La violinista dell’orchestra di Muti dice addio alla musica: “A nessuno interessa la cultura”

A cura di D. F.
Immagine
Roberta Mazzotta, violinista dell’orchestra giovanile diretta da Riccardo Muti, intende riporre lo strumento nella custodia: “Sembra che in Italia della qualità e della cultura non interessi a nessuno”.

C'è chi va a fare il bagnino, chi il cameriere in un bar. C'è chi opta per il manovale e chi per il bracciante agricolo. Eppure loro, i "ragazzi del maestro Muti", sono tra i talenti più importanti d'Italia in campo musicale e di loro il grande direttore d'orchestra ha parlato nei giorni scorsi da Spoleto: "Sono la faccia pulita dell'Italia, il punto da cui partire per ricostruire tutto". Tra loro, tra i componenti dell'orchestra Cherubini, c'era anche una ragazza, Roberta Mazzotta, che proprio oggi compie 31 anni e che per l'occasione ha raccontato di voler dare l'addio alla musica. Ha infatti raggiunto il limite massimo di età per rimanere nell'orchestra giovanile fondata dal maestro Muti e, vista la situazione italiana, sarà difficile riuscire a sbarcare il lunario come violinista. Dovrà riporre il suo strumento nella custodia e cercarsi altro da fare. Altro che gli consenta di progettare un futuro, pagare un affitto, permettersi di vivere da sola. La musica, coi tempi che corrono, è ben lungi dal poter permettere a una donna 31enne di vivere di quello. E pazienza se si tratta di una delle musiciste più talentuose d'Italia.

Intervistata dall'Ansa Roberta ha raccontato: "Sono nata a Lecce e un po' forzata dai miei genitori, un pò per gioco, a 6 anni ho iniziato a suonare, poi ho continuato e a 9 ero al conservatorio. Da subito ho amato il repertorio classico, Mozart, Bach. Negli ultimi due anni del conservatorio (dove si è diplomata con 10/10 ndr.) ho fatto l'audizione per l'orchestra di Fiesole". A partire da quella esperienza è entrata a far parte dell'orchestra Cherubini: "Avevano avuto il nome dalla Fiesole e mi presero. Il primo anno facemmo il concerto inaugurale al Teatro dell'Opera di Roma per il festival del cinema. All'inizio mi chiamavano sporadicamente, poi sempre più spesso per appuntamenti importanti".

Prende così il via la sua splendida avventura. Suona a Salisburgo e a Madrid, ma arriva anche in Oman e Bahrein: "Ma il concerto più emozionante – racconta ancora – fu quello a Nairobi, Le vie dell'amicizia, nel 2011 con il Va pensiero e il coro dei bambini della scuola africana. C'era un clima irripetibile, un momento indimenticabile". E dell'orchestra fondata dal maestro Muti dice: "La Cherubini? È diventata come una famiglia per me: si instaurano rapporti d'amicizia veri e profondi. In tutta la mia vita musicale questa è stata la mia vera scuola, ho imparato a stare in un'orchestra grazie a Muti, all'amore e al rispetto per la musica che ha e trasmette agli altri. È stata un'esperienza indimenticabile e inequiparabile. Non ce ne saranno altre, altrove è diverso, non c'è la stessa passione. Ormai nelle orchestre fai il tuo, come il lavoro d'ufficio fai le tue ore e torni a casa, non ti rimane niente. Anche alla fine di Spoleto, vuoi che era un concerto particolare per me, rimane la soddisfazione e l'appagamento: è il lavoro che amo e che vorrei fare tutta la vita".

Ma ora che farà? La violinista confessa di non saperlo ancora: "Mi piacerebbe rimanere in Italia. La cosa che mi fa rabbia è che tanta gente che arriva ad avere un curriculum così, e non è da tutti suonare con Muti, in teatri importanti, non viene riconosciuto, l'amarezza mi fa pensare che sarei potuta rimanere a casa in tutti questi anni e adesso sarebbe la stessa cosa… Cosa dovrebbe cambiare? Non si decidono le priorità, si parla di disoccupazione e poi chiudono i teatri, si tagliano i fondi, è normale che le orchestre non sopravvivano, ne risente la musica, ne risente il paese. Però sembra che della qualità e della cultura non interessi a nessuno".

30 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views