6 Marzo 2013
17:58

Solar Decathlon Europe 2014: dieci prove, venti università da tutto il mondo, un solo vincitore

La competizione internazionale di architettura, giunta alla sua terza edizione, si propone di realizzare la casa solare più originale ed efficiente. Anche l’Italia è in gara con il team RhOME for DenCity.
A cura di Clara Salzano

Martin Heidegger in Costruire, abitare, pensare scriveva: «In che misura il costruire rientra nell’abitare? (…) L’essenza del costruire è il “far abitare”. Il tratto essenziale del costruire è l’edificare luoghi mediante il disporre i loro spazi. Solo se abbiamo la capacità di abitare, possiamo costruire».  A partire dall'analisi esistenziale sviluppata da Heidegger, che riconduce ogni manufatto alla dimensione dell'essere temporale dell'uomo, il concetto dell'abitare diventa un'interrogazione sul senso del nostro esistere, e quindi implicitamente del nostro fare. Ci si interroga dunque sul significato del costruire e sullo spazio dove si svolge la vita quotidiana. Naturalmente questo pensiero relaziona il cittadino con l’architettura. L’architettura è soprattutto l’idea di uno spazio la cui intima interiorità è connaturata dalla distinzione limpida tra un dentro e un fuori. L’architettura è prima di tutto residenza e dimora dell’uomo. Prendersi cura dell’abitare e studiare l’architettura da un punto di vista antropologico si rivela quindi un’antica quanto contemporanea necessità utile a circoscrivere i confini di una nuova alleanza con la natura e con la natura dell’uomo.

“Il fine primo dell’architettura è quello di esprimere, tramite il suo fine secondo, il costruire, il senso dell’abitare dell’uomo sulla terra. ”
Franco Purini
Si studia, si pensa, si costruisce, si vive: l’architettura segue il cambiamento, modificando il pensiero, attivando i sensi come se fossero terminazioni tecnologiche, attraverso le espressioni più contemporanee della progettazione e rappresentazione architettonica, per capire dove e come abiteremo. A questo risultato tende il Solar Decathlon: le “Olimpiadi dell’Architettura sostenibile”. È un concorso internazionale ideato dal Department of Energy degli Stati Uniti, attualmente guidato dal Nobel Steven Chu, in cui università provenienti da tutto il mondo si incontrano per progettare, costruire e far funzionare una casa autosufficiente a livello energetico, grazie all’utilizzo di energia solare, e dotata di tutte le tecnologie utili a massimizzarne l’efficienza. La competizione si struttura come una vera e propria gara di decathlon (dieci prove da affrontare in sequenza): le case delle diverse università, una volta realizzate vengono valutate da una giuria di esperti che prendono in considerazione le performance di temperatura, umidità, illuminazione, isolamento acustico e funzionamento delle attrezzature, a cui si aggiungono parametri come il bilancio energetico, la qualità architettonica, la facilità di produzione, il costo di realizzazione e la possibilità di assemblaggio del prototipo in una comunità abitativa.

Il Solar Decathlon Europe (SDE) viene creato nell’Ottobre 2007, attraverso un accordo firmato tra il Ministero dei Lavori Pubblici del Governo spagnolo e il Governo degli Stati Uniti, con l’obiettivo di organizzare una competizione di case solari in Europa. Lo scopo è di favorire e accelerare la diffusione di una cultura dell’edilizia sostenibile, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’impatto che le modalità di progettazione e costruzione degli edifici hanno sulla qualità della vita dei cittadini e fornire parametri di riferimento chiari agli operatori del settore oltre che  incentivarne il confronto. La prossima edizione, che si svolge ad anni alterni rispetto a quella americana,  si terrà a Versailles nel 2014 e si focalizzerà in particolare su 5 temi principali: densità, mobilità, sobrietà, innovazione ed accessibilità. L’Italia sarà rappresentata da un team di studenti, laureandi o neolaureati, ricercatori e docenti delle Facoltà di Architettura e Ingegneria dell’Università di Roma Tre, il primo in dodici anni del Solar Decathlon ad essere ammesso alla competizione. Solo pochi mesi fa la stessa università, con la sua casa "Med in Italy”, si classificava terza nell'edizione SDE 2012, tenutasi a Madrid.

