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L’operazione Intesa-MPS, il ruolo del governo e cosa può cambiare per i clienti: lo spiegano gli economisti

L’offerta di Intesa Sanpaolo per Monte dei Paschi di Siena potrebbe cambiare ancora una volta il panorama bancario in Italia: l’operazione interessa migliaia di sportelli milioni di correntisti, oltre ai più grandi istituti finanziari del Paese – su tutti Assicurazioni Generali. Fanpage.it ha intervistato Salvatore Bragantini e Sandro Sandri, economisti di grande esperienza, per spiegare cosa sta succedendo.
Intervista a Salvatore Bragantini e Sandro Sandri
Economisti
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A cura di Luca Pons
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Il risiko bancario ha tenuto occupati gli analisti finanziari italiani negli ultimi anni, quando si sono susseguite offerte, cessioni e fusioni che hanno cambiato profondamente i rapporti di potere nel mondo bancario italiano. La nuova offerta di acquisto di Intesa Sanpaolo nei confronti di Monte dei Paschi di Siena potrebbe essere un nuovo stravolgimento, forse questa volta definitivo.

L'operazione ha radici finanziarie e politiche molto profonde. Dietro si muovono gli interessi degli istituti e dei soggetti più potenti del Paese – Intesa e MPS, sì, ma anche BPER, Mediobanca, Assicurazioni Generali, e potenzialmente anche Unicredit. Perciò potrebbe avere ricadute concrete su milioni di clienti, che potrebbero trovarsi con un conto corrente in una nuova banca. Per fare chiarezza su tutti questi aspetti, Fanpage.it ha contattato due economisti esperti di finanza. Salvatore Bragantini, ex commissario della Consob (l'autorità che vigila sulla Borsa italiana) ed ex amministratore delegato di Centrobanca; e Sandro Sandri, professore ordinario di Finanza aziendale all'Università di Bologna.

Se l'offerta di Intesa andasse in porto – lo sapremo negli ultimi mesi dell'anno – le cose cambierebbero così: la banca BPER acquisirebbe anche Monte dei Paschi di Siena, insieme a poco meno di 650 sportelli, e da questa acquisizione nascerebbe una nuova banca chiamata Banca Monte dei Paschi; Intesa Sanpaolo, invece, si prenderebbe Mediobanca (che oggi è di MPS). Quest'ultimo passaggio è cruciale perché, insieme a Mediobanca, Intesa otterrebbe anche il 13% circa di azioni in Assicurazioni Generali. Un istituto estremamente prestigioso nella finanza italiana, che possiede anche una grande quantità di titoli di Stato.

Cosa cambia per i clienti che hanno un conto corrente con Intesa Sanpaolo, MPS o BPER

La prima questione a cui molti si sono interessati riguarda l'aspetto più concreto per la vita quotidiana: i conti in banca. Come detto, gli attuali clienti di Monte dei Paschi di Siena verrebbero in un certo senso ‘passati' a BPER, la Banca popolare dell'Emilia-Romagna controllata dalla compagnia assicurativa Unipol. BPER prenderebbe in gestione poco meno di 650 sportelli che oggi sono di MPS, e nascerebbe un nuovo soggetto chiamato Banca Monte dei Paschi. Per i correntisti di Intesa Sanpaolo, invece, non cambierebbe nulla.

Ci sarebbero della novità per i clienti con l'ingresso in una ‘nuova' banca nata da BPER e MPS? Per il momento è difficile a dirsi. Bragantini sottolinea che ci saranno certamente delle "sinergie di costo", cioè i costi saranno tagliati. Sandri pensa che le condizioni dei depositi non andranno incontro a particolari cambiamenti: dopotutto, dice, l'obiettivo dell'operazione è decisamente "politico" e non dovrebbe avere un impatto significativo sui correntisti. Anzi, continua l'economista bolognese: "In tutta sincerità, se io fossi un correntista l'operazione mi potrebbe anche tranquillizzare. Banca Intesa è una delle banche più grandi d'Europa, e non ha mai seguito delle strategie pericolose. Lo stesso si può dire di BPER: sono banche familiari, banche commerciali con una tradizione". Dunque, non dovrebbe esserci di che preoccuparsi per quanto riguarda i conti correnti.

Il ruolo del governo Meloni nell'offerta di Intesa Sanpaolo per MPS

Come detto, si tratta di un'operazione fortemente "politica". Eppure, il governo ne ha parlato pochissimo. Dopo mesi in cui l'esecutivo era stato decisamente attivo nel commentare tutti gli sviluppi delle operazioni che riguardavano Monte dei Paschi, nessuno dal governo Meloni ha preso una posizione netta sulla questione. Il ministro dell'Economia Giorgetti si è limitato a dire che vincerà "chi offre di più".

Secondo Bragantini, l'offerta di Intesa è arrivata "con la luce verde del governo". Per Sandri, il motivo è che l'esecutivo è stato obbligato a fare marcia indietro rispetto ai piani portati avanti negli ultimi anni con la scalata di Caltagirone e Delfin a Monte dei Paschi e poi a Mediobanca: "Si sono resi conto che il fatto che il Monte dei Paschi potesse essere proprietario al 100% di Mediobanca e maggiore azionista delle Generali, forse, non dava una gran tranquillità. Era un'operazione veramente stramba".

In generale, l'obiettivo del governo è "che ci sia una domanda sicura e tranquilla, per quanto possibile, di Buoni del Tesoro". Ovvero BtP, titoli di Stato italiani. E per l'acquisto di questi BtP "a maggior parte del denaro viene gestita da Generali". Di conseguenza, l'interesse dell'esecutivo è che a controllare le mosse di Assicurazioni Generali ci sia una forza non ‘ostile' al governo.

