Un bambino di origine curda di appena sette anni è morto la scorsa notte a causa di un incendio divampato nel campo profughi di Tebe, cittadina distante una cinquantina di chilometri da Atene: il rogo, stando a quanto riferiscono fonti greche, è scoppiato in un piccolo villaggio di container che ospita centinaia di migranti; sul posto si sono recati una decina di vigili del fuoco con quattro autopompe che, nel giro di poche ore, hanno spento le fiamme. Durante una perlustrazione hanno poi rinvenuto il corpo senza vita del piccolo, probabilmente morto intossicato a causa del fumo. Sempre i vigili del fuoco hanno però riferito di essere stati ostacolati in un primo momento da un piccolo gruppo di migranti che hanno lanciato loro sassi e altri oggetti, bloccando la strada a quanto pare perché convinti che i soccorritori fossero arrivati in forte ritardo.

Al momento non sono ancora note le cause del rogo, ma dai primi rilievi sembrerebbe che a causarlo sia stato un fuoco acceso durante la preparazione del cibo. Stando a quanto riferisce Info Migrants nel piccolo container divorato dalle fiamme viveva una famiglia iraniana di etnia curda composta da undici persone. Il campo di Tebe può ospitare un massimo di 900 persone ed attualmente è quasi al limite della sua massima capienza.

Non sono purtroppo rari gli incendi nei campi profughi: oltre a quello, con conseguenze drammatiche, della scorsa notte un altro è divampato una settimana fa nel Centro di accoglienza e identificazione di Lesbo. Fortunatamente in quel caso non ci sono stati morti né feriti. L'Organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere (MSF) ha commentato l'incidente: "Questi incendi non sono più una sorpresa. l'Unione Europea 6 mesi fa hai detto ‘non più Moria' (riferendosi a un altro campo profughi greco, ndr), ma quello che vediamo è più o meno lo stesso. Tutto ciò deve finire".