Sondaggi, alle Midterm USA 2026 Democratici avanti di 7 punti: il 60% ha un’opinione negativa di Trump

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A meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato negli Usa, che si terranno il 3 novembre 2026, un nuovo sondaggio stima i Democratici al 49%, contro il 42% dei Repubblicani. Il 60% degli elettori è contro il presidente Donald Trump. Se i Democratici dovessero vincere, per Trump diventerebbe molto più difficile portare avanti la sua agenda.

Tra meno di tre settimane ci saranno le elezioni di midterm negli Stati Uniti e il 60% degli elettori americani, secondo il nuovo sondaggio NewsNation-Decision Desk Hq, ha un'opinione negativa di Donald Trump. Inoltre, i Democratici sono avanti di sette punti rispetto ai Repubblicani.

Ad oggi il partito di Trump controlla il Congresso, però il 3 novembre 2026 gli americani voteranno per rinnovare la Camera dei rappresentanti e un terzo dei seggi del Senato. Se i democratici riuscissero a conquistare la maggioranza in uno dei rami del Parlamento, il presidente non avrebbe più i numeri per approvare le leggi e promuovere l'agenda Maga.

I Democratici avanti nei sondaggi sulle elezioni di midterm 2026

Secondo il sondaggio NewsNation-Decision Desk HQ, realizzato dalla società TrueDot.ai tra il 5 e il 9 ottobre, il 49% degli elettori voterebbe per i Democratici, contro il 42% dei Repubblicani. Gli indecisi invece sono l'8%.

Quando è stato chiesto quale partito avesse fatto di più per meritare la preferenza, indipendentemente dalle intenzioni di voto effettive, il 46% ha indicato i Democratici e il 40% i Repubblicani. Circa il 7% ha scelto candidati indipendenti, mentre l'8% ha risposto che nessuna delle opzioni sul tavolo meritava il proprio sostegno. A differenza della prima domanda, questo quesito punta a rilevare un giudizio più ampio, che riguarda il comportamento dei partiti.

Tra gli elettori indipendenti (vale a dire quelli che non si identificano stabilmente con uno dei due principali partiti), i Democratici raggiungono il 44%, contro il 34% dei Repubblicani. Inoltre, il 65% degli elettori democratici e il 60% di quelli repubblicani dichiara di aver già deciso come votare, contro il 35% degli indipendenti. Tra i fattori che potrebbero modificare la scelta di voto, il 20% degli intervistati indica uno scandalo che coinvolga il proprio candidato, il 18% l'attenzione di altri candidati al problema che il singolo elettore considera prioritario e il 15% nuovi aumenti dei prezzi.

Il risultato di questo sondaggio è coerente con la media delle rilevazioni nazionali: secondo il sistema di monitoraggio di The Hill e Decision Desk HQ, al 15 ottobre i Democratici raccolgono complessivamente circa il 50% delle intenzioni di voto, contro il 42% dei Repubblicani. Però si tratta di percentuali nazionali: non consentono di stabilire automaticamente quanti seggi conquisterà ciascun partito, perché alla Camera si vota in singoli collegi elettorali e al Senato le competizioni si svolgono nei diversi Stati.

Quanto è popolare Donald Trump secondo i sondaggi

Secondo l'indagine di NewsNation-Decision Desk HQ il 38% degli elettori ha un'opinione favorevole di Trump, mentre il 60% ha espresso un giudizio negativo. 

Questo dato misura la popolarità personale di Trump e non l'approvazione del suo operato come presidente. Un'altra indagine con al centro proprio questa variabile pubblicata da AP-NORC  il 15 ottobre registra il 36% di approvazione e il 64% di disapprovazione tra gli elettori. Tuttavia, si tratta di una rilevazione distinta, condotta dall'8 al 12 ottobre.

Inflazione, lavoro e immigrazione: quali temi preoccupano gli elettori americani

L'inflazione è al centro delle preoccupazioni dell'elettore americano; secondo il 28% degli intervistati, si tratta della questione più urgente. Seguono il lavoro e l'economia, indicati dal 20%, e l'immigrazione e il controllo delle frontiere, scelti dal 12%. Un altro 13% ha indicato problemi diversi da quelli elencati nel questionario.

Ma quale dei due partiti viene considerato più credibile sui singoli temi? In base all'indagine AP-NORC condotta dal 24 al 28 settembre su 2.140 adulti americani, sull'economia il 34% opta per i Democratici e il 27% i Repubblicani. Rispetto al costo della vita, la differenza aumenta: 35% per i Democratici e 24% per i Repubblicani. Invece sull'immigrazione i due partiti sono praticamente alla pari, rispettivamente con il 34% e il 33%.

Sulla sanità il vantaggio dei dem è netto: il 41% si fida di più, contro il 22%; per la politica estera le percentuali sono rispettivamente del 36% e del 28%. I due partiti raccolgono numeri simili sull'intelligenza artificiale (il 23% per il centrosinistra, il 21% per il partito di Trump). Infine, sulle questioni relative alle persone transgender, il 39% indica i Democratici e il 24% i Repubblicani.

Il sondaggio mostra anche una diffusa sfiducia verso entrambi i partiti. Ad esempio, sull'economia il 28% degli intervistati non si fida di nessun partito, mentre un altro 10% considera entrambi ugualmente capaci di affrontare il problema.

Cosa sono le elezioni di midterm negli Stati Uniti e quando si vota

Le elezioni di midterm, si tengono negli Stati Uniti ogni quattro anni, esattamente a metà del mandato del presidente. Le prossime sono fissate per martedì 3 novembre 2026, due anni dopo le presidenziali vinte da Donald Trump nel 2024.

Con le consultazioni di metà mandato si rinnovano i rappresentanti del Congresso. Nello specifico, gli americani votano per assegnare tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e circa un terzo dei 100 seggi del Senato. I deputati rimangono in carica due anni, mentre i senatori sei anni. In diversi Stati si vota anche per eleggere i governatori e altre cariche locali.

Le elezioni per il Congresso, dunque, si svolgono ogni due anni, anche quando si vota per il presidente. Le presidenziali invece si tengono ogni quattro anni, con il prossimo appuntamento previsto per novembre 2028.

Le midterm sono un passaggio fondamentale nella politica Usa perché possono cambiare i rapporti di forza tra il presidente e il Congresso. Se il partito del presidente perde la maggioranza in una o entrambe le Camere, l'amministrazione deve confrontarsi con un Parlamento controllato dall'opposizione, che può modificare, rallentare o bloccare le sue proposte legislative.

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