Med in Italy è una casa energeticamente passiva e di classe A, che si fonde perfettamente con il territorio in cui è costruita. Il prototipo è dotato di un impianto a energia solare che produce tre volte la potenza necessaria a far funzionare il modulo abitativo. La casa nasce da un lavoro di interpretazione della domus romana, derivata dalla casa greca e matrice della casa araba, di quella catalana, della casa-corte campidanese, il tipo edilizio residenziale di base maggiormente ricorrente nel bacino del Mediterraneo: nascosta dietro un muro, preceduta da un patio con un giardino, Med in Italy è condizionata dal carattere introverso degli ambienti abitativi affacciati non sulla strada pubblica ma verso l’interno. Il progetto si basa su cinque punti fondamentali che, parafrasando Le Corbusier, sono i cinque punti di una nuova architettura sostenibile. Sul tetto una copertura di pannelli fotovoltaici che ombreggia la casa ma produce energia, coprendo anche la parete est ed ovest della casa in modo da catturare l’energia del sole durante tutto l’arco della giornata. Tutta la parte impiantistica è concentrata in un nucleo centrale della casa che ha dimensioni standard e può essere quindi trasportato facilmente. Infine Med in Italy è stato l’unico team ad aver utilizzato il treno grazie a un accordo con le Ferrovie italiane. In questo modo, si è evitato che cinque TIR carichi viaggiassero da Bolzano a Madrid, risparmiando tonnellate di CO2.

Struttura e interni in materiali sostenibili: legno per i pavimenti, gli isolanti (lana di legno) e per le strutture; plastica bio che deriva dagli scarti della lavorazione dell’olio d’oliva riveste tutto lo zoccolo e il pavimento esterno; gli arredi, in prevalenza di legno e a cura degli studenti di Disegno Industriale della Sapienza di Roma, riassemblabili e quindi tutti riciclabili un domani. Inoltre elementi creativi decorano la parete del soggiorno e del corridoio nella casa come il lavoro pittorico di Massimo Catalani, raffigurante una grande "alice o acciuga o sardina" (dieci metri per due). Realizzata con sabbie e polveri di marmo su un fondo di sensori fotoluminescenti, che accumulano luce durante il giorno e la rilasciano soffusa di notte, risulta un perfetto sistema di illuminazione passiva. L’opera raffigura un pesce povero tipico della cucina mediterranea che di notte è una sagoma non più innocua bensì incombente: “è il mostro marino di tutte le storie: è il Leviatano, è una pacifica Megattera o forse la cattivissima e cinica Moby Dick”.  Tra le caratteristiche che hanno colpito la giuria del Solar Decathlon c’è stata anche la facilità di montaggio: soltanto cinque giorni per assemblare la casa, più altrettanti per l’allaccio degli impianti. Un'altra nota di merito del progetto è stata sottolineata da Chiara Tonelli alla Cerimonia di premiazione del Solar Decathlon Europe 2012:

Nella nostra squadra la team leader degli studenti è una ragazza, io che faccio la Faculty Advisor sono una donna e anche l’ingegnere strutturista è una donna. Veniamo da un paese in cui non sono offerte grandi occasioni alle donne di lavori importanti e per questo è ancora più importante oggi essere qui con questa vittoria di cui siamo orgogliosi.

RhOME for DenCity è invece il nome del progetto che Roma Tre candiderà a Parigi: «Il nostro progetto – spiega l'architetto Chiara Tonelli, coordinatrice del team – è concepito per la città di Roma, di qui il nome, e punta alla densità urbana, sia con soluzioni per le aree periferiche sia per centri storici dei paesi limitrofi alla città». Il progetto è ancora in via di definizione : studenti di architettura hanno ideato dodici soluzioni possibili in un workshop presso la sede di Roma Tre all’Ex Mattatoio a Testaccio, organizzato insieme ai docenti della facoltà di Architettura e ai componenti del team di Med in Italy, al fine di scegliere quella da realizzare per Versailles 2014. Ogni progetto deve essere una buona risposta ai contesti culturali, climatici e sociali della regione del team, oltre che un prototipo ad alte prestazioni che deve rispondere correttamente a tutti i requisiti nel breve periodo di tempo durante il quale si confronta con gli altri. Oggi quindi l’arte del costruire è chiamata a svolgere un ruolo più intelligente e responsabile verso l'ambiente e le sfide lanciate dalla Natura. È tempo allora che gli architetti conducano la società a compiere il prossimo passo verso una nuova normalità che incorpori nel quotidiano un'attitudine responsabile verso l'ambiente.

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