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OPINIONI

Achille Lauro raccoglie l’eredità di Antonello Venditti all’Olimpico: due generazioni, una sola Roma

Achille Lauro e Antonello Venditti allo Stadio Olimpico: il duetto su “Notte prima degli esami” e “Che tesoro che sei” unisce due generazioni del pop romano. E segna un passaggio di eredità.
Achille Lauro e Antonello Venditti, 2026
Achille Lauro e Antonello Venditti, 2026

C'è un momento idilliaco nell'esordio in uno stadio, quello di casa, per Achille Lauro: un passaggio inedito della scaletta da oltre 20 brani allo stadio Olimpico di Roma, che assume più significati. Infatti, l'arrivo sul palco di Antonello Venditti viene descritto come "un sogno realizzato" da Lauro, con i due che si esibiscono prima in "Che tesoro che sei". La canzone, pubblicata nel 1999 da Venditti in "Goodbye Novecento" sarà la prima collaborazione tra i due artisti, e uscirà nelle prossime ore. Poi i due si lasciano andare a un classico: Achille Lauro sembra quasi spostarsi, fare spazio al pianoforte con cui Venditti si prende il palco, intonando "Notte prima degli esami".

@robertosali4

Antonello Venditti ospite di Achille Lauro allo Stadio Olimpico il 10/6/2026

♬ audio originale – Roberto Sali

L'immagine di Lauro che affianca lo storico cantautore romano, intonando i cori del brano, è anche lo spunto non solo per descrivere il legame, quanto mai attuale, tra presente e passato del cantautorato romano. Due figure che hanno riproposto immaginari diversi nella loro carriera musicale, trovando però un punto d'incontro nell'iconografia romana. Lo si può osservare anche nel racconto visivo del concerto di Lauro, che attraverso il simbolismo biblico, dal paradiso terrestre al diavolo tentatore raffigurato come un serpente, ricostruisce l'atto della purificazione citando "La dolce vita" di Fellini.

Due mondi, quelli di Achille Lauro e Venditti, che all'inizio delle rispettive carriere raccontavano, con urgenza, il senso di rottura, anche e soprattutto sociale. Da una parte, il legame con la matrice rap di Lauro e la descrizione di un nichilismo urbano che ha generato non pochi problemi di decodificazione del proprio linguaggio durante il suo approdo al mainstream al Festival di Sanremo 2019. Dall'altra, il senso di sdegno e protesta, legato anche ai movimenti giovanili, con cui Venditti ha raccontato la disillusione degli anni '70 nei confronti della società borghese, soprattutto romana, con brani come "Sora Rosa". E in questo senso, negli ultimi anni, Achille Lauro sembra aver trovato una sua nuova dimensione nell'ecosistema ballad, come sottolinea Federico Pucci.

Più che un passaggio di consegne, è l'ennesima prova di quanto Achille Lauro stia omaggiando un mondo, quello pop italiano, che probabilmente, in futuro, farà lo stesso con le sue hit. E non è la prima volta che accade: l'esempio più recente, sulle note di "16 marzo" con Laura Pausini, riprendendo la versione inedita contenuta in "1969". Oppure con "Sei bellissima" con Loredana Berté a Sanremo 2022: un citazionismo che ha ridefinito i parametri, anche per il pubblico di Achille Lauro. E quello che è avvenuto allo stadio Olimpico di Roma sembra una nuova tappa del suo percorso, con l'annuncio del sold-out per l'appuntamento nel 2027 che incomincia a scandire, se ancora ce ne fosse bisogno, l'impatto sul pubblico italiano del cantante.

Adesso, più che mai, la figura da cantautore sembra coincidere con la moltitudine musicale di Achille Lauro. Adesso, più che mai, il riconoscimento che avviene da parte del pubblico più fedele si lega indissolubilmente alle ballad, in cui intervengono sentimenti contrastanti. Non c'è ancora lo spazio per capire se questa strada, quella pop, sarà l'ultima nella carriera da trasformista di Achille Lauro. C'è però il tempo, almeno per una notte, di fotografare il passato e il presente del pop romano, immortalati con "Che tesoro che sei" e "Notte prima degli esami".

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Giornalista professionista dal 2022. Editor dell’area Musica e Cultura di Fanpage.it da settembre 2020. Ha collaborato con quotidiani come La Stampa e portali web come Footbola. Ha frequentato tra il 2018 e il 2020 il Master in Giornalismo Giorgio Bocca dell’Università di Torino. 
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