Già nel 2016 Boeing sapeva dei problemi legati al 737 Max, il modello di aereo caduto in due diversi incidenti, in Indonesia nel 2018 e in Etiopia nel 2019, nei quali persero la vita in totale 346 persone. La conferma è arrivata da uno scambio di sms tra due dipendenti dell'azienda che avevano provato al simulatore il nuovo aereo e avevano riscontrato dei difetti con il sistema automatico di stabilità, Mcas. Nello specifico, Mark Forkner, un pilota della compagnia dell'epoca, raccontava a un collega che "impazzisce nel simulatore". "Beh, ti dico che non sono bravo a pilotare, ma è stato scandaloso", continua il pilota nella conversazione con Patrik Gustavsson. Quest'ultimo sottolinea poi che le istruzioni nel manuale di volo dovrebbero essere aggiornate. Dunque, dopo 3 anni da quei messaggi la verità comincia a venire a galla. "Mi aspetto una spiegazione immediatamente", è stato il commento dell'amministratore della Federal Aviation Administration (Faa), Steve Dickson alla Boeing.

Il dettaglio, non di poco conto, è emerso nel corso delle indagini relative ai due incidenti verificatisi lo scorso anno. L'azienda statunitense è infatti finita sotto processo per accertare eventuali responsabilità nelle due tragedie: la prima con il volo di Lion Air, vettore indonesiano, caduto al largo delle coste di Giava, e poi con quello dell’Ethiopian Airlines, precipitato sei minuti dopo il decollo il 10 marzo 2019 e a bordo del quale c’erano anche otto italiani. Dunque, Boeing sapeva dei problemi, anche prima che si verificassero i due incidenti. Gli investigatori sono riusciti ad entrare in possesso di una conversazione via sms intercorsa tra due dipendenti dell’azienda e avvenuta ben due anni prima del primo sinistro, e le cui evidenze sarebbero state tenute nascoste alla Federal Aviation Agency. "Sicuramente sono io che faccio schifo a pilotare, ma anche in quel caso c’è un problema ed è grave", si legge nel messaggio inviato dal pilota al collega. Nei messaggi, Forkner ammette anche di aver involontariamente mentito alle autorità di regolamentazione sulla sicurezza del sistema, anche se non è chiaro a che cosa si riferisca precisamente.

L'esistenza di questa conversazione inguaia la pozione di Boeing, che ha sempre sostenuto di non aver fatto niente di scorretto, di non aver saputo nulla e di non essere responsabile dato che il modello Max aveva ricevuto la certificazione della Faa. Ora, il CEO del colosso a stelle e strisce, Dennis Muilenburg, dovrà testimoniare davanti a due commissioni d’inchiesta del Parlamento Usa il 29 e il 30 ottobre.