Cosa vuol dire la parola "accollo"?
in foto: Cosa vuol dire la parola "accollo"?

Come definireste una persona appiccicosa, costantemente presente e molto poco discreta? Il dialetto romanesco ha trovato una parola molto eloquente per definire questo particolare tipo di personaggio rielaborando con fantasia un termine che poco ha a che fare con le relazioni interpersonali, divenuto famoso negli ultimi anni, e molto utilizzato soprattutto dai giovani: “accollo”. Ma qual è l’origine e il vero significato di questa parola che, lo vedremo, è molto diffusa anche in italiano?

L’accollo ultimamente è divenuto famoso non soltanto sui Social (un accollo virtuale spesso può essere molto più importuno e difficile da gestire di uno nella vita reale), ma anche nel mondo della letteratura per i più giovani: è stato merito del fumettista Zerocalcare se questa parola, dopo essere penetrata nel gergo giovanile romanesco, è uscita fuori dai confini dialettali per tornare ad essere usata anche dai non romani.

Ma cosa vuol dire “essere un accollo”? Niente di positivo, ovviamente. Quando a Roma una persona viene definita così vuol dire che si sta prendendo a riferimento la parte più fastidiosa, pedante e assillante del suo modo di fare: un uomo o una donna “che s’accollano” hanno la particolarità di attaccarsi a qualcuno ed essere sempre presente. Una vera scocciatura, insomma.

L’accollo in italiano

In realtà questa parola ormai propria dello slang giovanile è presente anche in italiano, con un significato diverso ma non molto distante dal … romanesco. La sua accezione nella lingua comune può essere molto diversa e variegata in base al contesto d’uso: il significato originario, ci spiega il vocabolario Treccani, è quello di “carico che grava sul collo delle bestie o sul davanti di un veicolo a due ruote”. Ma esso può variare: in architettura infatti si definisce accollo “la parte di una costruzione che sporge in fuori, che aggetta cioè dalla linea del muro, sostenuta da mensole o altro”, mentre in diritto indica l’assunzione volontaria di un onere o di un contratto.

Anche se poco usata in italiano in quanto appartenente soprattutto al linguaggio tecnico giuridico o architettonico, è possibile ipotizzare che il suo uso nel gergo giovanile romanesco derivi in gran parte dall’idea di “apporre un peso al collo”. Ma, anche se questo senso etimologico sembra il più immediato, moltissimi parlanti romaneschi assegnano all'accollo la derivazione di “appiccicarsi”, di “diventare come colla”. E cosa resta da fare se qualcuno s’accolla? I giovani romani consiglierebbero di “accannarlo”.