Elezioni Midterm 2026

Cosa succede se vincono i dem o i repubblicani alle Midterm: le conseguenze per Trump e i possibili scenari

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Le Midterm possono cambiare gli equilibri a Washington e condizionare gli ultimi due anni di presidenza Trump. Se i repubblicani manterranno il Congresso, il presidente avrà più margine di manovra. Una vittoria democratica potrebbe invece frenare la sua agenda e aprire una nuova fase di scontro politico.

Oggi, 3 novembre, gli americani tornano alle urne per le elezioni di Midterm, un appuntamento che arriva a metà del mandato presidenziale e che può cambiare gli equilibri politici a Washington. Oltre che per i governatori, si vota per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e circa un terzo di quelli del Senato. Per Donald Trump il risultato sarà un primo giudizio sul suo ritorno alla Casa Bianca, ma soprattutto determinerà quanto spazio avrà per portare avanti la propria agenda nei prossimi due anni.

In questo momento i repubblicani controllano entrambi i rami del Congresso. Se riuscissero a mantenere questa maggioranza, il presidente avrebbe ancora una strada relativamente libera per far approvare le proprie proposte, anche se non mancherebbero le tensioni interne al Partito repubblicano. Una vittoria democratica, invece, cambierebbe il quadro. Non necessariamente perché Trump perderebbe il potere di governare, ma perché diventerebbe molto più difficile trasformare le sue promesse in leggi.

La conquista della Camera sarebbe già un problema per il presidente. Con una maggioranza democratica, i repubblicani perderebbero il controllo delle commissioni parlamentari, che possono avviare indagini, convocare funzionari, chiedere documenti e organizzare audizioni. Trump si troverebbe così a dover fare i conti con un'opposizione in grado di sottoporre il suo operato a un controllo molto più serrato. La Camera potrebbe anche avviare una procedura di impeachment, come già accaduto durante il suo primo mandato. Per rimuovere il presidente, però, servirebbe poi una condanna del Senato con una maggioranza dei due terzi.

Anche il Senato ha un peso decisivo. Se passasse ai democratici, Trump avrebbe maggiori difficoltà a ottenere la conferma dei giudici federali, dei ministri e degli ambasciatori nominati dalla Casa Bianca. Se invece i democratici conquistassero entrambe le Camere, il presidente si troverebbe davanti a un Congresso controllato dall'opposizione: uno scenario che renderebbe più complicato approvare nuove leggi, finanziare le sue priorità e portare avanti il programma politico.

Questo non significa, però, che Trump resterebbe senza strumenti. Il presidente conserverebbe i poteri esecutivi e potrebbe continuare a intervenire attraverso ordini e direttive, anche se questi possono essere contestati davanti ai tribunali e non sostituiscono le leggi che richiedono il voto del Congresso. Il rischio, in caso di scontro tra Casa Bianca e Parlamento, sarebbe soprattutto quello di una paralisi politica, con possibili contrasti anche sull'approvazione del bilancio e sulla gestione della spesa federale.

A pesare sulla campagna elettorale è soprattutto il costo della vita. L'inflazione, il prezzo delle abitazioni e la difficoltà per molte famiglie di sostenere le spese quotidiane hanno progressivamente eroso il consenso intorno a Trump. "Esiste un solo argomento in questa campagna elettorale, ed è il carovita per gli americani. Tutto ritorna su questo punto", osserva Damiano Ficoneri, giornalista per La7 esperto di politica statunitense e autore di Trumpology. Nella mente di Donald Trump.

Una questione che, secondo Ficoneri, va oltre i dati economici e investe l'idea stessa di benessere su cui si è costruita per decenni l'identità americana. "Il sogno americano non è semplicemente trovare lavoro o la mobilità sociale. È anche che, una volta con un certo stipendio, ti compravi la casa, ti compravi la macchina, mettevi su famiglia nel tuo sobborgo e vivevi sereno. Tutto questo non è più possibile". È su questa distanza tra le aspettative degli elettori e la loro vita quotidiana che i democratici stanno cercando di costruire la propria campagna.

Una sconfitta repubblicana potrebbe peraltro riaprire il confronto nello stesso partito, tra chi sostiene senza riserve Trump e chi teme che la sua linea politica stia diventando un ostacolo elettorale. Il risultato potrebbe avere conseguenze anche per figure esterne all'amministrazione, come Elon Musk, finito al centro delle polemiche per il suo ruolo politico ed economico.

In ogni caso, sarebbe sbagliato interpretare un'eventuale sconfitta alle Midterm come la fine del movimento Maga. Il consenso intorno a Trump potrebbe ridimensionarsi, ma la sua influenza sulla politica americana difficilmente scomparirebbe da un giorno all'altro. "Di sicuro non sarà la fine dell'ideologia trumpiana, non sarà la fine del popolo Maga. È una sfumatura all'interno dell'anima americana che ogni tanto viene fuori e che anche in futuro vedremo", conclude Ficoneri.

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