Anas Al–dyabha, il fotoreporter siriano ucciso in un bombardamento a Khan Shaikhoun il 21 luglio (White Helmets)
in foto: Anas Al–dyabha, il fotoreporter siriano ucciso in un bombardamento a Khan Shaikhoun il 21 luglio (White Helmets)

Anas Al-dyabha aveva 22 anni e un coraggio da vendere. Da anni, le sue fotografie finivano sulle prime pagine dei principali giornali al mondo. Era nato a Khan Shaikhoun, nella Siria nord-occidentale. Quando nell'aprile del 2017 la sua città è stata colpita da un attacco chimico, Anas è stato uno dei pochi a documentare l’orrore degli effetti del gas tossico sulla popolazione civile. Le ultime foto le ha scattate domenica proprio a Khan Shaikhoun, prima di finire ucciso in un bombardamento.

Nella crudele guerra siriana, l’unica arma di Anas era la macchina fotografica. Tra le macerie dopo un attacco aereo, negli ospedali straripanti di feriti oppure tra le famiglie costrette a vivere sottoterra per sfuggire alle bombe, il giovane fotoreporter c’era. E scattava le sue foto, perché il mondo conoscesse il massacro che sta annientando il suo popolo.

L’ultimo abbraccio di un padre siriano alla figlia uccisa in un raid areo a Khan Shaikhoun  (Anas Al–dyabha/Gettyimages)
in foto: L’ultimo abbraccio di un padre siriano alla figlia uccisa in un raid areo a Khan Shaikhoun  (Anas Al–dyabha/Gettyimages)
Anas non era solo un brillante giornalista. Da anni vestiva l’uniforme dei Caschi Bianchi (Anas Al–dyabha/Gettyimages)
in foto: Anas non era solo un brillante giornalista. Da anni vestiva l’uniforme dei Caschi Bianchi (Anas Al–dyabha/Gettyimages)

Era già stato ferito in passato. Tuttavia, non ha mai smesso di testimoniare le sofferenze di donne, bambini e uomini, vittime innocenti di questo interminabile conflitto. Ma Anas non era solo un brillante giornalista. Da anni, infatti, vestiva l’uniforme dei Caschi Bianchi, il gruppo di volontari impegnato a soccorre i civili nelle aree che ancora sfuggono al controllo del governo di Damasco. E proprio i suoi ex compagni hanno voluto ricordarlo così: “Il nostro eroe Anas è stato ferito diverse volte in precedenza; è stato uno dei tre testimoni presenti nell'attacco chimico a Khan Shaikhoun. Lo abbiamo perso oggi dopo anni di lavoro, in cui ha evidenziato e documentato i crimini di guerra commessi dalla Russia e il regime siriano”.

Gli scatti più celebri di Anas sono ancora presenti nei suoi profili social. Su Instagram, dove si possono vedere in tutta la sua crudezza i bambini con gli occhi rivolti al cielo dopo un bombardamento, come a chiedere il perché di tanta violenza. A finire nel mirino del suo obiettivo c'erano anche gli animali: quei gatti ormai senza padrone costretti anche loro a subire le conseguenze della guerra. “La salvezza di queste creature è importante – scriveva Anas – a Khan Shaykhun, i gatti vivono da soli ora, tra le case distrutte e disabitate. L'umanità è indivisibile”.

Un altro dei celebri scatti di Anas Al–dyabha (Anas Al–dyabha/Gettyimages)
in foto: Un altro dei celebri scatti di Anas Al–dyabha (Anas Al–dyabha/Gettyimages)
Una bimba ricoperta di sangue sotto le macerie della sua casa colpita da una bomba a Khan Shaikhoun (Anas Al–dyabha/Gettyimages)
in foto: Una bimba ricoperta di sangue sotto le macerie della sua casa colpita da una bomba a Khan Shaikhoun (Anas Al–dyabha/Gettyimages)

Quando a fine aprile gli aerei russi e siriani hanno dato il via inoffensiva sulla provincia di Idlib, Anas non è scappato. Fino a domenica, quando una bomba ha messo fine alla sua esistenza. Adesso di lui rimarranno i suoi scatti, memoria indelebile di una guerra terribile.