratta del responsabile della sicurezza in carica fino al 2016 e il sindaco dell'ex comune di Chermignon fino al 2016, oggi frazioni di Crans. Le loro audizioni si concentreranno in particolare sui lavori di ristrutturazione effettuati nel locale nel 2015, periodo in cui i coniugi Moretti ne avevano assunto la gestione.