Annega i tre figli piccoli e lascia i corpi in spiaggia a New York: mamma condannata a 20 anni di carcere

Nel 2002 aveva annegato i suoi tre figli nell'Oceano Atlantico per poi abbandonarli lungo la riva di Coney Island, a New York City. Erin Merdy, 34 anni, è stata condannata all'ergastolo – pena che potrebbe però scendere a 20 anni di carcere. La donna, 34 anni, aveva già ammesso le proprie responsabilità a marzo davanti alla Corte Suprema di Brooklyn, dichiarandosi colpevole di tre capi d’accusa per omicidio di primo grado. Le vittime erano i suoi figli: il più grande aveva 7 anni, il più piccolo appena tre mesi, poi c'era una bimba di 4 anni.
“Erano bambini innocenti, le cui vite sono state spezzate nel modo più straziante e impensabile”, ha detto il procuratore distrettuale di Brooklyn Eric Gonzalez in una nota. “Nessuna sentenza potrà restituirli, ma questa stabilisce che la responsabilità è stata riconosciuta”.
Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, i fatti sono avvenuti nelle primissime ore del 12 settembre 2022. Poco dopo mezzanotte e mezza, Merdy avrebbe portato i tre bambini sulla spiaggia vicino a West 35th Street, a pochi passi dal lungomare di Coney Island, dove poi li avrebbe annegati nell’Atlantico.
Circa un'ora dopo, la donna è stata vista camminare scalza lungo la riva, con un accappatoio bagnato addosso. In quel momento avrebbe contattato alcuni familiari, lasciando intendere quanto accaduto. Sono stati proprio loro a chiamare il 911 (il numero per le emergenze negli USA) e ad avviare le ricerche.
Quando la polizia è arrivata nel suo appartamento su Neptune Avenue, intorno alle 2 del mattino, la porta era aperta e in casa non c'era nessuno.
Poco dopo, i familiari l’hanno trovata a Brighton Beach, sul Riegelmann Boardwalk, ad oltre due chiloemtri di distanza. Ai parenti avrebbe detto che i bambini non c’erano più e si è scusata.
A quel punto sono partite le ricerche, proseguite per ore. Intorno alle 4:30 del mattino, i tre bambini sono stati ritrovati privi di sensi sulla spiaggia. Sono stati trasportati al Coney Island Hospital, ma era già troppo tardi.
Erin Merdy è stata quindi trasportata in caserma per l'interrogatorio e successivamente sottoposta a valutazione psichiatrica in un ospedale di Brooklyn.
Già prima della tragedia, secondo quanto riferito, erano emersi segnali di difficoltà nella vita familiare. Il padre del più grande dei bimbi, Derrick Merdy, impegnato in una lunga disputa per l’affidamento, aveva raccontato che il figlioletto spesso rimaneva senza cibo quando stava con la madre. Aveva anche riferito che, durante i periodi trascorsi nei rifugi per senzatetto, il figlio era stato costretto a usare una ciotola come bagno.
Qualche mese prima della tragedia, avrebbe detto al padre che la madre “lo faceva morire di fame”, secondo un audio poi condiviso con il New York Times. L’uomo sostiene di aver segnalato la situazione ai servizi sociali, senza che seguissero interventi concreti.
Dai messaggi emergerebbe, peraltro, anche la disponibilità della donna a cedere l’affidamento del figlio. “Sto pensando di lasciartelo e forse rinunciare ai miei diritti”, avrebbe scritto. “Lo amo abbastanza da lasciarlo con te o con tua madre, perché voglio il meglio per lui”, aggiungeva. “Voglio che possa crescere bene, avere una vita migliore”.
L’avvocato della donna, George Cooke del Brooklyn Defender Services, non ha voluto rilasciare commenti in merito alla sentenza di condanna.