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Beve tequila per otto ore in crociera, poi cade dalle scale: Diana risarcita dalla compagnia con 300mila dollari

Diana Sanders, 45 anni, ha bevuto almeno 14 shot di tequila per ore su una nave da crociera e ha riportato gravi lesioni dopo una caduta. Una giuria di Miami ha stabilito una responsabilità condivisa e ha condannato la compagnia a 300.000 dollari di risarcimento.
A cura di Biagio Chiariello
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Diana Sanders ha passato un’intera giornata a bere, tra i bar e i locali di una nave da crociera, finendo inevitabilmente per perdere il controllo e cadere rovinosamente giù per una rampa di scale. Oltre a ferite tutt'altro che trascurabile, l'episodio ha lasciato dietro di sé una domanda destinata ad arrivare fino a un’aula di tribunale: fino a che punto la responsabilità è solo di chi beve?

La giuria federale della contea di Miami-Dade ha stabilito che la Carnival Corporation dovrà risarcire la passeggera con 300.000 dollari, riconoscendo una responsabilità condivisa tra la compagnia e la donna stessa.

Sanders, 45 anni, infermiera di terapia intensiva neonatale della California, si trovava nel gennaio 2024 a bordo della nave Carnival Radiance, durante una crociera al largo della Baja California. Secondo i documenti processuali e quanto riportato dal Miami Herald, nell’arco di circa otto ore e mezza avrebbe consumato tra i 14 e i 15 shot di tequila, spostandosi tra diversi bar della nave tra il pomeriggio e la tarda serata.

Per i suoi legali, il punto centrale non è solo la quantità di alcol assunta, ma il comportamento dell’equipaggio durante quel periodo. Nei documenti del caso si legge che la donna “borbottava, aveva l’alito che sapeva di alcol e si comportava in modo molesto, sotto gli occhi dell’equipaggio che la serviva”.

La caduta avviene tra la fine della serata e la mezzanotte, in una zona della nave non destinata ai passeggeri. L’impatto le provoca una commozione cerebrale, possibili traumi cranici, lesioni alla schiena e conseguenze psicologiche significative.

Raccontando quanto accaduto, Sanders ha dichiarato: “Svegliarmi dopo uno svenimento e chiedere aiuto all’equipaggio per capire cosa fosse successo è stato frustrante”. La donna sostiene di aver ricevuto informazioni contrastanti e di essersi sentita “trattata come una criminale”.

La tesi dell’accusa, sostenuta dall’avvocato Spencer Aronfeld, ruota attorno al principio della somministrazione responsabile dell’alcol: “Quando si serve ripetutamente alcol a una persona visibilmente intossicata, le conseguenze possono essere disastrose”.

Carnival, da parte sua, ha respinto le accuse, sostenendo che non vi fossero prove sufficienti di una evidente ubriachezza né elementi chiari per identificare il personale coinvolto. La giuria ha comunque stabilito una ripartizione della responsabilità: 60% alla compagnia e 40% alla passeggera.

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