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20 Dicembre 2021
11:29

Elena Ferrante su Patrick Zaki: “Se penso a lui che legge vedo più la cella che i libri”

Elena Ferrante era una delle scrittrici che Patrick Zaki leggeva per trovare conforto. La scrittrice ha parlato dello studente egiziano, della forza e dei limiti della Letteratura.
A cura di Redazione Cultura
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In un'intervista a Repubblica Elena Ferrante ha parlato di Patrick Zaki, lo studente egiziano di stanza a Bologna che nei due anni di carcere ha trovato conforto nella lettura. E tra i libri che gli hanno tenuto compagnia, spiegava appena rilasciato ci sono anche quelli di Elena Ferrante. A E/O, l'editore della scrittrice napoletana famosa in tutto il mondo, interpellati da Fanpage.it si dicevano contenti che quell'opera gli fosse stata di conforto nelle lunghe ore passate in cella. Questa volta a parlare è proprio la scrittrice che si dice contenta ma spiega anche che "se penso a Zaki che legge, non riesco a prescindere dallo sfondo. Vedo la cella, con rabbia, non i libri".

Dopo la scarcerazione, a seguito di due anni di prigione, Zaki aveva raccontato, appunto, di aver trovato conforto in alcuni libri e autori: "Dostoevskij, Saramago. E poi L’amica geniale di Elena Ferrante. Il mio preferito, forse. I libri dell’Università invece erano più complicati da avere. Ho provato anche a scrivere qualche volta ma non sempre mi era permesso tenere il blocco". Ferrante non sa cosa la unisca agli altri due, è Zaki, spiega, a cui bisognerebbe chiedere  cosa l'ha portato a quel percorso di letture: "Sa molto più di me dei nessi che ha dovuto o saputo stabilire, per sopravvivere, tra testi distanti".

Ferrante poi fa una lettura più ampia del ruolo dei libri e della Letteratura che deve "costruire mondi dove il nostro realissimo caotico mondo di ogni giorno si riveli in tutte le sue fluttuazioni, anche quelle più impercettibili. Il compito di un romanzo è addestrare lo sguardo a vedere con attenzione, senza indifferenza", anche perché "La scrittura sprigiona mondi, voci, idee, emozioni" e "rende più forti, più resistenti" eppure, parlando sempre di Zaki "per quanto piacevole e intensa possa essere una lettura, l’obbrobrio della prigione — in Egitto, qui da noi, in ogni parte del mondo — resta". La chiosa è per i giovani come Zaki che "sanno leggere meglio di noi, scrivere meglio di noi, partecipare più generosamente di noi".

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