Romantica di Ultimo non è un plagio di L’amore non mi basta di Emma, è solo estremamente banale

Parlare di plagi musicali nel 2026, mentre intere aziende stanno rastrellando milioni e milioni con la promessa di poter plagiare qualche altra canzone in modo estremamente efficiente, ha il sapore amaro dell’ironia involontaria. Eppure, proprio perché siamo stati programmati a litigare dalle piattaforme social e siamo bruciati da un decennio che ha minato il nostro generale senso di fiducia, ecco che questo desiderio di beccare il copione di turno diventa un passatempo globale e intergenerazionale. Andiamo al punto: alle orecchie di molti ascoltatori l’ultimo singolo di Ultimo, "Romantica", suona molto simile a "L’amore non mi basta" di Emma. L’ho scritto anch’io. Non ho mai parlato di plagio, per una semplice ragione: le canzoni non si assomigliano così tanto.
Certo, in entrambi i pezzi le strofe partono piano (in termini di dinamica, o volume se preferisci) per dare la volata a un ritornello cantato a pieni polmoni: ma questo è tipico delle canzoni di Ultimo, al punto da essere quasi un suo cliché, tanto quanto era facile trovare nel catalogo di Emma canzoni con un simile profilo dinamico. Inoltre le strofe hanno arrangiamenti diversi: "L’amore non mi basta" parte con una chitarra elettrica muted, cioè con il palmo che copre parzialmente le corde per dare un effetto percussivo che aumenta il quoziente ritmico e per isolare bene la voce; "Romantico" inizia come mille brani di Ultimo con un pianoforte che si appoggia sull’accordo di base lungo tutta la battuta, ottenendo viceversa un effetto statico e lento. Si può dire che nel primo caso l’arrangiamento riflette meglio lo stato d’animo della voce narrante, un fibrillare del cuore che carica e carica pian piano il colpo prima di liberarlo nel refrain, segnando con la musica uno stacco netto anche nel senso delle parole; nel caso di Ultimo, invece, la stasi delle strofe rendono meno logico la crescita d’intensità del ritornello. Funziona, come un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, ma per il resto non è affatto puntuale.
Più incriminante, semmai, sarebbe la melodia del ritornello. Benché su due tonalità diverse (ma le tonalità sono come il fuso orario: il fatto che adesso a Bangkok siano le 21 non significa che lì non scocchino mai le 16!), i profili dei due incisi si assomigliano parecchio per il modo in cui insistono sul terzo grado della scala e per il preciso ritmo con cui salgono e scendono da questo scalino. Non solo: benché il ritornello di Ultimo inizi con un’anacrusi (un pezzo di frase che andrebbe allacciata logicamente alla battuta successiva ma invece inizia nella precedente, come una piccola rincorsa: "spero che…"), in entrambi i casi questa melodia così simile per metrica e note casca sugli stessi punti del beat, partendo poco dopo il due e dando così uno slancio in avanti a questo giro d’accordi così simile eppure non esattamente uguale.
Già, il giro armonico delle due canzoni è pressoché identico nel ritornello, se non fosse per un’inversione che dice tutto. Nessuno ha l’esclusiva su una sequenza di accordi, quindi anche se i due giri fossero uguali non ci sarebbe nulla di scorretto. Ma c’è un punto da aggiungere alla discussione per portarla poi dalla mera analisi a un’opinione formata. Quando "L’amore non mi basta" fu pubblicata, nel 2013, quel tipo di armonia (la successione I-V-vi-IV, a rappresentare la posizione degli accordi sulla scala, ad esempio, Do-Fa-La minore-Sol) era assolutamente al centro dello zeitgeist pop, anche grazie a un famoso video satirico del 2008 che mise in fila molte canzoni vecchie e recenti che ne facevano uso nella sua forma principale o nelle sue variazioni.
La forza di questi quattro accordi messi in fila sta nel modo in cui sono propulsivi pur riuscendo a “raccontare” uno scorcio di storia solo attraverso il rapporto reciproco tra accordi. Per esempio, la precisa sequenza di Emma (IV-I-V-vi) genera un dualismo tra la risoluzione della prima metà del giro e la nota agrodolce su cui esso termina: non è un caso che moltissime canzoni che hanno adottato questo giro parlano del riscatto personale dentro una situazione tossica e che lascia i protagonisti emotivamente sfregiati; come dire che ci si rialza in piedi, sì, ma molto ammaccati.
"Try" di P!nk, canzone che Emma spiegò da subito – lo disse a Rockol – di aver usato come riferimento e ispirazione, dice precisamente queste cose. E non c’è nulla di più anni Dieci di questo senso di empowerment personale, un’autosuggestione perfetta per l’apice degli anni della crisi finanziaria: le cose vanno malissimo, ma se tengo dritta la schiena e butto il cuore oltre l’ostacolo, arriverò a una versione migliore di me. Come no. Ma il pop deve vendere sogni, e in quella particolare fase della cultura pop globale, queste fantasie erano di gran moda.
La canzone di Ultimo, invece, usa un lessico simile per dire qualcosa di molto diverso: il suo giro armonico (IV-I-vi-V: sembra uguale a quello scritto prima, ma fai attenzione) si chiude con un accordo di dominante che dichiara concluso quanto aveva da dire, e che chiudendo il loop nel giro successivo non ha nemmeno lontanamente la stessa spinta in avanti. Quel poco di tensione che si genera si spegne ben presto senza che nulla sia cambiato per il protagonista. Che, in effetti, è un osservatore distante degli eventi che narra. Anche per questo la melodia di Romantica diverge dalla canzone a cui viene paragonato: perché mentre Emma ha bisogno di slanciarsi in alto per far sentire lo strappo dalla normalità della sua scelta di andare via ("il nostro PANE QUOTIDIANO"), invece Ultimo può adagiarsi sulla poltrona e far calare di nuovo fino alla casa base il suo inciso ("come io guardo te"). Senza posta in gioco personale se non una posizione da osservatore onnisciente, non ha senso sforzare un acuto (a malapena ha senso alzare il volume della voce, ma ognuno a casa propria parla con il volume che preferisce). Questa differenza di calibro tra le due canzoni si nota anche se consideriamo il destinatario ideale dei due diversi brani.
