Dopo il caso del licenziamento di una donna, madre separata di due figli piccoli, lavoratrice dell’Ikea di Corsico, l’azienda svedese torna al centro della polemica per un nuovo caso di allontanamento di un suo dipendente. Questa volta è successo nella sede di Bari, dove Claudio, padre di due bambini piccoli, è stato licenziato in tronco. A denunciare quanto avvenuto è il sindacato Uiltucs, che ha spiegato il motivo che ha portato a questa decisione da parte dell’azienda: il lavoratore si sarebbe trattenuto troppo in pausa, precisamente “cinque minuti più del dovuto”. Una motivazione ritenuta “assurda” dallo stesso sindacato che definisce il provvedimento “eccessivo e sproporzionato”.

L’uomo licenziato è un monoreddito padre di due bambini piccoli che è stato allontanato dopo 11 anni di lavoro per Ikea. Claudio infatti lavorava nella sede Ikea di Bari sin dal giorno della sua apertura. “Anche a Claudio, come alla mamma lavoratrice di Milano, va tutto il sostegno della Uiltucs”, spiega Ivana Veronese, segretaria nazionale dell'Unione italiana dei lavoratori dei settori turismo, commercio e servizi, che segue a livello nazionale le trattative con Ikea.

La vicenda della donna licenziata nel milanese ha portato alla proclamazione di uno sciopero di assemblee unitarie. Allo stesso modo, Uiltucs sostiene che il licenziamento di Claudio è “illegittimo e vergognoso”. “Entrambi i casi sono sintomatici di una situazione difficilmente sostenibile, in Ikea, che si sta aggravando sempre di più in un clima molto pesante che si respira nell’azienda”, dichiara ancora Veronese.

Uiltucs ha lanciato da circa dieci giorni una campagna dal nome #CambiaIkea, avviando una petizione che ha raccolto “25mila firme web e migliaia cartacee in una settimana per un risultato che supera ogni migliore aspettativa”. La mobilitazione è nata dopo l’inasprimento dei rapporti sindacali e in seguito a decisioni “unilaterali e non condivise da parte di Ikea, prepotenze su cambi di mansioni, variazioni di turni e orari, lavori part time con poche ore e conseguenti miseri stipendi, l'assenza da anni di contratto nazionale e non solo”.

Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia, spiega inoltre che l’azienda non avrebbe “avanzato tutte le contestazioni appena avvenivano i presunti ritardi nel rientro in servizio dalla pausa, ma ha atteso di sommarle”. “Per questo – spiega ancora – per noi è un licenziamento senza dubbio illegittimo e sarà impugnato a livello legale”.