Il declino di Monte dei Paschi e il nuovo destino Generali

Per tutto lo scorso anno si è parlato di un'operazione in particolare: il tentativo di Monte dei Paschi di acquisire Mediobanca, andato a buon fine a settembre e finito al centro di un'inchiesta a novembre. Monte dei Paschi era un soggetto controllato in maggioranza dal governo, che nei mesi precedenti ne aveva ceduto il controllo soprattutto a Caltagirone e Delfin (il gruppo della famiglia Del Vecchio), considerati ‘amici'. A quel punto MPS era andato all'assalto di Mediobanca che, come detto, controlla una parte importantissima di Assicurazioni Generali: il 13%, più di qualunque altro azionista singolo. Il risultato sembrava essere che, con il sostegno del governo, Caltagirone e Delfin erano arrivati a possedere una quota molto ampia di Generali. Poi qualcosa è andato storto.

"Hanno vinto, ma si sono divisi subito dopo la vittoria", riassume Bragantini. "Io ero convinto che ci fosse stato un concerto fra Caltagirone e Del Vecchio", che è anche l'ipotesi degli inquirenti: un accordo che sarebbe illegale, perché mai dichiarato ufficialmente. "Forse c'era, però poi dopo si è rotto". Negli ultimi mesi ci sono stati diversi sconvolgimenti inattesi all'interno della banca senese: "Il risultato è che Caltagirone, che non è un soggetto abituato a perdere, ha perso".

Secondo Sandri, l'operazione messa in piedi anche con l'aiuto del governo non era destinata a reggere: "Hanno risanato Monte dei Paschi, di questo va dato merito. Però non è possibile che una banca così piccola controlli Mediobanca, la quale controlla Generali. È pazzesca come cosa. Non si può comprare qualcosa che è grande due, tre, cinque volte te".

Ora l'obiettivo di Intesa è ‘spacchettare' nuovamente MPS (da cedere a BPER) e Mediobanca (con annesse quote di Generali). L'amministratore delegato Carlo Messina ha detto che non ha intenzione di influenzare la gestione della compagnia assicurativa. Parole che Bragantini accoglie con scetticismo: "Non ci credo. È difficile anticipare i piani di questi signori, ma mi sembra impossibile che Messina sia interessato solo all'investimento finanziario, come afferma. Poi, che non voglia dire cosa farà è comprensibile".

Anche Sandri prende con le pinze le parole dell'amministratore delegato di Intesa: "Penso sia vero a metà. Credo che l'interesse di Intesa sia di ‘proteggere' Generali. Non interverranno direttamente, ma staranno lì, e chi si azzarda a toccarla troverà Intesa Sanpaolo che si oppone. Per il resto Generali avrà la sua autonomia". Cosa che tutto sommato potrebbe soddisfare anche il governo Meloni, come detto: "Non sono mai stati favorevoli a Intesa, la vedono come una banca non ‘da centrodestra'. Però si sono convertiti, forse perché hanno osservato che è una banca prudente con coefficienti patrimoniali altissimi, quindi tanto meglio averla amica".

Chi resta ancora in gioco e rischia di perdere: Banco BPM e Unicredit

I grandi ‘esclusi' da questa nuova operazione sono principalmente due. Il primo è Banco BPM. Nel piano che si era ipotizzato fino a prima dell'intervento di Intesa Sanpaolo, MPS-Mediobanca avrebbero dovuto fondersi nel prossimo futuro con Banco BPM, creando un ‘terzo polo' bancario in Italia dietro a Intesa e Unicredit. E proprio Unicredit è l'altro gigante che resta tagliato fuori dalla competizione nazionale, al momento.

Banco BPM non ha rinunciato. Domenica, ha annunciato con una lettera l'intenzione di fare un'offerta per una fusione alla pari con MPS. Nei prossimi mesi si capirà quanto vada presa sul serio, e come si muoveranno gli azionisti di MPS. Secondo Bragantini, non ci sono molte speranze: "Adesso BPM è più debole, ha fatto l'offerta che poteva fare: penso che, se salta l'operazione con MPS, corra il rischio di diventare nuovamente ‘preda'". Una possibilità alternativa sarebbe che la grande banca francese Crédit Agricole, che è la prima azionista di Banco BPM, "spinga BPM a fare un'offerta, dandole i mezzi necessari". Ma qui probabilmente il governo Meloni si metterebbe di traverso, secondo l'economista: "Mi sembra improbabile che il nostro governo sovranista accetti che una banca straniera (Crédit Agricole) assuma il controllo definitivo di una banca italiana come BPM e le dia i soldi per comprare Monte dei Paschi, andando a rompere le uova nel paniere di Intesa" e assumendo anche la quota più importante di Generali.

Per quanto riguarda Unicredit, il colosso rischia di perdere definitivamente la competizione con Intesa Sanpaolo sul territorio italiano. Sia Sandri, sia Bragantini, però, pensano che non ci sarà uno scontro: "Ha voglia Unicredit di mettersi contro il governo, che chiaramente sostiene questa operazione, quando è già impegnata con difficoltà importanti in Germania?", chiede Bragantini: "Se intervenisse sarebbe veramente una dichiarazione di guerra". Sandri concorad: "Orcel (amministratore delegato di Unicredit, ndr) è un po' un finanziere all'americana, lo dico senza nessuna offesa, ha un atteggiamento che lo spinge a fare operazioni coraggiose. Ma penso che rinuncerà a fare la battaglia contro Intesa, che diventa a questo punto inattaccabile nel mercato italiano. Chi glielo fa fare? Lui si diverte più nelle operazioni internazionali, sono più glamour".

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