La riduzione delle pensioni dei superstiti ci sarà anche nel 2020. Così come nel 2019 e in tutti gli anni precedenti, dal 1996. Un taglio che riguarda i percettori di queste pensioni che, allo stesso tempo, hanno redditi di altro genere. E che non è stato introdotto, quindi, dall’attuale governo. Negli ultimi giorni le polemiche si sono concentrate su un presunto taglio che in realtà è previsto da anni e che una circolare Inps, quella numero 147 dell’11 dicembre, ha solo ricordato, come fa alla fine di ogni anno. La norma che prevede queste riduzioni per le vedove e i vedovi, quindi, esiste dal 1995 ed è stata applicata – come ricorda Il Sole 24 Ore – da 13 diversi governi e da ogni schieramento politico. La riduzione delle pensioni di reversibilità è stata introdotta con una norma prevista dalla riforma Dini del 1995.

L’Inps ricorda poi ogni anno in che modo viene applicata la riduzione con una circolare che viene emanata a dicembre. In quella di quest’anno si ricorda che “la pensione ai superstiti a partire dal 1.9.1995 viene ridotta se il titolare possiede altri redditi”, come indicato in una tabella della circolare.

A quanto ammonta il taglio delle pensioni per i superstiti

La decurtazione viene quindi prevista per i superstiti con redditi almeno tre volte superiori rispetto al minimo: parliamo di cifre intorno ai 1.500 euro mensili. La decurtazione è del 25% dell’importo della pensione se il reddito è superiore a tre volte il trattamento minimo annuo pensionistico. Una percentuale che sale al 40% se il reddito è superiore a quattro volte il minimo e al 50% per i redditi almeno cinque volte superiori al minimo. Quindi maggiore è il reddito e maggiore è la riduzione della pensione.

Ma la cifra della pensione di reversibilità non cambia solo in base al reddito, ma anche per altre condizioni. La pensione ai superstiti corrisponde normalmente al 60% di quella del coniuge, ma può essere aumentata al 70% in caso di presenza di un figlio e dell’80% in caso di due figli. Gli assegni previdenziali, invece, si riducono se il “deceduto abbia contratto matrimonio ad un’età superiore a 70 anni; la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni o il matrimonio sia stato contratto per un periodo di tempo inferiore ai dieci anni. La decurtazione della pensione ai superstiti non opera qualora vi siano figli minori, studenti o inabili”.

Pensioni alle vedove, il confronto con gli altri Paesi

È il Sole 24 Ore a effettuare un confronto tra il funzionamento delle pensioni di reversibilità italiane e quelle degli altri Paesi Ocse. L’Italia è uno dei Paesi in cui il peso delle pensioni di reversibilità è più alto sul totale delle pensioni: parliamo di circa 4,4 milioni di pensionati per una spesa da 41 miliardi di euro. Ma l’attenzione dell’Italia verso vedove e vedovi viene confermata anche da un altro dato: siamo tra i Paesi che spendono di più per la reversibilità rispetto al totale del Pil, tra gli stati Ocse.