Elezioni Midterm 2026, quando e per cosa si vota negli USA: come funzionano e cosa dicono i sondaggi
Domani negli Stati Uniti d’America si vota per le elezioni di metà mandato e Donald Trump potrebbe perdere la maggioranza al Congresso.
In palio ci sono i 435 seggi della Camera (che verrà rinnovata completamente) e 35 del Senato (un terzo sul totale); gli ultimi sondaggi disponibili vedono i democratici in vantaggio sui repubblicani. Senza una maggioranza parlamentare, per il tycoon diventerebbe molto più complicato promuovere l’agenda Maga. Con conseguenze potenzialmente decisive per le prossime presidenziali, in programma nel 2028.
Quando si vota negli USA per le elezioni Midterm 2026
Le elezioni Midterm si svolgeranno domani, martedì 3 novembre 2026, a due anni dalle presidenziali vinte nel 2024 da Donald Trump. Gli elettori statunitensi torneranno alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Congresso e, in molti Stati, per scegliere governatori e altri amministratori locali.
I seggi saranno aperti in tutti gli Stati Uniti, ma gli orari varieranno da uno Stato all'altro. Molti cittadini hanno già avuto la possibilità di votare anticipatamente, recandosi alle urne nei giorni precedenti oppure attraverso il voto per posta, secondo le regole statali previste per ciascun territorio. I primi risultati cominceranno ad arrivare nella notte tra martedì 3 e mercoledì 4 novembre. Per conoscere l'esito definitivo nei collegi in bilico, dove il margine tra i due candidati è risicato, potrebbe essere necessario attendere anche alcuni giorni.
Cosa sono e come funzionano le elezioni di metà mandato negli USA
Il Congresso è composto dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato: la prima conta 435 deputati, eletti ogni due anni. Ciascuno rappresenta una determinata area geografica del Paese, inquadrata in un distretto elettorale; gli Stati più popolosi eleggono più deputati rispetto a quelli con meno abitanti. Il Senato è composto da 100 membri, due per ognuno dei 50 Stati americani (senza tener conto della demografia). I senatori rimangono in carica sei anni, ma non vengono eletti tutti contemporaneamente: ogni due anni viene rinnovato un terzo dei seggi.
Invece il presidente degli Stati Uniti viene eletto ogni quattro anni; le midterm si tengono, come suggerisce il nome, proprio a metà del mandato presidenziale, e servono ad assegnare tutti i seggi della Camera e un terzo del Senato. Il 3 novembre si voterà anche per eleggere i governatori di 36 Stati e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali.
Perché vengono indette e cosa viene deciso
Le elezioni di metà mandato non vengono convocate dal presidente e non dipendono da una crisi politica: sono previste dal sistema elettorale americano e si svolgono a intervalli regolari, indipendentemente dall'andamento o la tenuta del governo. Sono un appuntamento importante per la vita democratica del Paese perché possono cambiare la maggioranza al Congresso.
Ad oggi, i repubblicani controllano sia la Camera che il Senato: questo consente al presidente Donald Trump di contare su una maggioranza parlamentare favorevole. Se i democratici strappassero ai trumpiani anche soltanto un ramo del Congresso, potrebbero ostacolare il tycoon. Inoltre, una maggioranza dem alla Camera potrebbe avviare nuove indagini parlamentari sull'amministrazione Trump. Il Senato poi detiene anche il potere di approvare o respingere importanti nomine presidenziali, comprese quelle dei giudici federali. Le midterm di solito sono un termometro politico per l’amministrazione, perché gli elettori colgono l’occasione per esprimersi sull’operato del presidente.
Cosa dicono gli ultimi sondaggi: democratici avanti sui repubblicani
I democratici sono avanti rispetto ai repubblicani. Secondo una rilevazione Reuters/Ipsos condotta tra il 22 e il 26 ottobre, il 53% degli elettori sceglierebbe un candidato democratico alla Camera, contro il 44% che indicherebbe un repubblicano. Un’altra indagine, realizzata da Marist per NPR e PBS e pubblicata il 27 ottobre, registra un risultato simile: il 52% degli elettori propende per i democratici, contro il 44% per i repubblicani. Anche la media dei sondaggi elaborata dalla CNN, aggiornata al 27 ottobre, assegna ai dem un vantaggio di nove punti.
Però questi dati vanno letti con attenzione: un vantaggio nazionale non si traduce automaticamente in una maggioranza parlamentare. Deputati e senatori vengono eletti attraverso singole competizioni territoriali; ciò significa che un partito può ottenere più voti complessivi a livello nazionale senza necessariamente conquistare la maggioranza dei seggi.
Ad oggi, lo scenario più probabile è che i democratici riescano a strappare ai trumpiani il controllo della Camera, perché i repubblicani hanno una maggioranza più risicata. Al Senato il partito del presidente ha 53 seggi, mentre i dem sono a 47. In pratica, dovrebbero prendere almeno quattro scranni rispetto a quelli che detengono oggi, e senza perderne altri.
Negli USA si vota anche per il rinnovo dei governatori di 36 Stati
Martedì 3 novembre gli americani saranno chiamati a eleggere anche i governatori di 36 Stati. Degli Stati che andranno al voto, 18 sono attualmente governati dai democratici e 18 dai repubblicani. Negli Stati Uniti, complessivamente, i repubblicani controllano oggi 26 governi statali, contro i 24 dei democratici. Le competizioni più combattute sono in Georgia, Kansas e Nevada, perché è complicato prevedere l'esito.