È morto Antonio De Simone, l’archeologo che ha trasmesso ad Alberto Angela la passione per l’antica Roma
È morto a 78 anni Antonio De Simone, uno dei punti di riferimento per l'archeologia dell'area vesuviana. Studioso di fama mondiale, è stato il maestro di Alberto Angela a cui consegnò la laurea honoris causa in Archeologia all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove è stato docente, svolgendo attività di ricerca e divulgazione che hanno contribuito alla conoscenza degli insediamenti romani della Campania. Se Pompei ed Ercolano sono il volto più noto dell'archeologia vesuviana, la storia non si ferma alle città sepolte dall'eruzione del 79 d.C. ma la storia del territorio è molto più ampia.
De Simone ha contribuito a ricostruire ciò che è accaduto dopo, riportando al centro dell'attenzione insediamenti e luoghi meno conosciuti, così da costruire una mappa più ampia della storia della regione e del paese. Uno degli esempi più significativi, per esempio, è stato il lavoro svolto a Villa Augustea di Somma Vesuviana, cominciato nel 2002 insieme a una missione archeologica giapponese. Il lavoro di De Simone mostra come dopo la catastrofe il territorio si sia trasformato ed è grazie al suo impegno che sono stati riportati alla luce storie meno conosciute. Non è un caso che fosse una presenza fissa nelle trasmissioni di Alberto Angela, che lo voleva sempre con sé nei servizi fatti nell'ambito dell'archeologia vesuviana.
L'ultima apparizione insieme risale a una puntata di Noos che trattava il restauro del celebre mosaico della battaglia di Isso, rinvenuto a Pompei e oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Angela lo presentò così: "Noi abbiamo una conoscenza trentennale, abbiamo fatto tanti servizi insieme ed è un onore averti qua". In quell'occasione, De Simone spiegò: "Bisogna avere coscienza che noi archeologi contribuiamo al recupero della memoria storica: un’attività del genere richiede molto impegno, ma richiede anche molta umiltà nel riconoscere la lezione dei tanti maestri che ci hanno preceduto".

Proprio il divulgatore scientifico lo ha voluto ricordare con un lungo post sui social in cui racconta la loro lunga amicizia che durava da 30 anni: "Ci siamo conosciuti nel 1994 quando, per la prima volta, ho realizzato un servizio per SuperQuark su Pompei. Lui era lì, a raccontarmi il mondo dei romani, la vita di quelle persone scomparse in quella tragedia tremenda. Lo faceva unendo la ricerca storica alla passione che solo chi ama profondamente quello che fa è in grado di trasmetterti". È a lui che deve la sua passione per l'antica Roma: "Conserverò sempre nel mio cuore i tanti momenti passati insieme tra gli scavi e nella vita privata (…). Ciao Antonio, amico caro, lasci un vuoto immenso".
Il suo interesse per il territorio, comunque, non si fermava a Somma Vesuviana. De Simone, infatti, si è occupato anche degli insediamenti antichi dell’area vesuviana e degli scavi di Pollena Trocchia, contribuendo agli studi sulle trasformazioni che interessarono questi luoghi tra l’età romana e il Medioevo.
In un'intervista a Il Mediano disse: "Quello che stiamo scavando principalmente ci permette di ricostruire quel passaggio dal mondo antico al Medioevo i cui anelli della catena mancavano, e sono quelli che stanno venendo fuori. Le costruzioni ritrovate occupano un arco cronologico di cui non avevamo conoscenza, costruzioni databili ai primi decenni del II secolo dopo Cristo, e mentre a Pollena nelle fondazioni noi troviamo segni di costruzioni precedenti il ’79, a Somma non ancora". I funerali si terranno domani mattina alle 10 a Somma Vesuviana, presso la parrocchia di Sant'Antonio.