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Elezioni anticipate Spagna 2026: perché Sánchez ha sciolto le Camere e cosa dicono i sondaggi

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Pedro Sánchez ha convocato le elezioni sciogliendo le Camere e facendo cadere il suo governo a causa della legge sulla casa, che non è passata in parlamento la scorsa settimana.
La bocciatura del provvedimento ha aperto una profonda crisi politica, soprattutto a sinistra con i movimenti sociali che in piazza reclamano con forza il diritto all'abitare.

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Ma questo esecutivo è travagliato da tempo. Non da oggi e non solo per questo decreto: le accuse di corruzione rivolte a lui e ai suoi familiari sono più che note. Le inchieste giudiziarie lo hanno sfiorato, indebolito ma mai colpito. Soprattutto, Sánchez in questi anni ha visto, come nel resto d'Europa, l'ascesa dell'estrema destra. Ad oggi i sondaggi danno in testa una possibile coalizione tra il Partito Popolare e Vox, ossia l'alleanza tra i conservatori post-franchisti e l'estrema destra populista, quel partito gemello nei temi  e nella comunicazione a Fratelli d'Italia.

Il ruolo internazionale e la spaccatura con Roma

In questi ultimi due anni il premier si è distinto in Europa per aver tenuto una posizione distante su temi chiave come il riarmo, la Palestina, i rapporti con Israele e le relazioni con Donald Trump. A volte si è trattato di prese di posizione più annunciate che concrete, ma hanno comunque segnato una chiara distanza rispetto agli altri leader europei.

L'Italia, proprio per queste sue posizioni, lo vede come un avversario politico da combattere. Non è un caso che da fine luglio sia bloccata l'area Schengen con la Spagna: il governo ha infatti utilizzato la crisi di Ceuta per colpire Sànchez. D'altra parte, proprio sul tema migratorio Sánchez si è distinto in patria approvando una sanatoria per stabilizzare e regolarizzare mezzo milione di migranti presenti sul territorio. Anche se poi, sul controllo e sul pattugliamento delle frontiere, in realtà non c'è una grande differenza rispetto agli altri partiti di centrosinistra e di destra europei: difendere i confini per evitare quella che viene definita un'invasione.

Sánchez il "sopravvissuto": il politico dalle mille vite

Sánchez non è un politico di primo pelo, ma un vero e proprio maestro di sopravvivenza politica. In Spagna lo chiamano il re del Manual de resistencia (dal titolo della sua autobiografia) o persino Perro Sanxe, un soprannome nato come insulto dalle destre che lui, con spregiudicata intelligenza tattica, ha saputo ribaltare trasformandolo in un meme di forza e appunto, sopravvivenza.

I suoi avversari lo hanno dato per finito decine di volte. Nel 2016 fu persino defenestrato dai vertici del suo stesso partito: invece di arrendersi, riprese la macchina, girò la Spagna da solo su una vecchia Peugeot e riconquistò la leadership del PSOE contro ogni pronostico.

La sua ultima mossa arriva in un momento preciso: è in difficoltà e ha capito che da sinistra c'era una pressione fortissima per spostare l'asse del Paese. Non a caso si è appellato alla popolazione dicendo che deve scegliere tra la democrazia e l'arrendersi all'estrema destra. Ed è proprio su questo che giocherà la sua campagna elettorale, oltre che sul diritto all'abitare: sciolte le Camere, proverà a far passare le norme attraverso la Diputación Permanente, un organo esecutivo straordinario dove non ha bisogno del sostegno decisivo degli indipendentisti catalani di Junts per Catalunya che, seppur conservatori, lo avevano sostenuto in passato.

I precedenti azzardi del 2019 e del 2023

D'altronde Sánchez ha già tentato due volte questo tipo di azzardo, sciogliendo le Camere e andando al voto anticipato, ed è sempre riuscito a cadere in piedi:

Nel 2019 sciolse le Camere ad aprile dopo la bocciatura del bilancio da parte dei catalani. Vinse senza maggioranza e fece ritornare gli spagnoli alle urne a novembre dello stesso anno; pur perdendo qualche seggio, costruì il primo governo di coalizione di sinistra della storia spagnola recente insieme a Unidas Podemos.

Nel 2023 ripeté il blitz: dopo la sconfitta della sinistra alle amministrative di maggio, convocò le elezioni a sorpresa per luglio. Tutti lo davano per spacciato contro l'asse PP-Vox, ma Sánchez riuscì a contenere la destra, strinse un patto con la piattaforma Sumar e incassò i voti degli indipendentisti catalani (in cambio della controversa legge di amnistia), reincaricandosi premier contro ogni previsione.

Vedremo cosa riserverà il futuro alla Spagna, ma le elezioni del 29 novembre avranno una rilevanza europea enorme: se il governo di Madrid dovesse cambiare colore, nessun principale Paese dell'Unione europea sarebbe più guidato dalla sinistra.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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