Il murale di Blu a Materdei, Napoli (foto di Valeria Iodice)
in foto: Il murale di Blu a Materdei, Napoli (foto di Valeria Iodice)

Un gigantesco omone verde è spuntato nel quartiere Materdei di Napoli. Occhi vuoti, solo un numero lo identifica come il simbolo dei tanti volti senza nome che sono passati per quel luogo: il murale copre infatti un lato dell'ex OPG, l'ex ospedale psichiatrico giudiziario di via Imbriani, nel cuore di uno dei quartieri storici del centro della città partenopea. Non un murale qualsiasi: l'autore dell'inquietante rappresentazione sarebbe infatti lo street artist conosciuto come “Blu”.

Considerato uno dei migliori street artist in circolazione, Blu è nato a Senigallia. Solo questo si sa dell'artista che, pur rimanendo nell'anonimato, fa continuamente parlare di sé. Ha iniziato a farsi conoscere nel 1999, grazie a una serie di graffiti eseguiti nel centro storico di Bologna e negli spazi occupati del centro sociale Livello 57. Nel 2007 insieme al collettivo Santa’s Ghetto si è recato in Palestina, assieme a Banksy, Mark Jenkins, Ericailcane, Swoon e Faile, per dipingere sulla barriera di separazione israeliana nei pressi di Betlemme. Sotto una torretta di avvistamento Blu ha dipinto un ragazzo che cerca di abbattere il muro con un dito.

Blu realizzava i primi lavori con la bomboletta spray, tipica del writing tradizionale. Ma a partire dal 2001 le sue opere hanno iniziato ad essere più elaborate, eseguite quindi con vernici a tempera e con l’ausilio di rulli montati su dei bastoni telescopici: ingrandendo la superficie pittorica, sono cambiati anche i soggetti. Blu dipinge solitamente umanoidi dai connotati inquietanti, drammatici, sarcastici però nel modo in cui si relazionano al contesto: come nel caso dell'omone verde di Materdei, che spalanca la bocca là dove spunta una finestra.

(foto di Valeria Iodice)
in foto: (foto di Valeria Iodice)

Nel 2014 i murales che Blu ha realizzato a Berlino sono stati rimossi: "Brothers e Chain", questo il nome del grande murale dello street artist italiano sui palazzi di Cuvrystrasse, a Kreuzberg, che oggi non esiste più. I personaggi di Blu, due astronauti con mascherina realizzati nel 2007 in occasione della grande manifestazione "Planet Prozess", erano divenuti un punto di riferimento nella città di Berlino e un simbolo della lotta della comunità di Kreuzberg contro il capitalismo. La steet art è anche questo: è anche soggetta ai cambiamenti del contesto che la circonda, e soprattutto all'intervento umano. Ma Blu non si è mai fermato, e ha continuato a portare la sua arte e il suo messaggio in tutto il mondo.

In Sud America

Blu, El hombre Banano, Avenida Bolovar, Managua, 2005
in foto: Blu, El hombre Banano, Avenida Bolovar, Managua, 2005

Nel 2005 partecipa insieme ad Ericailcane e ad altri artisti sudamericani al festival Murales de Octubre, in cui dipinge "El hombre banano", nell’Avenida Bolivar. Città del Messico, Città del Guatemala, Managua, Nicaragua City, San José e Buenos Aires: fra il 2007 e il 2011 Blu è tornato più volte in Sud America, partecipando, fra le altre cose, al festival "A conquista do espaço" di San Paolo. Per l'occasione disegnerà un murale entrato nella storia, in cui il Cristo Redentore di Rio de Janeiro è sommerso da una montagna di armi da fuoco.

In Italia, da Bologna a Napoli

A Bologna sono ancora molti i lavori di Blu, che sono sopravvissuti al tempo. Ma anche a Milano, a Firenze, ad Ancona, a Messina e poi a Grosseto, dove nel 2004, sul muro di un edificio scolastico, l’artista ha realizzato un grande murale dal titolo "World Wide Trap", che ritrae una schiera di decine di persone identiche, apatiche e collegate da cavi, a voler simboleggiare la manipolazione e l’omologazione da parte di Internet. Nel giugno 2015 a Lecce ha decorato l’intera facciata del Binario 68 occupato, in via Dalmazio Birago, e oggi è a Napoli, nel cuore di una città che continua ancora ad urlare disperata, proprio come il suo grande omone verde.