Madame dissa Shablo in Mai più: “Quando mi lanciarono pietre a Sanremo neanche un come stai?”

Madame ha pubblicato nelle scorse ore il suo terzo album, "Disincanto". Tra le canzoni più discusse c'è senza dubbio "Mai più". Il brano è stato prodotto da Bias, nome d'arte del producer Nicolas Biasin, e vede l'ennesima rottura della "quarta parete" con il pubblico da parte dell'artista veneta. In un progetto in cui il concetto di disillusione viene destrutturato – come il soggetto protagonista – per diventare lo strumento di nuova consapevolezza, "Mai più" risulta una fotografia delle contraddizioni dell'industria musicale. In un tono disincantato che sembra riprendere le redini di "Amiconi – Freestyle" presente nel suo disco d'esordio omonimo, Madame dissa due esponenti del rap italiano.
Da una parte, appare chiaro il riferimento a Shablo, quando parla di "primo manager che gareggia a Sanremo". Inoltre, seguendo una certa narrativa della scena rap nei confronti del portale Esse Magazine, è abbastanza diretto il riferimento alla testata creata da Antonio Dikele Distefano nella seconda strofa. Un esercizio di autenticità, oltre che di stile, che rifiuta le facili logiche del mercato e i compromessi per la costruzione del proprio successo. Qui il testo e il significato della canzone.
Il testo di Mai Più, la nuova canzone di Madame
Ho fatto un patto con il diablo, -ablo
E non l'ha rispettato, solo lui è il milionario
Per farmi fare il salto o stare sul piedistallo
Ha fatto fare a un altro e si è preso il denaro
E dopo l'ha flexato con la bio preimpostata
Fiero del suo lavoro bello l'hanno ripostato
È stato riportato da giornali e da radio
Te lo sei meritato, ma non ho meritato
Di avere al mio fianco un polipo polimorfico, poliedrico
Il primo manager che gareggia a Sanremo
Quando ci andavo io e mi lanciavano le pietre
Nemmeno un "Come stai?", nemmeno un "Cosa succede?"
Ma perché punto il dito? Sono io che sono scema
Sono io che credo a tutto quеllo che mi viene dеtto
Sono io che faccio hating, non prendetemi sul serio
Sono una malata psichiatrica senza un freno
Chi sa la verità non la dirà mai e vi spiego come
O trafuga con loro o non può pronunciarne il nome
Schiavi del denaro polarizzano il successo
Ma io non compro il pubblico, quindi mi tiro indietro
Tradite voi stessi oltre a quelli che avete accanto
Non so come vi vogliono e non voglio mai impararlo
Detto ciò mi diverte quello che stai diventando
Non mi stupirei se mi rispondessi cantando
Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l'età non vanno giù bene certe sere
In cui pensavi a tutto tranne che all'inganno
In cui pensavi tutto in fondo stesse andando
Salvati ora o non puoi più, bebe, più, bebe
Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l'età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell'abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe
Me l'hanno anche proposto di far musica più semplice
Più stupida, più clickbait, che ampli un poco il pubblico
Qualcosa di più stupido, un testo meno subdolo
Meno cattivo, meno umile, meno scorbutico
Me l'ha proposto un suddito del proprio ego
Il grugno di chi sta qua dietro
All'unico giornale di tutto il rap italiano
Che si fa dare migliaia di euro per un articolo e mezzo
Per un commento sul pezzo perché il disco è osceno
Si fan pagare a ore come le puttane
Più le royalties per consigliare i film
I pezzi fatti col nastro trasportatore
La fabbrica dell'orrore, sperando che esca la hit
Non entra in casa mia chi dice le bugie
Fai guerra agli impostori e poi ci fotti alla fine
Ho sbagliato tutto a fare il festival, dicevi
Ma ti ci aggrappi coi denti, perché muove le classifiche
Mi chiudo in studio e guardo da lontano
Per me la finzione finisce dove c'è inganno
Ho finto anch'io di cantare prima di farlo
Ho finto anch'io di essere qualcun altro
Ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro
Grazie a Dio non sarò mai qualcun altro
Guarda dietro le quinte, con me non serve il sipario
Io rompo la quarta parete e ti cado in braccio
Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l'età non vanno giù bene certe sere
In cui pensavi a tutto tranne che all'inganno
In cui pensavi tutto in fondo stesse andando
Salvati ora o non puoi più, bebe, più, bebe
Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l'età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell'abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe
Si salvi chi non ne può più, bebe, più, bebe
Che se non hai l'età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell'abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe
Il significato di Mai Più, la nuova canzone di Madame
"Mai più", presente nella tracklist del nuovo album di Madame dal titolo "Disincanto", è stata scritta dall'autrice veneta e prodotta da Bias. Su un tappeto musicale abbastanza spoglio, che permette a Madame di dosare la velocità delle proprie barre, la canzone è un taglio con il recente passato. Infatti, la ricerca dell'autenticità non si limita solo ai due riferimenti più diretti nel testo, ma anche alla decostruzione di un momento particolare della sua vita. Inoltre, il riferimento alle polemiche sanremesi, legato alla vicenda sul vaccino Covid-19, si esprime attraverso lo stato d'animo della cantante, che in quei giorni non ha ricevuto messaggi né vicinanza da parte del "primo manager che ha gareggiato a Sanremo". Utilizza inoltre un'assonanza nell'intro del brano quando parte con: "Ho fatto un patto con il diablo, -ablo".
È però all'inizio della seconda strofa che Madame rompe la quarta parete con il pubblico, confessando di aver ricevuto proposte di semplificare la sua musica: "Me l'hanno anche proposto di far musica più semplice, più stupida, più clickbait, che ampli un poco il pubblico / qualcosa di più stupido, un testo meno subdolo". Nel segmento seguente la fotografia assume nitidezza, confessando che la proposta è arrivata da chi sta dietro "all'unico giornale di tutto il rap italiano che si fa dare migliaia di euro per un articolo e mezzo". Inserendosi in una narrativa già diffusa nella scena rap italiana, sia nei brani che fuori, il riferimento sembra chiaramente indirizzato a Esse Magazine, che continua a scomporre successivamente con "pezzi fatti col nastro trasportatore".
Infine arriva la presa di coscienza, il concetto di realtà e finzione che non elude più se stessa: "Ho finto anch'io di cantare prima di farlo / ho finto anch'io di essere qualcun altro, ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro". Questo passaggio appare come il segno di redenzione per la cantante, ma anche un momento di totale verità nei confronti del pubblico, anche se in totale contrapposizione con l'industria discografica che la sostiene. Tutto richiama un'immagine teatrale, in cui canta: "Guarda dietro le quinte, con me non serve il sipario, io rompo la quarta parete e ti cado in braccio". La canzone si chiude con una registrazione in studio, in cui tenendo il tempo con le mani, Madame canta il ritornello del brano. Ci potrebbe essere un riferimento a "La mia parola", proprio il singolo sanremese di Shablo, che nel segmento prima dell'ultimo ritornello, contiene un momento gospel con lo schiocco delle dita a tenere il tempo.