Stress da calore, in Italia quasi 2 giorni estivi su 3 oltre i 32 °C percepiti: i dati UTCI

Con le ondate di caldo sempre più frequenti, lunghe e intense, in Italia aumentano anche i giorni di stress da calore (o stress termico) in cui la temperatura percepita supera i 32° C. Secondo una nuova analisi basata sull’Indice Climatico Termico Universale (UTCI), oggi quasi 2 giorni estivi su 3 registrano queste condizioni, con una crescita significativa nel corso degli ultimi decenni. Dal 1991, le giornate di stress da calore sono aumentate del 58%, passando da una media di 36 giorni a 57 giorni per estate. Nel 2025, le Regioni più colpite dal fenomeno sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia Romagna e Lombardia.
L’analisi, elaborata dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli dell’Istat per Greenpeace Italia, evidenzia come l’aumento delle temperature non si traduca soltanto in giorni più caldi, ma anche in una maggiore esposizione a condizioni di disagio termico. Gli effetti sono particolarmente evidenti nei centri urbani, dove cemento e asfalto, insieme alla scarsa vegetazione, trattengono energia durante il giorno e rilasciano calore durante la notte. Si parla infatti sempre più spesso di notti tropicali, in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C. Questo aumenta il calore percepito e gli impatti sulla salute, soprattutto per le persone più vulnerabili.
Quali sono le regioni d’Italia più colpite dallo stress da calore
Nel 2025, la Puglia è stata la regione italiana con la quota più elevata di giornate di stress da calore, con quasi 8 giorni estivi su 10 (79%). Seguono Sicilia e Basilicata, dove il fenomeno ha interessato quasi 7 giornate su 10 (68%) a fronte di una media nazionale del 62% nel periodo 2021-2025.
I dati mostrano come le condizioni di disagio termico non riguardino soltanto le regioni meridionali. L’Emilia-Romagna figura tra le aree più esposte, con il 67% dei giorni estivi con temperature percepite superiori ai 32 °C, davanti alla Lombardia, che registra il 65% di giornate di stress termico.
“Aggregando tutti i dati dagli anni Novanta ad oggi su scala nazionale si può notare un deciso aumento delle giornate percepite come calde in estate: si è passati da una percentuale del 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025” si legge nel report.

Cos’è l'UTCI e come si misura lo stress da calore
Per valutare lo stress da calore, la nuova analisi ISTAT-Greenpeace Italia utilizza l’Indice Climatico Termico Universale (Universal Thermal Climate Index, UTCI), una misura del carico termico percepito dal corpo umano. A differenza della semplice temperatura dell’aria, l’indice tiene conto di diversi fattori ambientali, tra cui umidità, vento e radiazione solare, restituendo una misura più vicina all’effettiva percezione del caldo da parte dell’organismo.
L’indice, espresso in °C, è calcolato sulla base dei dati ERA5, il dataset climatico prodotto dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) nell’ambito del servizio Copernicus Climate Change Service (C3S). L’UTCI identifica dieci categorie di stress termico, dal freddo a calore estremo, in base agli impatti sul corpo. Valori tra 9°C e 26 °C indicano assenza di stress termico, mentre oltre i 32 °C si entra in condizioni di stress da calore almeno forte, che diventa molto forte oltre i 38 °C ed estremo oltre i 46 °C.