In "L’amore non mi basta" Emma chiede a chi ascolta di immedesimarsi nella voce narrante: ingenuo, forse, ma è quanto facciamo con la canzone popolare da sempre. Chi l’ascolta, e oggi la condivide compulsivamente su TikTok, la sta dedicando a sé stesso o sé stessa: è una canzone a cui, se vuoi ingenuamente, si consegna una parte della propria identità, usando l’autorità e l’esempio della cantante come rassicurazione e consolazione. In "Romantica", invece, è in atto un altro meccanismo: è la canzone che la voce narrante dedica a qualcuno, alla persona che sta ascoltando e che quindi non si immedesima come soggetto ma come oggetto: possiamo immaginare, quindi, che sarà un pezzo che fidanzati o amici dedicheranno alle loro amiche (i ruoli di genere sono molto più definiti qui, vedi “il tipo” e “romantica”, cioè il titolo stesso). In questo caso, non ci si sente speciali perché ci si ritrova nei pensieri e sentimenti di una protagonista, ma perché si viene fatti oggetto di una dedica.
Insomma, se c’è una colpa nella canzone di Ultimo non è il plagio, ma è l’imitazione immotivata, la scelta di dire e suonare in un certo modo solo perché suona bene e perché in queste formule si incastrano a sufficienza nella sua poetica. Ultimo ha avuto canzoni con giri armonici ancora più simili al modello di cui sopra: "Pianeti", per esempio, in cui poi il cantautore seppe inserire un Do minore che aumentava ulteriormente l’amarezza di una canzone che sapeva esattamente cosa voleva dire e come; e poi le forme addomesticate di rock concesse a queste ballate a 110 BPM si sono già trovate in passate, dalle chitarre di "Colpa delle favole" alla batteria dritta di "Il capolavoro", approcci che già nei primi dischi mostravano un’altra matrice nella musica di Ultimo, oltre il piano-e-voce e i ritmi sincopati da pop-rap che furono la sua cifra iniziale, e che cementarono la sua immagine di creatore di ponti tra un gusto contemporaneo e la tradizione melodica nostrana.
Quell’ibridazione rispondeva a una precisa temperie culturale, era il segno colto con precisione di una fase di passaggio. In un’Italia sempre più familiare con i suoni e le metriche del rap, finalmente entrato nei gangli del mainstream, Ultimo forniva un rifugio solido per chi non si sentiva uguale alla maggioranza rappusa, ma che non ne respingeva la totalità dei concetti e degli strumenti: Ultimo parlava a una pluralità numerosissima di persone che cercavano un rifugio dal presente, dalle sue regole e dalle sue incertezze, ma che non erano nemmeno pronti a lanciarsi in un’avventura davvero coraggiosa.
Mentre tutto cambia, mentre il pop smette di catturare l’immaginazione, mentre nulla funziona e tutto sembra fake, una canzone di Ultimo consola e rassicura perché suona estremamente tradizionale (ha la melodia bene al centro di tutto) ma non sa di vecchio. E questo lo fa appropriandosi di estetiche come in un buffet: senza tanti costi e nessun impegno, si può pescare qualcosa da questo o quel sound, senza dimenticare di chi è il nome sull’insegna. Il caso di questa canzone è emblematico. Strappati via dal contesto in cui erano entrati al centro di un certo discorso socio-culturale, anche vacuo e naif s’intende, quella melodia, quell’armonia e quell’arrangiamento diventano simulacri vuoti, un’offerta musicale che dà conforto anche se non si sa esattamente perché, forse solo perché suona sufficientemente familiare ma non comune nel linguaggio corrente. (Ed ecco la solita equazione irrisolvibile del pop).
Il vero peccato di "Romantica", insomma, non è un eventuale, indimostrabile, assurdo furto. È la sua imperdonabile mancanza di originalità, cioè la sua incapacità di dire qualcosa con una coerenza interna, la sua adozione immotivata e superficiale di uno stile. E, oltre il più sottile esempio dell’arrangiamento o dell’armonia, lo dimostrano le incongruenze logiche del suo testo: "sbrocchi ma sei romantica" è un’avversativa che non ha realmente senso, dato che i romantici non erano certo immuni agli sbrocchi (basta chiedere a Jacopo Ortis). Per non parlare delle pigrizie sintattiche: qualcuno versi una lacrima per i congiuntivi innocenti che sono stati sacrificati nel ritornello, e che fanno infuriare ancora di più quando, a tradimento, ne ricompare uno ("spero che hai trovato" ma poi "sappia che cosa c’è nei tuoi silenzi").
"Romantica" è una canzone confusa, che non sa quel che vuole dire ma sa solo a chi dirlo e come dirlo. E, a giudicare dal precedente singolo "Acquario", Ultimo sa bene a cosa serve: a offrirgli uno svincolo per uscire dalla solita immagine di autore di ballad, avvicinandolo a qualcosa che con una manica molto larga possiamo chiamare “rock”. Ma anche chi riduce i suoi difetti a una scusa per litigare con i fan di un’altra sponda è confuso. Anche chi prova piacere nell’accusare questo o quel personaggio pubblico di atteggiamenti scorretti è piuttosto confuso. A volte una canzone non deve essere per forza un plagio, un inganno, un sotterfugio: può essere solo molto brutta.