Per pagare i compensi del nuovo consiglio d’amministrazione dell’Inps voluto dal governo al posto della figura unica del presidente finora vigente, verranno cancellate le buste arancioni. Quelle buste, inviate dall’istituto di previdenza, hanno il compito di informare i lavoratori dei contributi versati, della data in cui potranno andare in pensione e anche del valore dell’assegno che riceveranno una volta che si saranno ritirati dal mondo del lavoro. Ma presto non esisteranno più, come anticipa La Stampa facendo riferimento a quanto previsto dalla relazione tecnica del decreto su reddito di cittadinanza e quota 100. Negli ultimi tre anni, spiega il giornale torinese, la busta arancione è stata ricevuta da circa quattro milioni di italiani.

La novità è ben celata tra le righe della relazione tecnica che accompagna il decreto  pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Decreto in cui si prevede di istituire nuovamente il consiglio d’amministrazione dell’Inps, formato da cinque componenti, ma senza ulteriori spese – derivanti dai compensi – per le casse dello Stato. Quei soldi, allora, verranno presi da risparmi delle strutture di riferimento, Inps e Inail (anche per l’Inail si prevede il ritorno del cda). “I suddetti ulteriori risparmi saranno conseguiti in via prioritaria attraverso le riduzioni di spesa concernenti la posta massiva di cui al capitolo 5U1210029”, precisa la relazione tecnica.

Il capitolo a cui si fa riferimento è quello riguardante le “spese per l’invio di posta massiva, per la gestione della corrispondenza e per i servizi di dematerializzazione”. Detto in parole povere, non solo le buste arancioni ma anche le altre comunicazioni riservate a lavoratori, pensionati, invalidi. A rimetterci, in sostanza, saranno gli utenti. Il bilancio dell’Inps, ricorda la Stampa, prevede lo stanziamento di 700mila euro per far partire le lettere a febbraio. Ma il decreto stabilisce che quei soldi serviranno per altro.

Nel decreto su reddito e quota 100, all’articolo 25, si legge che gli “emolumenti del presidente e dei componenti del cda di Inps sono definiti senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. “Ferme restando le misure di contenimento della spesa, ciascun istituto definisce entro il 30 aprile 2019 ulteriori interventi di riduzione strutturale delle proprie spese di funzionamento”. Finora l’unico stipendio per i vertici era quello del presidente. Tito Boeri, oggi numero uno dell’istituto di previdenza, percepisce uno stipendio da 103mila euro lordi annui. I compensi dei nuovi membri del cda devono ancora essere stabiliti, ma per ora sembra che si opterà per il compenso massimo previsto nella pubblica amministrazione: 240mila euro lordi annui a testa. Per un totale di 1,2 milioni di euro. E trovare questi soldi non è facile per l’Inps, nonostante gestisca oltre 300 miliardi di spesa pubblica. Per questo motivo la scelta, scritta nella relazione tecnica, è ricaduta sul taglio della corrispondenza. A partire dalla busta arancione.

Cos’è la busta arancione dell’Inps

Il servizio ‘la mia pensione futura’ sul sito dell’Inps permette di fare una serie di calcoli ai contribuenti per conoscere i dettagli della loro pensione. Si tratta del corrispondente della busta arancione in versione online. L’istituto di previdenza spiega quindi quali sono i servizi di cui la busta arancione mette a conoscenza i lavoratori. A partire dal controllo dei contributi versati, in modo da poter comunicare eventuali periodi di contribuzione mancanti. Ricevendo la busta si può conoscere anche la data della propria pensione, l’importo stimato dell’assegno previdenziale, avere una stima del rapporto tra la prima rata della pensione e l’ultimo stipendio, ipotizzare una data di sospensione del lavoro nella data preferita dal lavoratore. Si può anche modificare la previsione del Pil per il futuro così come l’andamento retributivo annuale. E si può, infine, scegliere su quale fondo fare la simulazione.