Christa Pike sopravvissuta all’iniezione letale: “Ha una rara forma di cancro del sangue”

Immagine
Christa Pike, 50 anni, è sopravvissuta al tentativo di esecuzione con iniezione letale in Tennessee lo scorso 30 settembre. I suoi legali avevano segnalato prima della procedura una rara forma di tumore del sangue, secondo quanto riferisce People. A un mese dall’accaduto, la donna ha raccontato di soffrire ancora di forti dolori fisici e psicologici.

Christa Pike si trova ancora nel braccio della morte del Tennessee dopo essere sopravvissuta a un tentativo di esecuzione con iniezione letale. La 50enne, condannata per l'omicidio di Colleen Slemmer, commesso nel 1995 quando aveva 18 anni, soffrirebbe di una rara forma di tumore del sangue. Le sue condizioni mediche erano state segnalate dai legali già nel gennaio 2026, diversi mesi prima della procedura del 30 settembre, quando il personale penitenziario non riuscì a portare a termine l'esecuzione nonostante due somministrazioni di farmaci letali.

A ricostruire la vicenda è il magazine americano People, che ha esaminato un documento depositato dagli avvocati di Pike l'8 gennaio. Nell'atto la difesa sosteneva che la detenuta fosse affetta da una patologia mieloproliferativa, una rara forma di tumore che interessa il sangue e il midollo osseo. La malattia sarebbe all'origine di una trombocitosi, cioè un aumento anomalo delle piastrine nel sangue.

Il rischio di edema polmonare segnalato dagli avvocati

Secondo gli avvocati, l'elevato numero di piastrine avrebbe potuto aumentare il rischio di sviluppare un grave edema polmonare durante l'iniezione letale. Si tratta di un accumulo di liquidi nei polmoni che può compromettere la respirazione e provocare una forte sensazione di soffocamento. Nel documento la difesa paragona questa condizione alla sensazione di annegamento provocata dal waterboarding, la tecnica di tortura che simula la sommersione.

I legali avevano quindi contestato il protocollo utilizzato dal Tennessee, sostenendo che nel caso di Pike avrebbe potuto provocare sofferenze aggiuntive. Avevano inoltre segnalato le difficoltà della donna nell'accesso alle vene: da tempo, secondo quanto riportato nell'atto, il personale sanitario del carcere utilizzava aghi a farfalla per effettuare i normali prelievi di sangue. La difesa aveva proposto di impiegare lo stesso tipo di ago anche durante l'esecuzione, per ridurre il rischio di lesioni e dolore.

L'esecuzione fallita lo scorso 30 settembre

Le difficoltà con le vene si sono ripresentate il 30 settembre, quando le autorità del Tennessee hanno tentato di eseguire la condanna a morte. Secondo la ricostruzione fornita da uno degli avvocati presenti e riportata in successivi atti giudiziari, il personale avrebbe utilizzato circa dieci aghi nel tentativo di inserire correttamente le linee endovenose. Pike ha ricevuto due dosi di pentobarbital, ma non è morta. Durante la procedura avrebbe lamentato un forte dolore al braccio, mentre i testimoni hanno riferito di averla sentita respirare e russare anche dopo la somministrazione dei farmaci.

La donna è stata trasportata in ospedale, dove è rimasta ricoverata per dieci giorni. Il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha dichiarato che il personale aveva seguito il protocollo ufficiale, che non prevedeva ulteriori procedure dopo le due dosi somministrate.

Il governatore Bill Lee ha successivamente sospeso le esecuzioni previste nello Stato per il resto del 2026 e disposto un'indagine indipendente sull'accaduto. Non è stato però stabilito che la patologia di Pike abbia causato il fallimento dell'iniezione: il collegamento tra la malattia e i possibili rischi della procedura era stato prospettato dai suoi avvocati prima dell'esecuzione.

Il ritorno di Christa Pike in carcere

Dopo le dimissioni dall'ospedale, il 10 ottobre Pike è stata riportata al Debra K. Johnson Rehabilitation Center, dove è detenuta. I suoi legali hanno presentato una nuova istanza per chiedere la fine dell'isolamento nel reparto sanitario del carcere, sostenendo che le condizioni attuali violino un accordo raggiunto con lo Stato nel 2024, che aveva posto fine a quasi 28 anni trascorsi in isolamento.

Il 30 ottobre, a un mese dal tentativo di esecuzione, Pike ha diffuso la sua prima dichiarazione pubblica attraverso gli avvocati. Ha raccontato di essere ancora provata dalle conseguenze della procedura: "Non c'è stato un momento, da quella notte, in cui non abbia provato dolore. Mi fanno male il corpo, le braccia, le mani e la gola. Faccio ancora fatica a parlare". Ha aggiunto di non sapere perché sia sopravvissuta e di stare cercando di recuperare, un giorno alla volta.

Pike era stata condannata a morte per l'omicidio di Colleen Slemmer, 19 anni, uccisa nel 1995. All'epoca aveva 18 anni e aveva agito insieme al fidanzato di allora. La condanna è tuttora in vigore: la sospensione delle esecuzioni decisa dal governatore non ha comunque modificato la sentenza.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views