Stefano Benni rifiuta il premio De Sica: “Il governo non rispetta la cultura”

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Stefano Benni ha rifiutato il premio Vittorio De Sica. L’annuncio sulla pagina Facebook dello scrittore bolognese, che ha anche esposto le motivazioni di un netto e assoluto rifiuto. Disagio, nel ricevere l’ambito riconoscimento partocinato dal Mibact dalle mani del ministro Franceschini: “il governo considera la cultura come l’ultima risorsa e la meno necessaria”.

Stefano Benni ha rifiutato lo storico premio intitolato a Vittorio De Sica. Istituito nel 1975 da Gian Luigi Rondi per commemorare il grande regista, viene annualmente consegnato alle personalità, sia italiane che straniere, che si siano distinte nel cinema e nelle altre arti, ma anche nell'ambito della cultura, delle scienze e nella società. Tra i vincitori delle passate edizioni si ricordano lo stesso De Sica, Ingmar Bergman, Ennio Morricone e Fellini per il cinema, ma anche Alessandro Baricco e Giorgio Faletti per la letteratura, e Jannis Kounelis, fra gli altri, per le arti visive.

Un duro colpo dunque quello di Stefano Benni al ministero e alle sue politiche culturali, che la dice lunga sul modo in cui viene percepita l'attività del ministro Franceschini nel mondo stesso della cultura. Estremamente chiara, semplice e dura la motivazione resa nota dallo scrittore, che sulla sua pagina ufficiale di Facebook ha spiegato a chiare lettere il suo rifiuto al premio: Benni ha deciso di non accettare un riconoscimento patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali e consegnato materialmente dal ministro Dario Franceschini. Nella dichiarazione si legge:

I premi sono uno diverso dall'altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall'appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo. Scelgo quindi di non accettare. Come i governi precedenti, questo governo (con l'opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l'ultima risorsa e la meno necessaria. Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all'estero vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare.

E ancora:

Vi faccio i sinceri auguri di una bella cerimonia e stimo molti dei premiati, ma mi piacerebbe che subito dopo l'evento il governo riflettesse se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati, privilegi intoccabili e processi alle opinioni. Nessuno pretende grandi cifre da Expo, ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell'intelligenza. Comprendo il vostro desiderio di ricordare il grande Vittorio De Sica, e voi comprenderete il mio piccolo disagio.

Queste le parole, forti, dell'autore di opere famosissime come "Il bar sotto il mare" o "La grammatica di Dio", che già da tempo aveva preso posizioni altrettanto forti sulla questione relativa al collega Erri De Luca. Questione inevitabilmente collegata, a parere di Benni, al patrimonio culturale che con il premio De Sica s'intende celebrare, come imprescindibile è il discorso sulla scuola: tutte situazioni che, secondo Stefano Benni, andrebbero "rispettate e aiutate in modo diverso".

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