È morto Sonny Rollins, il gigante del sassofono aveva 95 anni: fu protagonista dell’era d’oro del jazz

Sonny Rollins è morto a 95 anni nella sua casa di Woodstock a New York. Rollins è stato una delle figure cardine – e mitiche – della storia del jazz mondiale, grazie alla sua tecnica e alla sua capacità di improvvisazione. Uno sperimentatore del sax che è nel pantheon con artisti del calibro di John Coltrane e Charlie Parker. Una vera e propria leggenda che ha inciso più di 60 album come band leader e ha vinto due Grammy Awards su sette nomination, e che ha tra i capolavori akbum come "Saxophone Colossus" (1957), "Way Out West" (1957), "A Night at the Village Vanguard" (1958) e "Freedom Suite" (1958) e "The Bridge" (1962).
A dare la notizia della morte del musicista è stata la sua portavoce Terri Hinte che all'Associated Press ha detto che negli ultimi due anni era stato perlopiù costretto a casa a causa di vari problemi di salute, pur non specificando i motivi che ne hanno causato la scomparsa. Rollins ha cominciato a suonare il pianoforte quando aveva sei anni ma, come spiegò lui stesso, non riuscì ad appassionarsi e così si diede al sassofono fin dall'età di 7-8 anni. Da bambino ascoltava tantissima musica in casa, anche perché sia il fratello che la sorella maggiore suonavano, è cresciuto ascoltando Fats Waller e Louis Jordan, poi si appassionò a Coleman Hawkins.
La sua carriera cominciò prestissimo e da adolescente suonava già con Thelonious Monk: "Lavoravo in un locale chiamato Club Barron's ad Harlem, e in qualche modo suonavo lì con un trio, mentre Monk suonava di fronte a me con il suo gruppo – spiegò Rollins in un'intervista -. Monk mi sentì suonare in quel periodo, e vide qualcosa in me che gli piacque, così in un certo senso mi prese sotto la sua ala protettrice. Poi iniziai ad andare a casa sua e a provare con le sue varie band". Era un ragazzo prodigio, a 25 anni era già rilevante in un mondo in cui il jazz vedeva crescere e formarsi alcuni degli artisti più grandi della storia: "Ho sempre voluto essere rilevante per la musica". Aveva suonato con Bud Powell, Charlie Parker, Miles Davis.
E per farlo ha attraversato anche lunghi periodi di silenzio. Nel 1959 scomparve all'improvviso, per due anni non si seppe molto di quello che stava facendo, come racconta Sam Reese nell'introduzione al libro del sassofonista "Taccuini" (pubblicato in Italia da Il Saggiatore): "Una volta concluso con successo un tour europeo nella prima metà del 1959, Rollins smise di registrare e di esibirsi in pubblico; si sarebbe rifatto vivo soltanto nel 1961 inoltrato. Agli ultimi sei mesi di quel suo ritiro risale la scoperta del giornalista jazz Ralph Berton: Rollins era totalmente immerso nello studio della musica".
Non soddisfatto di quello che sapeva – nonostante avesse pubblicato già "Saxophone Colossus" -, Rollins aveva passato ogni giorno a studiare lo strumento e si esibiva da solo anche per 15 ore di seguito sul ponte di Williamsburg. Decise di prendersi una seconda pausa tra il 1969 e il 1971 e da lì continuò a suonare dal vivo fino a 80 anni quando la fibrosi polmonare, un ispessimento e danneggiamento dei polmoni, lo costrinse infine al ritiro. Nel 1981 suonò anche il sax in "Tattoo You" dei Rolling Stones.
Rollins visse una vita da giovane talento e a 19 anni rischiò di gettare tutto al vento diventando dipendente dall'eroina, scontando anche due detenzioni e vivendo per strada a Chicago. Ma nel 1954 si fece ricoverare e si disintossicò e ricominciò una vita diversa fatta anche di enorme studio extramusicale. Oltre al suo capolavoro prima degli anni 60 pubblicò "Way Out West", "A Night at the Village Vanguard" e "Freedom Suite". Quando tornò dalla pausa abbracciò sempre più l'improvvisazione: erano gli anni del free jazz, mentre il bebop rallentava. Pubblicò la colonna sonora di Alfie, il film con Michael Caine, scoprì il buddismo, si prese la seconda pausa, ma ormai era già un colosso del jazz. I due Grammy Awards sono arrivati nel 2001 con "This is What I Do", come miglior album strumentale jazz e il secondo nel 2006 per il miglior assolo strumentale jazz con "Why Was I Born?", tratto dall'album "Without a Song: The 9/11 Concert", una registrazione dal vivo di un'esibizione a Boston appena quattro giorni dopo gli attentati dell'11 settembre.