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Uomo attaccato e ucciso da uno squalo in Australia: è il secondo caso in una settimana

Dopo l’attacco mortale di sabato scorso un altro uomo è stato ucciso da uno squalo in Australia mentre nuotava in una secca nel nord est del Paese. Inutili i soccorsi.
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Torna l’incubo degli attacchi di squalo in Australia. A sole due settimane dall’ultimo episodio, un nuovo incidente mortale ha sconvolto la costa nord-orientale del Paese. La tragedia si è consumata nella tarda mattinata di oggi lungo la Cassowary Coast, nel Queensland: qui, secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità locali, la vittima – un uomo di 39 anni – stava nuotando nei pressi di una secca situata tra i centri di Cairns e Townsville quando è stato attaccato dal pesce. I soccorritori, allertati d'urgenza poco prima di mezzogiorno, sono riusciti a recuperare il bagnante e a riportarlo a riva. Nonostante i tentativi di salvarlo, le lesioni riportate si sono rivelate troppo gravi e l'uomo è deceduto poco dopo.

La polizia del Queensland ha scelto di non divulgare l'identità della vittima né i dettagli delle ferite. Gli inquirenti hanno già avviato le procedure per redigere il dossier destinato al medico legale, classificando il decesso come "improvviso e non sospetto". "Considerando che il caso è attualmente al vaglio del coroner, non verranno rilasciate ulteriori dichiarazioni", ha tenuto a precisare il portavoce delle forze dell'ordine.

Questo attacco rappresenta il secondo evento fatale nelle acque australiane nel giro di pochi giorni. Sabato scorso, un destino analogo era toccato a un pescatore subacqueo di 38 anni, aggredito alle gambe e ucciso vicino a Perth, sul versante opposto del continente.

I dati storici dell'Australian Shark-Incident Database confermano che la regione registra una frequenza di attacchi superiore alla media globale, anche se la maggior parte dei casi non ha conseguenze letali. Proprio per questo, i litorali più frequentati da surfisti e bagnanti sono solitamente protetti da reti e sistemi di monitoraggio, barriere che purtroppo non bastano a azzerare il rischio nelle aree più aperte e selvagge.

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