“Praticare il silenzio”. È il ventiquattresimo passo che MariaGiovanna Luini, medico e scrittrice, suggerisce per affrontare un momento storico come quello che stiamo vivendo con l'emergenza coronavirus. Senologa allo IEO di Milano, dove per 16 anni ha assistito alla direzione scientifica il professor Umberto Veronesi, Master Reiki, operatrice energetica e autrice di numerose opere, la Luini ha da poco pubblicato il saggio “La via della cura – Ventitré passi per superare le prove della vita e ritrovare l’equilibrio” edito da Mondadori. “Praticare il silenzio non vuol dire che dobbiamo sconnetterci tra di noi. Ma ormai sappiamo cosa fare, ci hanno spiegato in quale modo va fermata la diffusione del coronavirus. Non dobbiamo metterlo in discussione. E allora dentro di noi, nelle nostre case, con i nostri amici, sui social sarebbe meglio parlare d’altro e smetterla di costruire ipotesi e alimentare la paura”.

Ne “La via della cura”, un percorso a tappe per superare e affrontare il dolore, parla di un guaritore nascosto, presente in ognuno di noi, indispensabile per affrontare i momenti più difficili.

Io l’ho chiamato guaritore, anche se rischia di sembrare un po’ enfatico, alcuni lo chiamano istinto, altri sesto senso oppure intuito. In ognuno di noi esiste una voce molto saggia e per niente razionale che, soprattutto nei momenti di crisi, ma non solo, esce fuori. È qualcosa che ha a che fare con l’inconscio, è una parte di noi che ci conosce davvero. Una sorta di gps, di guida, ed è fondamentale quando dobbiamo affrontare un momento di crisi, di cambiamento come può essere una malattia o un dolore. E tutti dovremmo lavorare per portarlo alla luce: ogni volta che sentiamo qualcosa che non va, quando ci sentiamo a disagio, quando abbiamo una decisione difficile da prendere, quell’istinto, quel sesto senso, ci può aiutare a venirne fuori.

E in quale modo questo sesto senso ci può aiutare ad affrontare un’emergenza come quella che stiamo vivendo?

Il guaritore è una voce di conservazione, tende sempre a preservare e mai a distruggere. E in questo momento, in cui c’è un virus e fa paura e il contagio è un rischio con cui ci troviamo a dover fare in conti, tutti i nostri guaritori potrebbero risuonare insieme per creare un’onda emotiva e istintiva fatta di comportamenti protettivi. L’onda emotiva può essere guaritrice o distruttrice, se ci lasciamo sopraffare dalla paura, ma ricordiamo che l’istinto ci porta alla conservazione nostra e quindi anche degli altri.

La paura, che sta affollando gli animi di tante persone in questo periodo, può essere una nemica? Perché?

In sé la paura, per il modo in cui esiste in noi, è preziosissima, perché se non la provassimo non metteremmo in atto dei meccanismi di sopravvivenza e di sicurezza. È un allarme, un avvertimento. Ma quando la paura diventa cronica, si perde il valore del segnale per loro stessi e per chi gli sta intorno. Altre persone invece la esorcizzano, la ignorano e, credendosi invincibili, mettono in atto dei comportamenti pericolosi per sé e per gli altri.

E quando leggiamo notizie come l’aumento esponenziale di contagi, la paura può trasformarsi in panico collettivo. Cosa succede?

Quando la paura si trasforma e diventa terrore e angoscia collettiva, quando la paura genera altra paura, non è più utile. Rimbalza fino a diventare un’onda emotiva negativa, che ha due ricadute molto gravi: sull’economia e sul sistema immunitario. Il nostro sistema immunitario infatti risponde alle emozioni, lo ha sempre sostenuto Rita Levi Montalcini, esiste anche come reazione organica. Quando proviamo paura produciamo delle sostanze che interagiscono tra loro e hanno ricadute anche sui nostri organi.

Dalla sua esperienza di senologa ha imparato l’importanza delle parole. Nel libro racconta che prima di pronunciare una diagnosi che potrebbe essere definitiva per il paziente, aspetta sempre dieci secondi. “Regalo quei secondi al prima, che sta per svanire”.

Le parole sono fondamentali e altrettanto importante è il modo, il tempo, il tono con cui vengono dette. La storia che racconto nel libro della mia amica Chicca è esemplare. Nonostante fosse consapevole di avere una malattia senza scampo, sono state le parole brutali di un medico a toglierle definitivamente ogni fiamma di vita e a farla andare via due giorni dopo questo colloquio. Le parole sono dei pacchetti di energia, come dei proiettili: dobbiamo stare sempre attenti a scegliere velocità e impatto per stabilire l’energia che vogliamo abbiano sulle persone a cui ci rivolgiamo.

E quando bisogna parlare a un'intera popolazione per spiegargli la necessità di dover ricorrere a misure precauzionali rigorose e inedite, come si fa a calibrare l’energia e il tono con cui rivolgersi?

Gli italiani, sono un popolo mediterraneo, particolarmente emotivo rispetto ad altri. E l’impatto è sempre molto forte. La politica non è il mio campo, ma credo che comunicare certe cose richiederebbe un’esperienza e una preparazione e anche un allenamento emotivo di una certa portata. Non ho invidiato la posizione di Conte e degli altri politici. Nel mio piccolo quando devo dare delle notizie studio il tono, le parole e coinvolgo immediatamente il paziente nella cooperazione per arrivare alla soluzione di problema. Ma quando si parla a un popolo è difficile trovare delle parole che siano giuste per tutti.

Oltre ai ventitré passi nel suo libro ci sono anche degli esercizi per affrontare il dolore. Come un esercizio di autocura per cui servono farina, acqua e energia nelle braccia.

Quando facciamo una cosa con le mani, una qualunque, su cui siamo abbastanza concentrati, è impossibile che il nostro cervello si avviti su un pensiero. È impossibile impastare ed entrare nell’ossessione mentale. Questo esercizio serve proprio a allontanare il dolore e il pensiero del dolore. Molte situazioni depressive migliorano proprio grazie al lavoro manuale.

E un esercizio che potremmo fare per superare questi giorni di isolamento?

Prendiamo dei giornali, ritagliamo quello che ci piace, quello che in qualche modo può rappresentare la nostra vita futura e creiamo una sorta di collage, di cartellone, una lavagna visuale. E guardiamolo ogni giorno, aggiungendo sempre un’immagine in più, un commento o un pensiero, magari se siamo bravi possiamo anche disegnare. Le immagini vanno nell’inconscio più delle parole. E questo grande foglio diventerà il modo per visualizzare la nostra vita futura, una vita ricca e sana e a far nascere delle emozioni positive.