La lingua è questione di cultura: ogni parola porta con sé un bagaglio unico di storie e tradizioni in molti casi dimenticate, e andare a ricercare il significato di un termine molto spesso vuol dire confrontarsi con un passato ricco di scambi e contaminazioni inaspettate. L’italiano, in questo senso, riserva non poche sorprese: esistono parole che oggi fanno parte del nostro vocabolario quotidiano ma che, a ben vedere, hanno un’origine molto particolare. Un’origine napoletana, ad esempio.

I linguisti le definiscono “dialettismi”: parole appartenenti ad un contesto regionale che, a seguito di una serie di modificazioni molto spesso fonetiche e morfologiche, sono entrate a tutti gli effetti nella lingua italiana. Alcune di queste sono ormai talmente radicate nella lingua comune che è difficile individuarne l’origine vernacolare: ma allo stesso tempo molte altre nascondono nel loro stesso significato l’indicazione del luogo di nascita.

“Mozzarella” e “fusillo”, prodotti napoletani

E dove poteva nascere, se non a Napoli, la “mozzarella”? Proprio come il prodotto, anche il nome ha un’origine squisitamente campana, passata poi nelle altre parlate meridionali fino a conquistare anche l’italiano: deriva dal verbo “mozzare”, ovvero separare in un colpo solo una parte da un tutto, che ricorda il procedimento di lavorazione di questo gustoso alimento.

Il marchio partenopeo sulla mozzarella è facilmente individuabile, inoltre, grazie al suffisso “ella”: comune a moltissimi termini dell’italiano, questo è uno dei segni di riconoscimento delle contaminazioni dialettali nella lingua quotidiana. Anche il “fusillo”, pur non essendo prodotto esclusivamente campano, nasce qui, insieme alla “bancarella” sulla quale magari veniva venduto in tempi antichi: quest’ultimo termine sembrerebbe derivato addirittura dal germanico “bank”, gradualmente assorbito dal dialetto e infine dall’italiano.

L’insospettabile “vongola”

Una delle parole più sorprendenti è senza dubbio la “vongola”: si tratta di un dialettismo di sicura origine napoletana, ormai privo di qualsiasi connotazione regionale e quindi, insospettabile. La sua origine è in realtà da rintracciarsi nel latino “conchula”: un diminutivo di “concha”, ossia “conchiglia”. In cosa consiste allora la sua presunta napoletanità? Dal fatto che il dialetto partenopeo è l’unico a mutare la consonante “c” in “v”: è così, con questa mutazione fonetica, che il napoletano ha prevalso sugli altri dialetti.

Carosello e malocchio: le parole più antiche

Secondo gli studiosi, l’ingresso dei dialettismi in italiano è fenomeno relativamente recente: è dopo l’Unità d’Italia che, parallelamente alla costituzione di un lessico nazionale, molti termini regionali e dialettali assumono particolare rilevanza tanto da diffondersi ed entrare nella lingua comune. Alcune parole però, sono decisamente più antiche: è il caso ad esempio del termine “carosello”, attestato fin dal Cinquecento anche al di fuori della regione. Si tratta, in questo caso, di un adattamento morfologico del “carusiello”, ovvero del salvadanaio di creta, che a sua volta sembra essere un curioso diminutivo di “testa rasata”.

Al Settecento invece risale l’entrata nella parlata comune di parole come “malocchio” e “iettatura” le quali, data la loro natura estremamente scaramantica, non potevano che essere napoletane. Anche in questo caso si tratta di adattamenti morfologici: di “maluocchio”, ovvero sguardo malevolo, e “jettatura”, che a sua volta deriverebbe dal verbo latino “iectare” nel senso di scagliare sguardi malefici.