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Intesa Sanpaolo vuole comprare Monte dei Paschi di Siena: cosa cambia per i clienti e nel risiko bancario

Intesa Sanpaolo ha presentato un’offerta da 30 miliardi di euro per acquisire le azioni di Monte dei Paschi di Siena. La banca verrebbe poi ‘spacchettata’: da una parte MPS si fonderebbe con BPER, dall’altra Mediobanca resterebbe a Intesa. Centinaia di sportelli potrebbero cambiare di mano. E sullo sfondo resta l’obiettivo di Assicurazioni Generali.
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A cura di Luca Pons
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L'Offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) presentata da Intesa Sanpaolo per Monte dei Paschi di Siena potrebbe ridisegnare il panorama delle banche italiane – un'altra operazione decisiva nel cosiddetto ‘risiko bancario' in atto negli ultimi anni. Sul tavolo la banca ha messo 30,6 miliardi per ottenere MPS. Se ci riuscisse, i circa 1.300 sportelli controllati da MPS e da Mediobanca (che da alcuni mesi hanno iniziato una fusione) cambierebbero di mano. Per di più, Intesa Sanpaolo otterrebbe il controllo del 13% delle azioni di Assicurazioni Generali, un istituto considerato il ‘fiore all'occhiello' della finanza italiana, estremamente solido e influente.

L'offerta di Intesa Sanpaolo per MPS

L'offerta, come detto, vale 30,6 miliardi di euro. Per ogni azione Monte dei Paschi, si mette sul tavolo un euro cash e 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo, per un valore complessivo di 10,09 euro l'una. Una valutazione più alta rispetto a quella di mercato. Starà agli azionisti di MPS decidere se accettarla. L'obiettivo della banca torinese sarebbe di ottenere il controllo completo di MPS, partendo con almeno i due terzi delle azioni (ma arrivando al 100%).

Se ci riuscisse, Intesa Sanpaolo diventerebbe il secondo gruppo bancario più grande in tutta Europa, per quanto riguarda il valore in borsa. Arriverebbe a controllare circa 3mila filiali in tutta Italia, con quasi 20 milioni di clienti. Si vedrà nei prossimi mesi se l'offerta andrà a buon fine. È già fissata per il 10 settembre un'assemblea di Intesa che valuterà le prossime mosse in base alla reazione alla proposta.

Cosa cambia per i clienti Intesa, MPS e BPER

Dal settembre dello scorso anno, Monte dei Paschi controlla anche Mediobanca. I due istituti avevano avviato una fusione che ora, però, potrebbe interrompersi. L'intenzione di Intesa, infatti, è dividerle. Soprattutto perché, per le normative antitrust, non può controllarle entrambe.

Perciò MPS, con circa 635 sportelli, verrebbe ceduta a BPER, l'ex Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, che oggi è controllata dal colosso assicurativo Unipol. I clienti di Monte Paschi, quindi, nel tempo diventerebbero di fatto clienti di BPER – o, meglio di una nuova banca nata dalla fusione dei due, forte di 2.600 sportelli circa, chiamata Banca Monte dei Paschi: un terzo polo bancario molto grande. Il costo dell'operazione sarebbe di circa 3 miliardi di euro.

Intesa si terrebbe il resto, cioè Mediobanca e circa 625 filiali. Questo farebbe saltare il piano messo in atto negli ultimi anni che prevedeva una fusione tra MPS e Mediobanca. E che, come passaggio successivo, avrebbe portato all'unione tra MPS e Banco BPM. Quest'ultima ieri ha presentato una proposta di fusione alla pari a MPS, per anticipare la mossa di Intesa Sanpaolo.

La questione Generali e le prossime mosse del risiko bancario

Sullo sfondo c'è la questione di Assicurazioni Generali. È un istituto estremamente prestigioso e potente, che non solo gestisce centinaia di miliardi di euro di risparmi nel settore assicurativo (in Italia e anche all'estero) ma possiede anche moltissimi titoli di Stato italiani. Insomma, un ente considerato tra i più ‘importanti' nella finanza italiana, attorno a cui ruotano molte delle mosse del recente risiko bancario.

Mediobanca possiede il 13,2% di Assicurazioni Generali. È una quota alta, che permette di esercitare una certa influenza sulla sua gestione. È soprattutto per questo che tutte le operazioni tra MPS e Mediobanca lo scorso anno avevano acceso l'interesse degli osservatori e degli analisti.

Intesa Sanpaolo, tenendosi Mediobanca, si prenderebbe anche quel 13,2% di Generali. In più, sempre Intesa ha approvato oggi l'acquisto di un ulteriore 3,01% di Generali. L'amministratore delegati, Carlo Messina, ha detto che si parla solo di un'operazione tecnica, e che se l'offerta andrà a buon fine Intesa si terrà ‘solo' il 13,2%, cedendo quel 3% in più.

Questo basterebbe per diventare il primo socio. Altri grandi investitori – Delfin, Caltagirone, Benetton, Unicredit – hanno percentuali più basse di azioni. Fatto sta che sempre Messina ha assicurato che non ci sarebbe l'intenzione di influire sul governo di Generali, ma solamente di usarlo come investimento: "Lo dico ora e una e una volta per tutte, consideriamo la quota in Generali un investimento azionario, niente di più. Non vogliamo intervenire sulla gestione della compagnia né sul suo management".

Resta da capire quale sarà la reazione degli altri istituti. Su tutti Unicredit, la seconda banca più grande in Italia, che con l'acquisto di MPS vedrebbe sparire la possibilità di espandersi ancora nel Paese. E anche come si muoverà il governo Meloni. Il centrodestra era stato molto attivo negli scorsi anni per favorire la fusione tra MPS e Mediobanca. Negli ultimi mesi, però, ha scelto una posizione di neutralità. La Lega, storicamente vicina a Banco BPM, sarebbe tendenzialmente contraria all'acquisto perché preferirebbe vedere BPM unirsi a MPS. Tuttavia, Meloni potrebbe scegliere di non intervenire direttamente.

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