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5 Dicembre 2014
00:02

Perché Napoli non canta contro la camorra?

Paura, omertà, connivenza? Quali sono i veri motivi che si nascondono dietro il disinteresse generale, e trasversale, della musica napoletana verso il fenomeno camorristico? Se lo chiede Daniele Sanzone, scrittore e fondatore della rock band ‘A67, nel suo ultimo libro “Camorra sound”, vincitore del 19° Premio Nazionale Borsellino.
A cura di Luca Iavarone
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Camorra sound
Camorra sound

"Perché ci si scandalizza di fronte ai neomelodici e mai del fatto che la cosiddetta "musica impegnata" non abbia mai preso posizione contro la camorra"? Questa è la dichiarazione d'intenti dell'indagine di Daniele Sanzone in "Camorra sound" (Magenes Editoriale, 2014), un libro che si propone di aprire un dibattito interessante, necessario e duraturo tra i protagonisti della scena partenopea dagli anni '70 ad oggi.

Con un coinvolgimento reale e tangibile in ogni passo della sua disamina, lo scrittore e leader della rock band ‘A67, affronta una questione che sembra essere cruciale per gli artisti della sua generazione, quella di band e cantanti che hanno cominciato a produrre negli anni 2000 e che sono cresciuti a pane musica. Una musica che ha fatto la storia (dal Neapolitan Power alle posse), verso la quale però non riescono ad essere del tutto indulgenti, per il modo in cui i loro predecessori hanno trattato (o non hanno trattato affatto) la camorra nei loro testi, non schierandosi, o fornendo letture parziali o troppo politicamente orientate del fenomeno.

Con una struttura scientifica, un percorso cronologicamente ben argomentato e un ottimo apparato bibliografico, Sanzone ci accompagna in un viaggio attraverso la rappresentazione del camorrista nella canzone, dalla nascita della sceneggiata ai giorni nostri. Si parte con la contrapposizione tra Mario Merola (guappo "buono") e Pino Mauro (delinquente orgoglioso di essere tale), e si passa per diverse fasi:  il Naples Power (De Simone, NCCP, Napoli Centrale, Pino Daniele, Edoardo Bennato), la Vesuwave, la canzone neomelodica, fino alla musica del cosiddetto Rinascimento Napoletano, per ritrovare, inaspettatamente, gli stessi due poli. Da un lato, una canzone come " ‘O bbuono e ‘o malamente" degli Almamegretta (dove il guappo "buono" ritorna, istigato a delinquere dal sistema consumistico), dall'altro il gansta rap dei CoSang, che, in un'estetica violenta, talvolta hanno esaltato chi delinque.

A campeggiare dietro questa narrazione storica c'è una forte convinzione dell'autore: dal terremoto dell'80 in poi nessuno poteva più fingere di non sapere.  Con l'avvento della Nuova Camorra Organizzata la faccia più spietata dell'organizzazione criminale è venuta allo scoperto, portando con sé una scia di sangue continua e senza interruzione.  Al cospetto di questa mattanza gli artisti "impegnati" avrebbero dovuto intervenire e non nascondersi più dietro il mito del piccolo criminale costretto a delinquere per mancanza di alternative. Come dichiara Sanzone: "Se anche una sola persona (e fortunatamente si tratta della maggioranza) riesce, in contesti difficili, a scegliere altro, significa che una scelta c'è sempre. Per questo motivo credo sia necessario non giustificare, se non vogliamo legittimare chi delinque e avvalorarne il modello culturale, come nel caso di ‘O bbuono e ‘o malamente degli Almamegretta".

Un vero e proprio attacco frontale a due, tre generazioni, che hanno combattuto per grandi ideali, senza cantare della propria terra alla propria terra. Una posizione sicuramente dura, quella di Sanzone, che pur ponendosi sotto l'egida di Roberto Saviano, non gli risparmia qualche critica sulla serie prodotta a partire dal suo best seller.

Questo dibattito, così ben articolato grazie a numerose interviste fatte a tutti i personaggi chiamati in causa (da Raiz a Capone, da Sergio Maglietta a Gianni Lamagna, fino a Lino Vairetti ed Edoardo Bennato) ma anche a eminenti personalità che fuori da Napoli hanno avuto a che fare con la canzone di mafia (Dario Fo, Caparezza, i Giganti, Frankie Hi-Nrg), culmina con alcuni esempi virtuosi da un lato (Lucariello, Capone e gli stessi ‘A67), e una sincera presa di posizione di Daniele Sepe e di Luca Zulù Persico dal'altro, che dichiarano la loro difficoltà a vedere nello Stato un valido interlocutore a cui "denunciare" le mafie. Una posizione che Sanzone non intende abbracciare, ma alla quale dà onorevolmente un grande spazio, anche ricordando che lo Stato fu omertoso nei confronti dei cittadini, quando nel '97 Carmine Schiavone dichiarò che entro vent'anni, per lo sversamento dei rifiuti, i Casertani sarebbero tutti morti di cancro.

Si tratta di una polemica che al di là di ogni conclusione è sicuramente vitale, perché capace di stimolare una riflessione attualissima e, soprattutto, perché riesce a mettere gli artisti (e anche chi li ascolta) di fronte a una forte presa in carico: siamo tutti responsabili dei modelli culturali che proponiamo e avalliamo. E così ci torna alla mente, per prossimità e coerenza, quell' " ‘A camorra song' io"che gli ‘A67 scelsero di scrivere nel 2005, per dichiarare, in musica, che "per quanto ci crediamo assolti, saremo per sempre coinvolti".

"Camorra sound" è stato, recentemente,  vincitore del 19° Premio Nazionale Borsellino, conferito alle personalità italiane che hanno offerto una testimonianza di impegno, coerenza e coraggio particolarmente significativa nella propria azione sociale e politica contro la violenza e l’ingiustizia, e in modo particolare per l’impegno profuso in difesa e per la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità. Un premio che farà sicuramente da sprone alla diffusione (e alla ristampa) di questo libro che si pone come punto cruciale da cui partire per la produzione di nuove canzoni all'ombra del Vesuvio.

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