A ognuno la sua regola. Le finestre per approfittare dell’anticipo sulla pensione e per ritirarsi così dal mondo del lavoro variano da categoria a categoria, anche con l’introduzione della quota 100. A riassumere le nuove regole per ogni singolo settore è Il Sole 24 Ore, che ricorda come funzioneranno le finestre – trimestrali, semestrali, annuali, etc… – per i lavoratori che riusciranno ad approfittare delle norme ora vigenti per anticipare la pensione. Si va dai lavoratori privati ai dipendenti pubblici, dagli insegnanti alle donne, passando per i precoci: ognuno ha le sue regole a cui attenersi, le sue scadenze e le sue finestre temporali.

La quota 100 per i lavoratori privati

Il decreto approvato in Consiglio dei ministri a gennaio permette ai lavoratori di anticipare la propria pensione con l’arrivo della quota 100: per ritirarsi dal lavoro è necessario avere almeno 62 anni di età e almeno 38 di contributi versati. Per quanto riguarda i lavoratori privati, la prima finestra disponibile per andare in pensione è quella del primo aprile 2019. In quella data potranno ricevere il primo assegno coloro i quali hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018. Chi invece i requisiti li ottiene durante l’anno o nel corso dei prossimi due anni – la quota 100 è stata infatti introdotta in via sperimentale per il triennio 2019-2021 – la finestra si apre dopo tre mesi dalla data di raggiungimento dei requisiti. L’esempio, riportato dal Sole 24 Ore, è quello di un lavoratore che raggiunge i requisiti alla data del 13 marzo: la sua finestra si aprirà il 13 giugno dello stesso anno, a tre mesi esatti di distanza.

La quota 100 per i dipendenti pubblici e gli insegnanti

Diverso è il discorso per i dipendenti pubblici. In questo caso, come più volte spiegato dal ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, la priorità è quella di garantire la continuità amministrativa. Motivo per cui le finestre sono semestrali. Per chi ha i requisiti al momento dell’entrata in vigore del decreto, la prima data utile è quella dell’1 agosto 2019. Chi invece matura i requisiti dopo quella data, la prima finestra sarà disponibile dopo sei mesi. L’esempio del Sole, in questo caso, è quello di un dipendente che raggiunge i requisiti il 30 aprile: per lui la pensione arriverà il 30 ottobre. Rimanendo saldo l’obbligo di preavviso di almeno sei mesi.

Regime a parte per i lavoratori delle scuole e delle università, come sempre avvenuto finora. Nessuna finestra su base mensile: la pensione arriva con l’inizio del nuovo anno scolastico o accademico. La domanda di pensionamento va presentata entro il 28 febbraio 2019 e la possibilità di uscita dal lavoro arriverà dall’inizio dell’anno scolastico e accademico 2019/2020. Ovvero a partire da settembre 2019.

Opzione donna

Nel decreto contenente le regole di quota 100 e reddito di cittadinanza è prevista anche la proroga di Opzione donna, l’anticipo pensionistico rivolto alle lavoratrici che hanno maturato, entro il 31 dicembre 2018, almeno 35 anni di contributi e abbiano compiuto almeno 58 anni d’età per le dipendenti e 59 per le autonome. Nel caso in cui rispettino questi requisiti, avranno accesso alla pensione anticipata con un assegno calcolato interamente con il metodo contributivo. La finestra per approfittare della pensione sarà però lontana: arriverà dopo 12 mesi per le dipendenti e dopo 18 per le autonome.

Lavoratori precoci

I lavoratori precoci sono coloro i quali hanno versato almeno un anno di contributi prima del compimento dei 19 anni. Possono andare in pensione con il versamento di 41 anni di contributi. Si tratta di persone che hanno svolto attività faticose, caregivers, invalidi civili almeno al 74%, disoccupati che hanno esaurito la Naspi e passato un altro trimestre in stato di inoccupazione. Per loro il sistema di calcolo può essere misto o retributivo. La finestra di pensionamento arriva a tre mesi di distanza dalla maturazione dei requisiti.

La pensione anticipata con la legge Fornero

L’introduzione della quota 100 non elimina la legge Fornero. Così rimangono in vigore anche le norme per l’anticipo pensionistico varate dal governo Monti, con la possibilità, per chi ha i requisiti contributivi, di lasciare il lavoro in anticipo rispetto al requisito anagrafico stabilito dalla pensione di vecchiaia. Servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. La finestra si apre a tre mesi di distanza dalla maturazione dei requisiti e prevede un calcolo della pensione basato su di un sistema misto.