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Paolo Belli indagato per omicidio stradale, cosa rischia: “Pena base dai 2 ai 7 anni. L’autopsia può cambiare tutto”

Paolo Belli è indagato per omicidio stradale dopo l’incidente in cui ha perso la vita Alessandro Magnani. L’avvocato Ottavio Aragona spiega a Fanpage.it cosa rischia il cantante: “L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto a sua tutela. Fondamentale che si sia fermato a prestare soccorso: ha così evitato la contestazione di un secondo reato”.
Intervista a Ottavio Aragona
Avvocato del Foro di Milano
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La notizia della scomparsa di Alessandro Magnani, il 41enne deceduto a seguito di un incidente stradale avvenuto a Cognento, in provincia di Reggio Emilia, ha scosso profondamente l'opinione pubblica anche per il coinvolgimento di Paolo Belli. Il cantante e conduttore, che si trovava a bordo della sua bicicletta lungo lo stesso tratto di strada, è ora indagato per omicidio stradale. Un'iscrizione formale che, in casi così drammatici, rappresenta un passaggio obbligato per gli inquirenti: "Un atto dovuto che serve innanzitutto a tutelare lo stesso indagato", spiega a Fanpage.it Ottavio Aragona, avvocato penalista del Foro di Milano. Con il legale abbiamo analizzato i contorni giuridici del caso, dal giallo sul presunto malore della vittima fino ai rischi reali per l'artista: "La legge non fa distinzione tra auto e biciclette: chiunque utilizzi la strada deve garantire la sicurezza altrui".

Avvocato, in casi drammatici come questo si parla di "atto dovuto" in relazione all'apertura delle indagini. Cosa significa?

Significa che siamo di fronte a un'ipotesi di omicidio stradale, un reato per il quale la Procura ha l'obbligo di avviare le indagini non appena riceve il rapporto delle forze dell'ordine. Non serve che qualcuno sporga denuncia, si procede d'ufficio. Di conseguenza, l'iscrizione nel registro degli indagati e l'invio dell'informazione di garanzia sono passaggi obbligati per legge. È un "atto dovuto" che serve innanzitutto a tutelare lo stesso indagato, per dargli fin da subito la possibilità di difendersi.

In che modo l'iscrizione nel registro degli indagati tutela lo stesso Paolo Belli?

Gli consente di accedere a tutti gli atti redatti dalla polizia giudiziaria, a partire dai rilievi stradali che sono fondamentali per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente. Questo passaggio è importante per la difesa: così come la legge prevede delle aggravanti, permette anche di valutare la presenza di attenuanti. Ad esempio, la pena può essere diminuita quando si accerta che l'evento drammatico non è la conseguenza esclusiva di un'eventuale imprudenza di chi guidava, ma ha concorso anche un'altra causa indipendente.

Come nel caso in cui la vittima, cadendo a terra, batta fatalmente la testa a prescindere dalla gravità dello scontro?

Esattamente. La pena può essere diminuita quando ci sono altri fattori che hanno concorso a cagionare l'evento. Per questo sarà di fondamentale importanza la ricostruzione della dinamica. Per farlo, la difesa deve poter accedere a tutti gli atti, in particolare ai rilievi dinamici che spiegheranno come è avvenuto l'impatto e cosa ha causato, esattamente, il decesso.

Le ricostruzioni al momento parlano di due ipotesi: il decesso dovuto al trauma cranico dopo la caduta, o un malore improvviso che avrebbe colpito il 41enne prima dell'impatto. Se l'autopsia sul corpo di Magnani accertasse la pista del malore, la posizione di Belli cambierebbe? Si potrebbe andare verso l'archiviazione?

In questo momento non è possibile fare ipotesi, però bisogna chiarire un aspetto. L'omicidio stradale è un reato autonomo, introdotto per obbligare gli utenti della strada a tenere comportamenti il più rispettosi possibile delle norme. Chi viene indagato è ritenuto, in questa fase preliminare, non aver rispettato le regole di prudenza imposte dal Codice della Strada. Da questo dato bisogna partire.

Ma dal punto di vista logico, se il decesso fosse legato solo al malore e non all'urto, verrebbe a mancare il nesso di causa. Perché allora si continuerebbe a ipotizzare il reato di omicidio stradale?

Considerando che purtroppo c'è stato un morto, in questa fase iniziale è difficile immaginare una fattispecie di reato diversa, non si potrebbe parlare ad esempio di semplici lesioni. L'omicidio stradale scatta per chiunque cagioni per colpa la morte di una persona violando le norme sulla circolazione. Diventa quindi fondamentale l'elemento dinamico: bisognerà accertare se l'uomo sia rovinato a terra a seguito dello scontro o se abbia avuto un comportamento imprevisto, del tutto sganciato dalla condotta del conducente, che ha favorito l'incidente. Questo scenario cambierebbe le cose, incidendo sulla valutazione di un'attenuante.

In termini di pena, cosa prevede l'omicidio stradale?

La pena base va da 2 a 7 anni di reclusione (come disciplinato dall'Art. 589-bis c.p., ndr). Poi ci sono aggravanti che non riguardano questo caso, come la guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti, e aumenti di pena in caso di morte di più persone.

Dal punto di vista della legge, la bicicletta è equiparata a qualsiasi altro mezzo di trasporto?

Sì, perché all'interno della norma non c'è una distinzione. La legge stabilisce che risponde del reato di omicidio stradale il conducente di un "veicolo" (categoria in cui rientrano anche i mezzi senza motore come le biciclette, ndr) a titolo di colpa specifica per la violazione delle regole cautelari, come l'art. 141 del Codice della Strada sul mancato adeguamento della velocità allo stato dei luoghi. Questo perché il conducente deve avere cognizione delle caratteristiche del mezzo, qualunque esso sia, ed è tenuto a valutare i rischi nella gestione delle manovre.

Quindi, in sostanza, chiunque si metta alla guida deve garantire la sicurezza altrui, a prescindere dal mezzo.

Esatto. Bisogna sempre tenere conto dell'articolo 140 del Codice della Strada, che impone a qualunque utente della strada di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione. Nessuno può comportarsi imprudentemente rispetto alla salvaguardia della sicurezza stradale.

Un'ultima questione. Subito dopo l'incidente, Paolo Belli si è fermato, ha prestato soccorso cercando di tenere sveglio l'uomo e ha chiamato il 118. Questo comportamento influisce sul percorso giudiziario?

Quello che ha fatto è importantissimo, perché se non lo avesse fatto sarebbe scattato un altro reato, ovvero l'omissione di soccorso. Avendo tenuto questa condotta rispettosa della norma, ha evitato che gli venisse attribuita quest'altra responsabilità penale con un procedimento parallelo. Non incide come attenuante sull'omicidio stradale, ma ha evitato la contestazione di un ulteriore reato.

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