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22 Luglio 2022
16:00

Assalto a Capitol Hill, la commissione d’inchiesta: Trump “scelse di non agire” per fermare la rivolta

Il 6 gennaio 2021, mentre centinaia di manifestanti devastavano il Campidoglio, Donald Trump scelse deliberatamente di non agire per fermare le violenze.
A cura di Davide Falcioni
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Quando il 6 gennaio del 2021 centinaia di manifestanti fecero irruzione al palazzo del Campidoglio, sede del Congresso degli Stati Uniti, per contestare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020 e sostenere la richiesta di Trump di rifiutare la proclamazione di Joe Biden a 46esimo Presidente USA, il leader repubblicano scelse deliberatamente di non agire.

Malgrado le pressioni dei suoi più stretti consiglieri, inclusi i figli Ivanka e Eric, l'ex presidente fu inamovibile: rimase incollato davanti alla tv a guardare l'assalto tramesso da Fox, non mosse un dito per fermarlo e così facendo tradì "il suo giuramento alla Costituzione".

È quanto affermato dalla Commissione d'Inchiesta sull'assalto a Capitol Hill, secondo cui Trump "non ha difeso il Paese" e ha "abdicato i suoi obblighi". Le indagini condotte hanno ricostruito i 187 minuti dell'insurrezione, da quando il capo della Casa Bianca lasciò il palco dopo aver invitato i suoi sostenitori a marciare sul Campidoglio a quando ha postato il video su Twitter chiedendo ai suoi fan di andare a casa. "Ha aperto la strada alla violenza e alla corruzione" con i suoi tentativi di ribaltare l'esito del voto e per questo deve "essere ritenuto responsabile", ha affermato il presidente della commissione speciale, il democratico Bennie Thompson.

Tramite video e testimonianze la commissione ha ripercorso – minuto per minuto – quelle poco più di tre ore di panico. I tentativi dei consiglieri del presidente di convincerlo a intervenire e fermare la protesta, ma soprattutto la sordità del presidente a ogni sollecitazione. Al contrario, poco prima che la violenza esplodesse il leader repubblicano twittò contro l'ex vicepresidente Mike Pence definendolo un ‘codardo' per voler certificare il voto. In quelle ore in Congresso, Pence venne immediatamente allontano dal Secret Service: gli agenti – riferisce la commissione – erano così preoccupati che potesse accadere il peggio che telefonarono alle loro famiglie per salutarle.

Con il tweet sul vicepresidente, Trump "ha gettato benzina sul fuoco", ha di fatto dato l' "autorizzazione" ai manifestanti ad alzare i toni, ha dichiarato davanti alla commissione Sarah Matthew, l'ex viceportavoce della Casa Bianca. Mentre a Capitol Hill la situazione esplodeva, l'ex presidente era impegnato con un braccio di ferro con i suoi che volevano indurlo a calmare gli animi e invitare alla pace. Ci sono volute ore, fino alle 16.02, prima che Trump si convincesse a postare un video distensivo in cui chiedeva ai manifestanti di andare a casa. Un video reso possibile in parte grazie all'intervento di Ivanka che ha aiutato a trovare le parole adatte, quelle gradite al presidente.

"Tutti" alla Casa Bianca e fuori "volevano uno stop delle proteste. Tutti tranne Trump", ha aggiunto il deputato repubblicano Adam Kinzinger, membro della commissione sul 6 gennaio. Durante le due ore e 45 minuti di udienza, la commissione ha presentato anche il video di Trump del 7 gennaio, quando a più di un giorno di distanza dall'attacco ha parlato alla nazione ma solo dopo che gli era stata ventilata la possibilità reale di un impeachment e di un ricorso al 25mo Emendamento. Il video mostra Trump rifiutarsi di dire che le "elezioni sono chiuse": "Non posso dirlo. Dico che il Congresso ha certificato" il risultato.

Alla Casa Bianca, mentre il Congresso era sotto assalto c'era anche Melania Trump. "Non sapevo quanto stava avvenendo altrimenti avrei condannato la violenza", ha detto l'ex First Lady ai microfoni di Fox poco prima dell'udienza pubblica della commissione. "Stavo svolgendo i miei compiti da First Lady – mette in evidenza -, catalogare gli articoli della Casa Bianca per gli archivi nazionali". Secondo Liz Cheney, deputata repubblicana che siede nella commissione, l‘ex presidente è "indifendibile. Ha sfruttato il patriottismo dei suoi sostenitori usandolo come un'arma".

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